RECOVERY PLAN/ Il gioco delle tre carte di Conte e Gualtieri per restare al Governo

- Sergio Luciano

Con il Recovery plan, al centro delle tensioni nella maggioranza, il Governo sembra stia giocando alle tre carte di fronte a Ue e italiani

governo patto di legislatura
Giuseppe Conte in primo piano, davanti a lui i ministri Sergio Costa e Roberto Gualtieri (LaPresse)

Recovery 1, Recovery nessuno, Recovery 100 mila. Sta diventando pirandelliana la vicenda del piano di impiego dei fondi che l’Unione europea si intestardisce a voler dare anche al Paese più disordinato nell’apprestarsi a riceverli, l’Italia. E va detto – moderando i termini a scanso di querele e per carità di patria – che purtroppo il Governo sta giocando alle tre carte nel più assoluto dispregio della trasparenza verso gli italiani e verso il Parlamento. 

È dal 7 dicembre che non un giornale dell’opposizione di destra o un blog cospirazionista ma il Corriere della Sera, e per la firma di un bravo giornalista economico come Federico Fubini, ha scritto chiaro e tondo che il Governo progettava di utilizzare per scopi nuovi, e finalizzati alla ripresa dalla pandemia, solo 150 dei 209 miliardi messi a nostra disposizione dall’Europa tra finanziamenti a fondo perduto (che non si accumulano insomma sul debito pubblico) e prestiti da rimborsare; gli altri 60 sarebbero stati sì, presi da Bruxelles, ma per finanziare progetti già previsti dal piano triennale italiano precedente, che quindi si prevedeva di finanziare attraverso emissione di debito pubblico “normale”. 

Chiaro? Come dire: “Caro popolo italiano, io Governo Conte 2 pensavo di spendere 60 miliardi per fare varie infrastrutture e di chiederli al mercato finanziario emettendo Btp, ma visto che questi prestiti me li fa l’Europa a condizioni migliori di quelle del mercato, preferisco utilizzare i nuovi prestiti anti-Covid dell’Europa per finanziare attività e progetti precedenti al Covid e quindi teoricamente non coperti dai nuovi stanziamenti dell’Europa: ma chi se ne frega, risparmiamo sul debito pubblico e quelli di Bruxelles non se ne accorgeranno”.

Ora, ci può pure star tutto: ma l’Europa questi prestiti non ce li fa per permetterci di pagarci cose che avremmo fatto comunque, anche senza la pandemia; ce li fa per permetterci di riprenderci dalla pandemia! Quindi usare i soldi del Recovery plan (che poi si chiama Next Generation Ue, ma è un’etichetta talmente balorda che nessuno la cita) per fare dell’altro che si pensava di fare comunque, a prescindere dalla pandemia, e con altri soldi che non avremmo chiesto a Bruxelles ma al libero mercato finanziario, è un modo per turlupinare l’Europa e i cittadini.I cittadini – noi – se lo meritano, visto che hanno liberamente votato personaggi inadeguati; ma siamo sicuri che l’Europa non avrà qualcosa da ridire?

Se almeno sul punto ci fosse stato un dibattito parlamentare serio, e aperto alle critiche dell’opposizione che nelle democrazie questo ruolo deve pur poterlo esercitare, si poteva anche arrivare a quella conclusione e presentarla all’Europa con trasparenza. Ma questo non è accaduto, nell’assordante silenzio della stessa opposizione (a sua volta di qualità politica, diciamolo, assai modesta). Ecco perché l’espressione “gioco delle tre carte”, metafora di operazioni veloci e nascoste, tese a ottenere un effetto diverso da quello che si aspetta chi guarda, sembra forte ma è, come dire, meramente oggettiva.

Quel che sta accadendo in queste ore – secondo le indiscrezioni di Palazzo – è qualcosa di simile ma di segno opposto. Pare che il Governo, nella bozza “riscritta” da Gualtieri sotto le pressioni di Renzi, abbia fatto lievitare l’importo da chiedere all’Europa dai 209 miliardi originari a quota 220. Sommando al precedente totale altri 11 miliardi di fondi europei stanziati in questi ultimi convulsi mesi sotto altre voci di spesa comunque riconducibili all’emergenza economica in corso ma non nell’ambito del Recovery.

Il ministro Gualtieri, con discutibile coerenza, avrebbe insomma deciso di aggiungere ai supposti 209 miliardi altri soldi extra-Recovery, da rimborsare perché son sempre debiti, con cui accontentare Renzi che, stragiustamente, chiede fondi in più per la sanità – che si è rivelata drammaticamente sottodimensionata – e per il turismo, in assoluto il settore più colpiti dagli effetti economici della pandemia: la sola ristorazione – calcola la Confcommercio – ha fatturato nel 2020 38 miliardi di euro in meno del 2019, per non parlare di alberghi e vettori di viaggio. Quindi per riparare all’errore clamoroso di non aver provveduto, nella vigente bozza di piano, all’adeguato sostegno di questi due settori – solo perché, spiace dirlo, glielo ha intimato Renzi, minacciando in caso di rifiuto fuoco e fiamme – il Governo fa un’altra mano di gioco delle tre carte.

Ma quanto possono durare e dove possono condurre simili giochetti? Sia sul piano politico che tecnico, non è così che si costruisce la ripresa. 

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