LETTURE/ “I nomi divini” dello Pseudo-Dionigi: ecco perché tutta la creazione parla di Dio

Il trattato I nomi divini di Dionigi Areopagita è disponibile ora in una nuova traduzione. Come ha detto di recente Benedetto XVI, il suo pensiero «è innanzitutto una lode cosmica. Non si può parlare di Dio in modo astratto»

03.07.2010 - La Redazione
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Sainte Chapelle, Parigi

Nel Paradiso Dante incontra tra gli spiriti sapienti «il lume di quel cero/ che giù in carne più a dentro vide/ l’angelica natura e ’l ministero». Si tratta di Dionigi Areopagita, e l’opera a cui il poeta allude è la Gerarchia Celeste, che tratta della natura e dell’ordinamento degli angeli. Del Dionigi storico accennano gli Atti degli Apostoli: fu uno dei primi a convertirsi al Cristianesimo dopo il discorso che Paolo tenne sul colle dell’Areopago, in Atene (Atti 17). A questo personaggio, di cui peraltro non si sa nulla oltre al nome, fu attribuito un corpo di opere di interesse teologico e di ispirazione neoplatonica e mistica (il cosiddetto Corpus Dionysiacum): questo complesso di opere ebbe una grande fortuna e diffusione, fu tradotto in diverse lingue (siriaco, armeno, slavo, latino) e fu oggetto di studio, di riflessione e di commenti da parte delle più grandi personalità teologiche e filosofiche vissute nel Medioevo.

Della reale identità dell’autore non si sa nulla, e si possono fare solamente delle ipotesi: il Corpus fu messo insieme attorno al VI secolo, in un momento molto acuto di dispute teologiche (numerosi e attivi erano i sostenitori dell’eresia monofisita) e presumibilmente in Siria (come dimostra il fatto che le notizie più antiche provengono da questa zona e i trattati furono tradotti quasi immediatamente in siriaco): da vari indizi di natura linguistica e stilistica si dovrebbe dedurre che l’autore non era di madre lingua greca. L’attribuzione a Dionigi naturalmente non è genuina: ma l’attribuzione a un personaggio vissuto proprio ai primordi del Cristianesimo conferiva un’autorità pressoché assoluta a questi scritti e li metteva al riparo da possibili confutazioni teologiche.

In questo corpo di opere una delle più interessanti è quella intitolata I nomi divini. Ponendosi sulla scia del pensiero neoplatonico, l’autore rileva l’assoluta inconoscibilità di Dio: l’uomo non può definire se non negativamente ciò che Dio è e ciò che Lo riguarda: si tratta di quell’indirizzo teologico che prende il nome di apofatico, in quanto affronta i problemi e li discute «per via di negazione». Dio è al di là di qualunque creatura e di qualunque intelligenza creata: l’unica via per conoscerlo è dunque l’esperienza mistica.

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Come disse Benedetto XVI nella catechesi pubblica del 14 maggio 2008 parlando di Dionigi, il suo pensiero «è innanzitutto una lode cosmica. Tutta la creazione parla di Dio ed è un elogio di Dio. Essendo la creatura una lode di Dio, la teologia dello Pseudo-Dionigi diventa una teologia liturgica: Dio si trova soprattutto lodandolo, non solo riflettendo; e la liturgia non è qualcosa di costruito da noi, qualcosa di inventato per fare un’esperienza religiosa durante un certo periodo di tempo; essa è il cantare con il coro delle creature e l’entrare nella realtà cosmica stessa. E proprio così la liturgia, apparentemente solo ecclesiastica, diventa larga e grande, diventa nostra unione con il linguaggio di tutte le creature. Egli dice: non si può parlare di Dio in modo astratto; parlare di Dio è sempre un hymneîn – un cantare per Dio con il grande canto delle creature, che si riflette e concretizza nella lode liturgica».

 

Di questo trattato, che ha avuto tra i suoi commentatori anche S. Tommaso, è uscita ora una nuova edizione, che per la prima volta mette a disposizione dei lettori italiani una traduzione italiana col testo a fronte. La traduttrice G. Regoliosi ha affrontato un lavoro particolarmente  complesso, sia per la difficoltà della materia sia per i numerosi tecnicismi teologici presenti sia per lo stile e la sintassi piuttosto faticosa del trattato. Le note danno ragione di molte scelte interpretative e lessicali e consentono al lettore di affrontare una problematica sempre difficile e alcuni passaggi particolarmente oscuri. A M. Morani è dovuta l’introduzione storico-culturale, un profilo sulla storia del testo e sulla sua fortuna in Oriente e in Occidente, nonché la cura dell’apparato critico, che riprende quello della più recente edizione critica, curata da B. Suchla (Berlino, 1990), e lo arricchisce con le varianti desumibili dall’antica versione armena, le cui lezioni, spesso importanti, vengono messe così a disposizione degli studiosi non specialisti d’armeno. Una penetrante presentazione degli aspetti teologici e dottrinali è dovuta a padre Barzaghi.

 

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L’opera fa parte della collana I Talenti, di cui M. Morani è attualmente direttore, dopo il decesso della grande studiosa di storia antica Marta Sordi. La collana, nata da un’iniziativa coraggiosa e meritoria dei Padri Domenicani di Bologna, pubblica testi significativi del Cristianesimo primitivo: l’orizzonte culturale è molto ampio, sia perché il termine primitivo si spinge fino al pieno Medio Evo, sia perché la collana comprende non solamente testi del Cristianesimo occidentale (greco e latino), ma anche testi provenienti dall’area orientale (siriaco, armeno, arabo, ecc.), generalmente poco noti al pubblico italiano e spesso ancora privi di traduzioni italiane.

 

I volumi finora apparsi già dànno una piena indicazioni dell’ampiezza di interessi che caratterizza la collana: oltre a Dionigi troviamo testi latini di epoche molto diverse (dall’Apologetico di Tertulliano, l’ultima opera a cui pose mano la compianta Marta Sordi, al trattato I due principi di un anonimo cataro curato da G. Bettini), testi armeni (il Commento a Giosuè e ai Giudici e le Omelie per la Morte di Nostro signore di Eliseo l’armeno curate da R. Pane, una novità assoluta per il lettore italiano), siriaci (Contro il Fato di Bardesane, curato da I. Ramelli).

 

Ogni volume presenta sempre il testo originale dell’opera accompagnato da una traduzione italiana ed è arricchito da ampie note di commento (filologico, testuale, teologico, storico), introduzioni che permettono di collocare l’opera nel quadro culturale da cui è stata generata e rendono conto sinteticamente ma compiutamente del dibattito culturale che l’opera ha suscitato, riferimenti bibliografici aggiornati. Trattandosi di opere curate da provetti specialisti, la collana offre la possibilità di accostare di prima mano testi importanti per la storia della Cristianità e della Chiesa attraverso edizioni sempre attendibili e commenti rigorosi.

 

Dionigi, I nomi divini, introduzione e apparato critico di Moreno Morani, traduzione e note di Giulia Regoliosi, commento di Giuseppe Barzaghi. Pag. 448, Ed. esd, Bologna, 2010, euro 28,00.

 

 

 

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