RAFFAELLA CURIEL/ “Sono una stilista battagliera e sostenitrice delle donne”

- Dario D'Angelo

Raffaella Curiel, la stilista di cui si racconta la storia a “Made in Italy”, la serie di Canale 5 che ripercorre la nascita della grande moda a Milano.

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Tra le grandi protagonisti di “Made in Italy“, la serie in onda su Canale 5 che racconta la nascita della moda a Milano, c’è sicuramente Raffaella Curiel. Disegnatrice di abiti e tailleur indossati da personaggi del calibro di Margaret Thatcher e Hillary Clinton, la stilista originaria di Gardone Riviera interpretata nel film da Nicoletta Romanoff, prima della messa in onda ha parlato con “TV Sorrisi e Canzoni” raccontando il suo punto di vista sugli anni Settanta raccontati da Made in Italy: “Milano era città di grande cultura: dovunque si andasse tra il quartiere di Brera e il centro storico si incrociavano persone come il registra teatrale Giorgio Strehler, il poeta Eugenio Montale e il giornalista Indro Montanelli. In questo spirito abbiamo iniziato. Abbiamo fatto grandi sacrifici ma senza accorgercene, la mentalità era di lavorare sempre, un po’ per amore un po’ per dovere, con allegria“.

Raffaella Curiel detta “Lella” ha continuato: “Ogni mattina arrivava a Milano il giornale quotidiano “Wwd” che si occupava solo di moda. Proponeva i lavori di tutti gli stilisti americani e noi creativi, ognuno con il proprio stile, ci abbiamo provato. E siamo cresciuti“.

RAFFAELLA CURIEL: “DA STILISTA SONO UNA SOSTENITRICE DELLE DONNE”

Raffaella Curiel ha confermato che il capostipite tra gli stilisti fu Walter Albini: “Lui lo fu davvero, il primo. Era il più grande. Raramente ho conosciuto persone così amabili, di tale sensibilità, dolcezza e intelligenza. Walter era una fucina di idee e aveva un cuore unico“. Di certo c’è che quella fu un’epopea straordinaria: “Non sapevamo che stessimo facendo una cosa nuova e rivoluzionaria. Ci vedevamo, ci scambiavamo pareri, ci invitavamo reciprocamente alle sfilate. Eravamo tutti molto uniti, era un’epoca di novità, piena di entusiasmo. Io ero figlia d’arte, visto che mia madre, Gigliola Curiel, faceva altissima sartoria. Lei è mancata nel 1969 e io l’anno successivo ho iniziato in due piccole stanze in centro, in via Matteotti: c’era spazio anche per me, come per tutti coloro che amavano questo lavoro e lo sapevano fare“.

La Curiel ha ribadito poi il suo essere una “sostenitrice delle donne” per come viene raccontato nella serie: “Sono una battagliera, sì. Parlando di moda, come diceva Valentino: “È importante che una donna abbia rispetto di se stessa per diventare più forte”. Credo che il ruolo dello stilista sia quello di percepire che cosa ogni cliente voglia o non voglia essere, che cosa desideri comunicare anche solo con un abito“.

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