Rapporti umani “malati di Covid”/ Gli “Zoombie” e l’empatia da non perdere mai

- Mauro Mantegazza

Rapporti umani “malati di Covid”: gli “Zoombie” e l’empatia da non perdere mai tra videoconferenze, chat e videochiamate…

rapporti umani Coronavirus
LaPresse
Pubblicità

I rapporti umani ridotti a videochiamate e chat sono una delle caratteristiche della quarantena da Coronavirus che deve finire al più presto: il Financial Times chiama alla riscossa gli “Zoombies” (gioco di parole tra l’applicazione Zoom e gli zombie) che non vedono l’ora di tornare ai rapporti umani faccia a faccia, di persona. Per primo lo stesso autore dell’articolo si descrive come esausto e consumato da lavoro e rapporti umani in videoconferenza: il rischio è appunto quello di trasformarsi in Zoombie.

Il rischio vale un po’ per tutti, ma forse soprattutto per gli insegnanti, categoria per la quale il rapporto personale con i ragazzi è fondamentale e limitarlo alle interazioni tramite uno schermo può essere frustrante. Meglio che niente, potremmo dire, ma si tratta di una situazione che può andare bene al culmine della crisi, non però per lunghi periodi.

I rischi sono molteplici: ad esempio, trasformare la casa e la famiglia in luoghi di lavoro. Con il passare del tempo, prevalgono la stanchezza e il desiderio per quello che eravamo prima. In alcuni casi, si può addirittura provare dolore: poter vedere solo on-line familiari, amici e colleghi può davvero essere fonte di dolore. Strumenti che ci sembravano fantastici ora palesano tutta la loro insufficienza, se il rapporto umano è affidato completamente a loro.

Pubblicità

RAPPORTI UMANI: EMPATIA DA NON PERDERE DAVANTI ALLO SCHERMO

Questa pandemia di Coronavirus ci richiederebbe di essere più umani e solidali, ad esempio con persone che abbiano avuto lutti o almeno malati in famiglia, oppure sono in difficoltà economiche o hanno perso il lavoro: ma come si fa ad essere empatici attraverso uno schermo? Insomma, il mondo digitale è una eccellente risorsa, ma non può essere l’unica soluzione, a maggior ragione se è stata imposta forzatamente in una situazione così critica, in particolare per tutti quei lavori o situazioni di vita in cui il rapporto umano è fondamentale (abbiamo visto il caso dei professori).

Molti di noi sta “lavorando con gli occhi bendati due volte”, per ciò che abbiamo perso e ciò che non abbiamo ancora imparato. Le riunioni con Zoom o simili sono tentativi di ristabilire una connessione umana con qualcuno che ci interessa, perso però magari fra decine di altri partecipanti. Come gli zombie, anche gli Zoombie sono “non completamente umani”.

Pubblicità

Se vogliamo rimanere umani mentre siamo in isolamento, dobbiamo imparare a riconoscere e fare spazio all’assenza. Quindi, paradossalmente, saremo veramente presenti, se sapremo superare la finzione. Ad esempio, una telefonata “classica” può essere più intima di una videochiamata, perché ci lascia ricordare e immaginare l’un l’altro.

© RIPRODUZIONE RISERVATA

Pubblicità