Rdc, Alessandrucci: “Cultura del non lavoro”/ Crosetto: “Imprenditori devono pagare”

- Chiara Ferrara

L’esperta di lavoro Emilia Alessandrucci, il politico Guido Corsetto ed il giornalista Fabio Dragoni de La Verità dibattono sul reddito di cittadinanza

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Dibattito sul tema del reddito di cittadinanza nel corso della puntata odierna di Morning News: a partecipare l’esperta di lavoro Emilia Alessandrucci, il politico Guido Corsetto ed il giornalista Fabio Dragoni de La Verità.

La presidentessa del COLAP nazionale, da parte sua, ha criticato aspramente la gestione del rdc da parte del Governo: “Non funziona che abbiano mischiato nello stesso calderone persone che non possono lavorare – e per cui hanno bisogno di un reddito di sussistenza – e persone che sono in cerca di un lavoro”, ha detto. I poveri, dunque, non vanno lasciati indietro, ma è necessario mettere in atto alcune distinzioni tra politiche attive e passive. “Il reddito di cittadinanza doveva essere una politica attiva, ma non ha funzionato. Si doveva ampliare il fondo del reddito di sussistenza come politica passiva e successivamente dedicarsi ad una politica attiva”. Da qui la nascita di una “cultura del non lavoro”. “È più conveniente rimanere a casa piuttosto che guadagnare 700 euro per un part-time”.

Rdc, Alessandrucci: “Cultura del non lavoro”. Il parere di Crosetto

Il politico Guido Crosetto, nel corso del suo intervento a Morning News sul reddito di cittadinanza, ha condiviso il parere di Emilia Alessandrucci. “Se si guadagna di più o la stessa cifra — ma anche 100 euro in meno — stando a casa senza lavorare, è difficile pensare che ci siano persone che scelgono il sacrificio. Il
reddito di cittadinanza come strumento di lotta alla povertà poteva andare bene, ma tanto valeva a quel punto utilizzare il reddito di sussistenza con più fondi”, ha detto.

Allo stesso tempo, tuttavia, ha voluto mettere in luce un altro aspetto, ovvero quello relativo alle offerte di lavoro da parte degli imprenditori, che spesso non pagano adeguatamente. “Il problema non è il part-time a 700 euro, ma che c’è gente che offre 500-600 euro per impieghi senza limiti di orario”. I cambiamenti alla misura, dunque, sono inevitabili. Da un lato, ha detto, “abbiamo bisogno di eliminare il rdc per la parte della politica attiva sul lavoro perché fa schifo, lasciando la misura con il suo nome così facciamo contento il M5S e la loro lotta alla povertà”. Dall’altro lato, tuttavia, affinché il meccanismo non si inceppi, “dobbiamo istituire un sistema di controlli che faccia sì che il lavoro venga retribuito in modo giusto e che le persone, nemmeno al primo impiego, vengano sfruttate”. Inoltre, è indispensabile che il costo del lavoro venga adeguato a quello dei paesi esteri come Germania e Svizzera.

Rdc, Alessandrucci: “Cultura del non lavoro”. La risposta di Dragoni

Dati alla mano, anche il giornalista Fabio Dragoni ha voluto dire la sua in merito al reddito di cittadinanza. “In Italia ci sono 23 milioni di persone che lavorano e 5 milioni di persone che non lavorano ma vorrebbero lavorare. La situazione è la stessa del 2008, quando il Paese era nel pieno del suo splendore”. Le differenze tra i due periodi, tuttavia, sono rilevanti. “Ogni trimestre si lavorano 10 miliardi di ore, mentre nel 2018 erano 12 miliardi. Ci sono tante persone che cercano lavoro e quelle che lavorano vorrebbero lavorare di più. Il risultato è che si guadagna di meno e stanno tutti peggio”.

Il ruolo del reddito di cittadinanza, dunque, non sarebbe dovuto essere quello di dare sussistenza, bensì lavoro. “Uno Stato che paga fino a 700 euro una persona per non fare nulla, dovrebbe pagarne 1200 per fargli pitturare una scuola. Una proposta di buon senso che faccio è di dare ad ogni percettore del reddito di cittadinanza 28 assegni da oltre 1000 euro, equivalenti di due anni di lavoro, ma facendoli incassare al datore di lavoro che lo assume”, ha concluso.

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