SALUTE & RIPRESA/ Gli investimenti e gli incentivi per aiutare la nostra economia

- Gianluigi Longhi, Valeria Brambilla

Il sistema salute può aiutare l’economia italiana in questa difficile fase, sfruttando anche i fondi che arriveranno dall’Europa

Coronavirus Cina origini Pittsburgh
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Con l’inizio del lockdown si è aperta una prima fase di riflessione storica sociale ed economica. Il susseguirsi degli eventi ha via via poi confermato una realtà dicotomica fra presente e passato e la necessaria ricerca di soluzioni. L’Europa è intervenuta e sta definendo un programma di aiuti quali, fra l’altro, i recovery fund europei per stimolare le economie dei paesi membri. Si sono individuati settori sensibili come quello ambientale, considerando l’elevato inquinamento nelle regioni del nord Italia, così empiricamente correlato al contagio della pandemia. Affrontiamo ora il tema salute, un diritto fondamentale, la cui ricerca ha sempre condizionato i comportamenti umani dei singoli e, nel caso di pandemie ed epidemie, con la globalizzazione, i popoli e l’intera società umana. Globalizzazione anche dell’informazione che amplifica le ansie e le speranze e l’agire dei Governi.

Secondo l’Organizzazione mondiale della sanità, nel mondo si contano quasi 9 milioni di casi di persone infettate da Covid-19. L’Italia, a oggi, è il nono Paese per casi accertati (oltre 238 mila) e il quarto per decessi (oltre 34 mila). Come rilevato da alcune ricerche quali anche la Deloitte Global State of the Consumer Tracker, il sentiment degli italiani in merito alla situazione attuale è ancora attendista e riflette l’evolversi della situazione. Infatti, il 44% si dichiara preoccupato del proprio benessere fisico e il 26% ammette di sentirsi più ansioso rispetto alla settimana precedente. Percentuali che sottolineano un leggero ottimismo rispetto alla rilevazione precedente, sebbene ancora il 58% sia preoccupato per lo stato di salute della propria famiglia o dei propri congiunti.

Per le dimensioni del contagio e la portata in termini di impatto sulla salute delle persone e sull’economia, la lotta contro il nuovo coronavirus rappresenta un’evento unico e una sfida per ogni Paese nel mondo sia per la velocità di reazione all’emergenza sanitaria e la sua capacità di gestione, sia per la ricerca di tutele per il tessuto economico e imprenditoriale messo alla prova dal lockdown e dalle altre misure di contenimento del contagio.

Attualmente ci troviamo nella Fase di Recover intendendo la fase di recupero ove l’impegno di tutti gli stakeholders si concentra sulla ripresa e sul programmare modelli sociali e di business in vista di una nuova normalità.

Sebbene la pandemia rappresenti una grande opportunità per le aziende del comparto Health Care, queste, nella prima fase critica, hanno dovuto prestare attenzione alla gestione della supply-chain: in particolare la gestione delle scorte, della logistica e le operazioni di magazzino per garantire la continuità delle forniture al sistema sanitario. Sono trascorsi oltre tre mesi da quando l’Oms ha dichiarato il Covid-19 una pandemia. Da allora, la risposta delle aziende biofarmaceutiche di tutto il mondo è stata improntata in primo luogo ad assicurare la fornitura delle scorte necessarie e, in secondo luogo, allo sviluppo di nuovi vaccini e nuove terapie. Stiamo assistendo a una situazione senza precedenti, in cui il livello di cooperazione tra molte di queste aziende è diventato un aspetto primario quanto quello di trovare una cura o un vaccino. Circa 135 sono attualmente in fase di ricerca di cui 15 in Italia, ma lo sviluppo, il test e l’approvazione di un vaccino efficace può durare fino a 12-18 mesi.

In questo momento la Commissione europea propone di distribuire 750 miliardi a livello comunitario: in risposta, ogni Paese dovrà presentare un Recovery and resilience plan, indicando le sue priorità e le richieste di finanziamento all’Ue. Una parte di tali risorse, ovvero 9,4 miliardi, dovrebbero essere indirizzati a potenziare il Sistema sanitario nazionale italiano e a prepararsi a eventuali future crisi.

L’ambizioso programma per la salute proposto dalla Commissione per il periodo 2021-2027, denominato EU4Health, ha quindi l’obiettivo di contribuire in modo significativo alla ripresa post Covid-19 e di migliorare la salute dei cittadini Ue, aumentando la resilienza dei sistemi sanitari e promuovendo l’innovazione nel settore sanitario. Verranno finanziati investimenti in infrastrutture, attrezzature, laboratori e strumenti per la sorveglianza, la previsione e prevenzione delle epidemie. È però necessaria una visione strategica che miri a una collaborazione tra Governo, player della salute pubblici e privati e mondo della ricerca, al fine di cogliere un’occasione unica di crescita e potenziamento per l’intero comparto della salute in Italia che, a ragione, è considerato uno dei settori strategici del tessuto economico su cui poter puntare per il rilancio dell’economia.

In particolare, le direttrici strategiche dovrebbero essere la digitalizzazione dei dati e il loro storage al fine di avere una capacità di analisi delle evidenze mediche dei cittadini oltre a investire nella telemedicina incentivando un sistema sanitario di monitoraggio, partendo dai medici di base con una visione di modello hub and spoke. In altre parole, emerge la necessità di una maggiore adozione di tecnologia sanitaria, compresi l’analisi dei big data sanitari per la gestione delle malattie e l’utilizzo di strumenti basati sull’intelligenza artificiale a supporto delle decisioni cliniche di prevenzione, diagnosi e trattamenti. Il modello di offerta sanitaria riorganizzato dovrebbe essere più concentrato sugli ospedali per acuti e di eccellenza con una rete periferica capillare di ambulatori e presidi sul territorio, anche presenti nelle farmacie.

Si dovrebbe poi cogliere l’opportunità offerta dalla crisi Covid per acquisire maggiore consapevolezza della criticità della supply chain farmaceutica mondiale. Infatti, i principi attivi provenienti dalla Cina e dall’India hanno un impatto globale sulla rete di importazioni/esportazioni dei prodotti farmaceutici e, in particolare, la dipendenza di alcuni Paesi da questi due player può produrre potenziali problemi di reperibilità in caso di difficoltà produttive e/o di trasporto o di nuove tensioni geopolitiche. In futuro, la strategia di accorciare la catena dell’approvvigionamento – che rende vulnerabile l’Occidente – sicuramente sarà perseguita; cogliere l’opportunità di incentivare la produzione interna di principi attivi contribuirebbe a rendere il nostro Paese uno dei principali produttori mondiali, così come già accade per i prodotti biomedicali, dove l’Italia ha una forte presenza.

Queste sono solo alcune delle direttrici ove l’intero Ecosistema Salute e tutti i suoi stakeholders potrebbero lavorare per renderlo non solo “resiliente” alle emergenze, ma per avviare un percorso virtuoso di miglioramento a beneficio dell’intero sistema Paese. Inoltre, una politica fiscale di incentivazione in termini di crediti di imposta agevolati, finalizzati agli investimenti nel settore, aumenterebbe la capacità di risposta e di rinnovamento dell’intero comparto.

Migliorare il sistema salute, in un Paese a elevata età media, migliorerebbe la qualità di vita dei suoi cittadini, e così facendo, contribuirebbe al volano economico con positive ricadute sulla domanda interna. Il successo di tale percorso richiederà comunque, per la sua complessità e pervasività, la partecipazione attiva, la collaborazione costruttiva, e i relativi strumenti di pianificazione anche normativi, di tutti gli stakeholders.

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