Recovery fund/ Anche la Repubblica Ceca è contraria: altro ostacolo al piano Ue

- Mauro Mantegazza

Recovery fund, anche la Repubblica Ceca è contraria: altro ostacolo al piano Ue di sostegno all’economia dei Paesi più in difficoltà con il Coronavirus.

Recovery fund
(LaPresse, immagini di repertorio)

Si complica ulteriormente il cammino per l’approvazione del Recovery fund, il piano europeo da 750 miliardi di euro per sostenere i Paesi più colpiti dalla pandemia di Coronavirus e dalla conseguente emergenza economica, perché all’elenco degli oppositori si aggiunge anche la Repubblica Ceca, come oggi ha annotato anche l’Osservatore Romano.

Praga si accoda dunque ad Austria, Danimarca, Paesi Bassi, Svezia e Ungheria nella contestazione al progetto della Commissione Ue e della sua presidente Ursula Von der Leyen, ritenuta “inammissibile” da Andrej Babiš, primo ministro della Repubblica Ceca. Secondo il premier, il piano di rilancio non dovrà servire a versare denaro a Paesi già gravemente indebitati, i cui problemi sono stati aggravati dall’epidemia.

“Dovrebbero innanzitutto garantire che la loro situazione migliorerà in futuro”, ha affermato Babiš sottolineando che “i Paesi dalle economie sane soffrono ugualmente e in particolare soffrono le economie piccole dipendenti dall’export, come quella della Repubblica Ceca”. Il Recovery fund dunque è malvisto dai Paesi rigoristi con il suo pacchetto di aiuti ai Paesi più colpiti, che sono spesso anche quelli con i conti economici meno in ordine: Italia e Spagna sarebbero i maggiori beneficiari, rispettivamente 173 e 140 miliardi di euro, mentre ad esempio alla Repubblica Ceca ne andrebbero appena 19.

RECOVERY FUND: PARLANO GENTILONI E DOMBROVSKIS

Paolo Gentiloni, commissario europeo all’Economia, si dice invece ottimista e afferma che al Recovery fund potranno essere apportate solo “lievi correzioni“, ma non sostanziali: queste le parole di Gentiloni sul negoziato a 27 sulla proposta del Recovery plan e del budget Ue 2021-2027, che prenderà il via alla riunione degli ambasciatori di domani e culminerà nel vertice del 19 giugno, con tappe fondamentali nell’Eurogruppo e nell’Ecofin rispettivamente dell’11 e del 12 giugno.

“I negoziati saranno difficili e dobbiamo rispettare la legittimità delle diverse posizioni, ma sono piuttosto fiducioso che la discussione non minerà l’architettura dell’edificio”, ha indicato Gentiloni, insistendo anche sulla convenienza dell’utilizzo del Meccanismo europeo di stabilità (Mes) sanitario, “particolarmente vantaggioso” per Paesi come l’Italia, che devono pagare tassi di interesse alti per la raccolta di finanziamenti sui mercati.

Il vicepresidente della commissione Ue Valdis Dombrovskis ha infine ricordato che i fondi a disposizione con il Recovery fund saranno vincolati a riforme per la crescita: “Se non ci sono le riforme, ovviamente non ci saranno neppure i soldi”.



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