Recovery Fund, Spagna e Portogallo rifiutano prestiti/ Secco no anche al Mes

- Mirko Bompiani

Prosegue il dibattito in Italia sul Mes, ma gli altri Paesi europei non sembrano intenzionati neanche ad assicurarsi i prestiti del Recovery Fund…

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Giuseppe Conte con Pedro Sánchez (LaPresse)

Siamo reduci da ore di tensione tra forze di maggioranza per le parole del premier Conte sul Mes, ma in Europa c’è chi non ha intenzione di prendere nemmeno i prestiti del Recovery Fund. Dopo il no arrivato dalla Francia, anche Portogallo e Spagna non accederanno ai loans di Bruxelles. Lisbona ha manifestato la volontà di assumere una posizione simile a quella di Macron, mentre il governo Sanchez è pronto a rigettare un prestito da 70 miliardi, andando a prendere solo i sussidi. Come messo in risalto dalla stampa spagnola, innanzitutto è possibile richiedere i prestiti fino al 2023. Ma non solo: il Paese per i bond decennali all’ultima asta ha pagato lo 0,2 per cento, per quelli a 7 anni il tasso è praticamente a zero. Quindi, è possibile finanziarsi sui mercati ad un costo identico a quello del prestito del RF.

RECOVERY FUND, NO AI PRESTITI DA SPAGNA E PORTOGALLO

Un dettaglio che non è passato inosservato a Giorgia Meloni, che ha dedicato un lungo spunto sul tema: «Nazioni europee come Spagna, Portogallo e Francia, stanno valutando l’ipotesi di non aspettare i prestiti del Recovery Fund e finanziare la ripresa tramite i propri titoli di Stato. I tassi d’interesse sono ai minimi storici grazie all’azione della BCE, che ha finalmente capito che per salvare l’economia europea deve comportarsi come tutte le altre banche centrali del mondo». La leader di Fratelli d’Italia ha aggiunto: «Quando c’è in gioco l’interesse nazionale bisogna essere pragmatici e non ideologici: se oggi possiamo finanziare il nostro debito a costi prossimi allo zero non ha alcun senso aspettare i tempi e le condizioni del Recovery Fund, di cui conviene mantenere solo la parte relativa agli aiuti a fondo perduto. Se riusciamo a rilanciare l’economia italiana subito e senza dover sottostare ai ricatti delle nazioni del nord Europa che vorranno imporci le loro ricette di politica economica, è sicuramente meglio. Il Governo non perda altro tempo e avvii subito una riflessione, tenendo bene a mente che gli unici a cui deve rendere conto sono i cittadini italiani e non le burocrazie europee».

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