RECOVERY FUND/ Ecco la strategia per migliorare la nostra sanità

- Giuseppe Pennisi

Con le risorse in arrivo tramite il Recovery fund, l’Italia potrebbe migliorare il proprio sistema sanitario. Le proposte del Cnel in merito

ospedale Coronavirus
(LaPresse)

Le proposte di riassetto e ammodernamento della sanità in discussione al Consiglio nazionale dell’economia e del lavoro (Cnel), che potranno essere recepite nel programma del Governo da presentare all’Unione europea al fine del loro finanziamento a valere sul Recovery and Resilience Fund, meritano di essere esaminate. Partono da un assunto semplice: ripartire dal miglioramento della sanità sul territorio e dall’utilizzazione della tecnologia informatica per accorciare i tempi di visite, analisi, prognosi e via discorrendo. Il medico e l’infermiere di quartiere non dovrebbero rinunciare a nessuna delle loro funzioni e competenze, che verrebbero, invece, accentuate e facilitate.

In estrema sintesi, la tessera sanitaria verrebbe integrata con un microchip o con una chiavetta Usb contenenti i dati anagrafici (accessibili con una password) e i dati clinici (accessibili con una seconda password). Nel primo caso (microchip) sarebbe necessario un lettore specifico per ogni operatore sanitario coinvolto. Nel secondo caso (la chiavetta Usb) non ci sarebbe bisogno di un lettore specifico, perché potrebbe essere utilizzata in ogni computer. I dati clinici conterrebbero la diagnostica patologica nota; il numero dei ricoveri ospedalieri nell’ultimo decennio; le allergie note; le indagini radiologiche più recenti e i principali parametri di laboratorio; altezza, peso, Bmi (massa corporea); Bsa (superficie cutanea); la quantificazione del rischio clinico individuale; i farmaci di uso abituale; i codici di eventuali esenzioni per patologia. La compilazione avverrebbe in sede distrettuale, con validazione da parte del medico del distretto, inclusa la privacy. Ovviamente i dati dovrebbero essere protetti: le loro modifiche dovrebbero essere attuate solo da medici

Una procedura semplice che potrebbe richiedere non più di trenta minuti per persona che consentirebbe: una lettura diretta e automatica da parte del medico coinvolto nell’urgenza domiciliare/stradale/ospedaliera; di evitare l’uso di farmaci/sostanze cui il paziente è allergico, nonché l’uso di dosi incongrue di farmaci e di associazioni pericolose; di ottimizzare l’intervento “acuto”.”Inoltre, eviterebbe alle persone anziane “errori da vuoto di memoria”, ossia la “citazione errata della lista dei farmaci usati a domicilio”, per “cattiva memoria” o “ricordo parziale”. Infine, risolverebbe incongruità nella concessione di esenzioni per patologia e faciliterebbe le ricette per la farmaceutica e la diagnostica, le prenotazioni (da parte di un Cup riorganizzato) e il funzionamento degli ambulatori (tema sul quale vengono esplorate diverse soluzioni alternative). Si potrebbe anche meglio definire e monitorare la tempistica dei controlli e delle vaccinazioni.

Non è certo che un microchip o una chiavetta Usb risolvano i problemi della sanità, ma rappresenterebbero un punto di avvio per migliorare il settore partendo dal territorio. Un esercizio di mapping faciliterebbe poi l’individuazione di strutture (ospedali, ambulatori) da aggiornare, dotare di nuove e più moderne attrezzature, costruire. A essa collegata è l’assunzione di nuovi medici e infermieri (il costo potrebbe essere, almeno nel triennio-quinquennio iniziale, a carico dei finanziamenti Ue). Il programma dovrebbe, infine, includere proposte sulla formazione (e aggiornamento) della professione. Entrando, quindi, nel campo del ministero dell’Università. Dovrebbe rispondere a domande sull’opportunità o meno di mantenere o estendere i “numeri chiusi” attualmente in vigore, sulla rispondenza delle strutture universitarie alle esigenze attuali o prevedibili per il prossimo futuro. E definire così specifici progetti d’investimento da valutare con parametri di valutazione trasparenti e da selezionare con criteri di selezione parimenti trasparenti.

Naturalmente, il programma e i progetti andranno corredati da apposita analisi costi-benefici. Questo non deve rappresentare un problema dato che per un settore come la sanità il metodo è stato definito da un fondamentale articolo di E.J. Mishan pubblicato nel 1971, certamente noto alle task force e ai consulenti del Governo, anche in quanto tecniche e procedure sono in uso da decenni. Inoltre, nella precedente Consiliatura proprio il Cnel ha prodotto un documento di osservazione e proposte che aggiorna la materia in tema di parametri di valutazione.

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