L'IDF intensifica gli attacchi contro Hezbollah nel Sud Libano per allontanare i residenti, prendersi il territorio e allargare i confini
Avvisi alla popolazione per evacuare le case vicino a obiettivi militari e poi attacchi in una serie di centri abitati del sud del Libano. Israele ha ripreso alla grande le operazioni militari nel Paese. In realtà, spiega Vincenzo Giallongo, generale dei Carabinieri con missioni in Iraq, Albania, Kuwait e Kosovo, non le aveva mai smesse, ma stavolta le ha riprese con maggiore intensità rispetto al solito.
Colpendo, secondo l’IDF, postazioni di Hezbollah, perché il Partito di Dio, nonostante le promesse, non vuole disarmare. Ma prendendo di mira anche le attività economiche dei villaggi, segno che in realtà gli israeliani vogliono impedire ai libanesi della zona di rimanere nelle loro case. Il vero obiettivo, infatti, è quello del Grande Israele, che si realizza anche prendendosi una parte del territorio libanese.
Raid nel sud del Paese a Toura, nel distretto di Tiro, Aita el-Jabal e Tayr Debba, Taybeh, Zaoutar el-Charkiyé, nel distretto di Nabatiyé, Kfar Dounine: gli israeliani hanno continuato ad attaccare anche dopo l’annuncio del cessate il fuoco nove mesi fa, ma stavolta le operazioni sono state più intense del solito. In Libano ricomincia la guerra?
Gli israeliani ritengono che in quell’area ci siano ancora sacche di resistenti che si oppongono all’armistizio, e giustificano le loro azioni dicendo che vengono prese di mira basi di Hezbollah. Intanto, però, hanno ristabilito il 100 per cento della loro attività operativa. La verità è che Trump a Gaza ha promosso un accordo quasi esclusivamente per favorire il suo socio israeliano. Certo, ha proposto il cessate il fuoco ponendo come condizione la liberazione degli ostaggi in cambio della fine dei bombardamenti e della liberazione di prigionieri palestinesi. E detto così sembra un piano equo. In realtà non è così.
Perché?
Perché Israele ha ottenuto quello che voleva, restituendo detenuti che può anche colpire il giorno dopo la loro liberazione, ma guadagnando in realtà soprattutto il tempo per fermarsi, far riposare le truppe, riorganizzarsi e pensare a come impiegare i soldati anche su altri fronti, come il Libano. Netanyahu ha pensato che se non fossero stati restituiti gli ostaggi avrebbe avuto il motivo per riprendere a combattere, ma che avrebbe potuto farlo comunque una volta tornate a casa le persone sequestrate il 7 Ottobre.
Quindi quali sono i programmi di Israele?
Sistemare la pratica Hezbollah e continuare le operazioni in Cisgiordania. La West Bank è un quinto del territorio di Israele ed è una zona strategica perché si trova nel centro-nord del Paese.
Tornando al Libano, invece, il vero obiettivo qual è?

È prendersi una parte del Libano perché fa parte del progetto del Grande Israele. Questo vuole l’attuale governo di destra. Vuole prendersi la parte di territorio che è stata a lungo nelle mani di Hezbollah, partendo dalla considerazione che c’è bisogno di “spazio vitale”.
I residenti nelle zone colpite spiegano che in realtà le bombe sono cadute anche su siti industriali e che gli israeliani lo fanno perché vogliono costringere la gente ad andare via. Dunque l’obiettivo non è solo Hezbollah? Si vuole realizzare una zona cuscinetto al confine fra i due Paesi?
Hezbollah in quei luoghi c’è sicuramente, ma gli israeliani ne approfittano per colpire anche le attività commerciali e mettere la gente nella condizione di andarsene. È una strategia che hanno seguito anche in altre occasioni. Credo che influisca anche l’antisemitismo che si sta diffondendo e che porta gli ebrei a venire in Israele per sentirsi più sicuri. Anche per questo hanno bisogno di allargare i confini. Penso che alla fine la Cisgiordania sarà tutta degli israeliani, che si prenderanno una parte del Libano e che si terranno quello che hanno occupato attualmente nella Striscia di Gaza.
Gli americani non si opporranno a questo piano?
Assolutamente no. Finora hanno fatto il gioco degli israeliani, imponendo un cessate il fuoco con condizioni favorevoli a Tel Aviv. A Israele faceva gioco l’intesa perché permetteva di riottenere gli ostaggi, per il resto, appunto, aveva sempre la possibilità di riprendere a bombardare.
(Paolo Rossetti)
— — — —
Abbiamo bisogno del tuo contributo per continuare a fornirti una informazione di qualità e indipendente.
