RAGE AGAINST THE MACHINE/ Video, i curdi in guerra con le canzoni di Tom Morello

- Paolo Vites

Le canzoni del gruppo americano Rage Against the Machine usate dai soldati curdi in battaglia

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Donna curda manifesta per il Kurdistan indipendente ad Afrin (LaPresse)

La musica rock fa parte dell’immaginario della guerra da tempo. Non sempre per buoni motivi. Gli americani ad esempio l’hanno usata spesso come strumento di tortura, sparando a tutto volume brani di musicisti heavy metal, quelli che fanno “rock pesante”, martellante e rumoroso all’eccesso, nelle celle dei prigionieri iracheni o sospettati di far parte di al Qaeda, suonandola per ore senza interruzione. Gli stessi soldati americani, per caricarsi di adrenalina e darsi coraggio, andavano all’attacco dell’esercito di Saddam Hussein con nei caschi cuffiette che trasmettevano i Metallica e altri gruppi hard rock, un sistema tribale per farsi coraggio. Ma c’è chi la usa come inno patriottico. Sono i curdi, le vittime del tentativo di pulizia etnica cominciato da Erdogan, che usano brani del gruppo rock, oggi non più esistente, più politicamente schierato d’America, i Rage Against the Machine mentre si muovono verso la città di Serenkaniye, dove infuriano i bombardamenti turchi. Un video che testimonia tutto questo è stato postato dall’ex batterista del gruppo americano, Brad Wilk, in cui si ascolta il brano Down Rodeo a tutto volume uscire dai mezzi dei curdi.

LA “RABBIA” ROCK DEI MILIZIANI CURDI

“Le milizie curdo anarco-comuniste guidano verso il fronte per combattere l’invasione turca facendo esplodere la “Rabbia” (gioco di parole per far riferimento al nome della sua ex band). I rinforzi del SDF (Forze Democratiche Siriane) guidano verso la città di Serekaniye ascoltando a tutto volume i Rage Against the Machine. I risultati sono incoraggianti: il fascismo turco sarà schiacciato, Erdogan cadrà!” ha scritto Wilk. Il video ha ottenuto migliaia di visualizzazioni e di condivisioni, commentato positivamente da altri musicisti rock americani come il batterista dei Pear Jam Matt Cameron e lo stesso ex chitarrista dei Rage, Tom Morello, famoso per esibirsi con una chitarra sul cui retro spicca la scritta “F*** Trump”. E a proposito di Tom Morello, fece scalpore qualche tempo fa la sua risposta a un post pubblicato sul suo profilo: “Ecco un altro musicista di successo che diventa esperto di politica”. Al che Morello, con la classe e l’arguzia che lo distingue, rispose che “Non serve essere laureato con lode in scienze politiche all’università di Harvard per rendersi conto della natura disumana e senza etica dell’amministrazione Trump. Ma il caso vuole che io sia laureato con lode in scienze politiche all’università di Harvard, quindi posso confermartelo”. Anche Wilk ha subito critiche, a cui ha risposto: “Non sono solo orgoglioso di loro (riferito ai miliziani curdi). Sono semplicemente onorato”. E a proposito di gruppi rock impegnati a sostenere minoranze vittime di genocidio, vale la pena ricordare i System of a Down, gruppo americano composto da discendenti armeni, che ha spesso cantato il genocidio de loro popolo, commesso, anche questo, dai turchi.



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