Recovery Fund, ipotesi cabina di regia governo/ 6 manager e task force 300 persone

- Silvana Palazzo

Recovery Fund, vertice di governo a Palazzo Chigi su governance. Ipotesi cabina di regia con 6 manager e task force di 300 persone. Si valutano anche “poteri speciali”

sondaggi politici
Gualtieri, Conte e Patuanelli (LaPresse)

Nuovo vertice di governo a Palazzo Chigi, stavolta per il Recovery Fund. Lo ha convocato il premier Giuseppe Conte per definire la struttura della governance che dovrà gestire nei prossimi mesi i 209 miliardi in arrivo dall’Unione europea attraverso il Piano di ripresa e resilienza che è stato poi ribattezzato “Next Generation Eu”. Non mancano sullo sfondo tensioni politiche e voci di rimpasto nella formazione di governo. Alla riunione comunque sono presenti, secondo quanto riportato da Repubblica, i capi delegazione di maggioranza, quindi Alfonso Bonafede (M5S), Teresa Bellanova (IV), Roberto Speranza (Leu), Dario Franceschini (Pd). Con loro ci sono pure i ministri dell’Economia Roberto Gualtieri (Pd) e degli Affari europei Enzo Amendola (Pd) con il sottosegretario alla presidenza del Consiglio Riccardo Fraccaro (M5S). L’ipotesi più accreditata, e anticipata dall’Ansa, è quella di una governance con struttura piramidale poggiata su due assi portanti, un organo politico e uno tecnico-esecutivo.

RECOVERY FUND, LA STRUTTURA DELLA GOVERNANCE

L’organo politico dovrebbe ruotare attorno al Comitato interministeriale per gli affari europei (Ciae), che finora si è occupato di definire i contorni del piano italiano. È guidato dal ministro Enzo Amendola, che è delegato ai rapporti con l’Ue e dovrà aggiornare la Commissione Ue sull’andamento dei lavori, ma come figure di riferimento ci saranno anche il premier Giuseppe Conte e i ministri Roberto Gualtieri e Stefano Patuanelli. Invece l’organo tecnico-esecutivo dovrebbe essere composto da 6 manager (anche se su questo numero non c’è ancora una quadra secondo il Fatto Quotidiano) responsabili degli obiettivi del Recovery Fund, con poteri sostitutivi rispetto ai soggetti attuatori e coadiuvati da una task force di 300 persone. Avranno cioè poteri speciali anche perché dovranno rispondere dei tempi e della piena realizzazione dei cantieri. In questo modo, spiega il Fatto Quotidiano, si vuole evitare che la burocrazia rallenti i progetti. I manager si sostituiranno quindi ai soggetti attuatori – come enti, istituzioni e imprese – laddove necessario.

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