Rebate Ue, cosa sono/ E perché Conte li usa come “merce di scambio” per Recovery Fund

- Silvana Palazzo

Rebate Ue, cosa sono e perché sono importanti per Giuseppe Conte: il premier italiano li usa come “merce di scambio” per ottenere un’apertura sul Recovery Fund dai frugali

Ue Borrell Coronavirus Recovery fund
La sede della Commissione Ue a Bruxelles (Lapresse)

Resa dei conti al Consiglio Ue: il rischio è di veti incrociati su bilancio e aiuti per la ripresa. Ogni capo di governo ha un’arma di trattativa per minacciare di colpire i partner titubanti. I “rebate” sono una di queste. Austria, Danimarca, Olanda e Svezia, ad esempio, non intendono rinunciarci. Ma cosa sono? Sono “sconti” su quanto versato a Bruxelles in proporzione al Pil. Si tratta di un privilegio condiviso con la Germania, ottenuto in passato facendo leva sul fatto che ricevevano una quota di fondi troppo inferiore rispetto ai contributi versati nella cosiddetta “cassa comune”. Considerando che l’accordo sul bilancio pluriennale dell’Ue per il periodo 2021-27 deve essere unanime, il premier Giuseppe Conte ha in più occasioni lasciato intendere la possibilità di porre il veto sui rubate per convincerli a cedere sul Recovery Fund, il capitolo cruciale per l’Italia. Parliamo per la sola Olanda di sconti che valgono 1,5 miliardi di euro l’anno. Ne ha parlato anche in Parlamento.

REBATE UE, COSA SONO E PERCHÉ CONTANO PER RECOVERY FUND

«Nella discussione sul bilancio figureranno anche privilegi, i cosiddetti “rebate”, per pochi Stati Membri che, fin dal negoziato precedente alla crisi da Covid-19, abbiamo definito anacronistici», aveva dichiarato il premier Giuseppe Conte nelle scorse settimane. Consapevole dell’importanza che hanno per alcuni Stati Membri, il presidente del Consiglio italiano vuole “usarli” per ottenere apertura e flessibilità sul Next Generation EU. «Una difesa dei privilegi unita ad una chiusura su Next Generation EU risulterebbe inspiegabile», aveva aggiunto conto. Chi beneficia dei rebate, privilegi che furono concessi alla Gran Bretagna di Margaret Tatcher (che aveva un Pil pro capite inferiore a quello medio della Cee di allora) e che sono rimasti a disposizione degli Stati che sfruttano meno i fondi Ue, non possono pensare di mantenerli e poi remare contro il Recovery Fund. D’altra parte, quella sui rebate è però una battaglia che appare finita, visto che la stessa Commissione Ue prevede di non eliminarli, rimandandone la cancellazione con un intervento graduale in futuro.

Evidentemente Giuseppe Conte è pronto a portarsi avanti sull’argomento, su cui peraltro il MoVimento 5 Stelle è molto sensibile. M5s ha infatti sempre chiesto la cancellazione dei rebate, ma è disposto a lasciarli se servirà ad arrivare al Recovery Fund. Come riportato tra TrueNumbers, tra i principali Paesi con saldo positivo, cioè quelli che versano più di quanto ricevono, solo Italia e Francia non hanno mai ottenuto sconti di alcun genere. Anche per questo il tema dei rebate è scottante in chiave aiuti per la crisi scaturita dall’emergenza Covid.



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