REDDITO DI CITTADINANZA/ La fase 2 mette alla prova navigator e governo giallo-rosso

- Giancamillo Palmerini

Da lunedì i 704mila beneficiari della misura contro la povertà possono essere contattati per iniziare il percorso finalizzato al reinserimento lavorativo

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LaPresse

L’Anpal, l’agenzia nazionale per le politiche attive per il lavoro guidata da “Mimmo” Parisi, ha comunicato che da questa settimana scatterà, finalmente, la cosiddetta “fase due” per i 704mila beneficiari del reddito di cittadinanza.

Da lunedì, insomma, il beneficiario della misura contro la povertà potrà essere contattato e iniziare così quel percorso, in collaborazione con un operatore del centro per l’impiego addetto o un “navigator”, finalizzato alla redazione del bilancio delle competenze, prima operazione “preliminare” a un progetto di reinserimento lavorativo e nella società.

Un progetto articolato che vede tra i vari impegni da rispettare quello di accettare (se si palesano) almeno una di tre offerte di lavoro congrue sulla base dei criteri previsti dalla normativa.

L’avvio della cosiddetta fase 2 del Reddito di cittadinanza sarà, inoltre, l’occasione per far partire il training on the job dei mitologici “navigator “di Anpal Servizi, chiamati, già durante il proprio percorso formativo, a fornire assistenza tecnica ai centri per l’impiego nell’ambito del Patto per il lavoro.

Un’attività, è opportuno sottolineare, che non sarà uniforme, come prevedibile, su tutto il territorio nazionale. La gran parte dei soggetti almeno potenzialmente avviabili al lavoro risiede, infatti, nelle principali regioni del Sud Italia; circa il 65% dei beneficiari, infatti, proviene da Campania (178.370), dove, peraltro, i navigator non sono attivi per volontà dell’amministrazione regionale, Sicilia (162.518), Calabria (64.057) e Puglia (50.904).

Ed è proprio in questi territori che i navigator dovranno impegnarsi di più, visto che la distribuzione dei percettori del Reddito di cittadinanza destinatari di politiche attive riflette fatalmente lo scenario occupazionale. E così, rispetto a una media nazionale che vede 236 disoccupati in carico a ogni navigator, al Sud il rapporto varia dai 379 di Campania e Sicilia ai 377 della Calabria, mentre all’opposto si trovano, ad esempio, Lombardia e Veneto dove ciascuno dei navigator previsti dovrà fornire assistenza tecnica a 102 disoccupati.

I navigator, insomma, come possibili elementi di innovazione in un settore, quello delle politiche del lavoro, dove da troppi anni si investiva poco e, probabilmente, male.

Quali saranno, in questo quadro, le scelte del governo giallo-rosso che verrà? Aspettare di capire potenzialità, e ovviamente limiti, di una misura certamente innovativa qualsiasi cosa se ne pensi o, come troppo spesso succede in Italia, bocciare l’iniziativa senza neanche darsi il tempo per una valutazione il più possibile de-ideologizzata?

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