Reddito di Cittadinanza ottobre a rischio/ Inps “no risposta sms? Niente pagamento”

- Niccolò Magnani

Reddito di Cittadinanza, a rischio il pagamento per il mese di ottobre: messaggio Inps su domanda da integrare, “se non rispondi, la rata sarà sospesa”

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Pasquale Tridico (LaPresse)

Non sono pochi i problemi relativi all’erogazione del Reddito di Cittadinanza per il mese di ottobre, dopo che l’Inps ha mandato 519.586 sms nelle scorse ore per avvisare i percettori di Pensione di Cittadinanza o RdC una sorta di ultimatum: i ricevitori del messaggio dall’Istituto hanno tutti presentato la domanda del Reddito di Cittadinanza nel marzo scorso ma ora l’Inps chiede loro di rispettare quanto stabilito nel regolamento, ovvero di integrarla con gli ultimi documenti. Se però questa operazione non dovesse ancora essere svolta – e dunque i documenti integrativi non saranno inviati entro il 21 ottobre – allora il pagamento della rata di ottobre 2019 verrà sospeso immediatamente. Il tutto resterà in vigore ovviamente fino all’invio delle note mancanti ma a quel punto il Reddito tornerà ad essere percepito senza però percepire i vari arretrati. Lo ha spiegato il Presidente Inps Pasquale Tridico facendo un po’ di chiarezza in merito alle tante domande e proteste lanciate dai percettori di RdC/PdC negli scorsi giorni.

CAOS SUL REDDITO DI CITTADINANZA AD OTTOBRE: PARLA TRIDICO

Nel sms viene anche avvisato il ricevitore di Reddito di Cittadinanza dell’istituzione di un sito internet apposito dell’Inps (qui l’indirizzo diretto) dove poter trovare tutte le istruzioni adeguate per poter evitare la sospensione del pagamento della rata di ottobre e le dovute sanzioni. Come spiega l’Istituto, «i nuclei familiari interessati potranno integrare le dichiarazioni di responsabilità presentate in domanda collegandosi al link per il quale non è richiesto il Pin». L’Inps è arrivato all’ultimatum dopo che per settimane sono state ignorate da quei 519.586 percettori di RdC le richieste di integrazione necessarie visto che il modello del Reddito è stato modificato il 2 aprile scorso a seguito della Legge di Conversione. In quella stessa legge si faceva esplicito riferimento ad un regime transitorio di salvaguardia delle richieste «presentate prima della sua entrata in vigore, stabilendo che il beneficio potesse essere erogato per un periodo non superiore a sei mesi anche in assenza della nuova documentazione richiesta». Alla scadenza di questi 6 mesi la richiesta di integrazione si fa stringente e laddove i documenti non dovessero arrivare, il pagamento verrà sospeso: «chi non integra la documentazione che viene richiesta dall’Inps via sms vedrà il sussidio sospeso. Si tratta di un risultato importante per una istituzione pubblica che dimostra di avere una potenza telematica importante», ha spiegato e concluso il presidente Inps Tridico.



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