REFERENDUM 2011/ I risultati definitivi: passano i quattro quesiti abrogativi, sì al 95%

- La Redazione

I referendum hanno raggiunto il quorum e come molti prevedevano hanno stravinto i sì. Ecco i numeri e i commenti della giornata: le dichiarazioni dei “vincitori” e dei “vinti”

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Foto Imagoeconomica

I quattro referendum passano il quorum, e i sì vincono in tutti e quattro con percentuali al di sopra del 90%. Scarse le differenze nell’affluenza tra i vari quesiti, tutte scese sotto il 55% a causa del voto degli italiani all’estero (per quanto riguarda i comuni sul territorio nazionale il dato era di poco superiore al 57%), mentre conquista i maggiori Sì quello sulla tariffa del servizio idrico al 95,8% e l’ultimo classificato è quello sull’energia nucleare che raggiunge comunque consensi bulgari del 94,05%.

Il quesito sulle modalità di affidamento e gestione dei servizi pubblici locali di rilevanza economica conquista un quorum del 54,81%. I Sì sono il 95,35%, per un totale di 25.681.673 I No si fermano invece al 4,65%, per un totale di 1.190.852 voti.

Il quesito sull’abrogazione della determinazione della tariffa del servizio idrico integrato in base all’adeguata remunerazione del capitale investito raggiunge un quorum del 54,82%. I Sì vincono con il 95,8%, pari a 26.130.637 voti. I No non superano il 4,2%, cioè 1.146.639 voti.

Il quesito sull’abrogazione delle norme sulle nuove centrali per la produzione di energia nucleare raggiunge il quorum del 54,79%. I Sì sono in tutto 25.643.652, pari al 94,05%, i No 1.622.090, cioè il 5,95%.

Il quesito sull’abrogazione della legge 51 del 2010 sul legittimo impedimento del presidente del Consiglio e dei ministri a comparire in udienza penale raggiunge un quorum del 55,78%. I Sì raggiungono il 94,62%, cioè 25.736.273. I No si fermano invece al 5,38% cioè a 1.462.888 voti.

Il commento di Silvio Berlusconi è che «anche a quanti ritengono che il referendum non sia lo strumento più idoneo per affrontare questioni complesse, appare chiaro che la volontà degli italiani è netta su tutti i temi della consultazione». Adesso, ha continuato il capo del governo e leader della maggioranza, il governo e il Parlamento hanno ora il dovere di accogliere pienamente il responso dei quattro referendum.

Il segretario del Pd, Pierluigi Bersani, osserva invece che «ovviamente non era un referendum immediatamente legato alle vicende dei partiti. Non è un referendum su Berlusconi, ma è certamente un referendum sul berlusconismo». E ha aggiunto Bersani: «E’ stato un referendum sul divorzio tra governo e Paese. A questo punto si dimettano e aprano una situazione nuova, passando la mano al Quirinale». Per Bersani «quella che era una crisi politica conclamata ora prende la forma di un distacco profondo dai cittadini. E’ da irresponsabili non riflettere su questo. Un risultato incredibile, un messaggio pieno di speranza per un cambiamento possibile».

«Alle Amministrative abbiamo preso la prima sberla, ora con il referendum è arrivata la seconda e non vorrei che quella di prendere sberle diventasse un’abitudine», è stato il commento del colonnello leghista, Roberto Calderoli. «Per questo domenica andremo a Pontida per dire quello che Berlusconi dovrà portare in Aula il 22 giugno, visto che vorremmo evitare che, in quanto a sberle, si concretizzi il proverbio per cui non c’è il due senza il tre…».

«Una vittoria irreversibile» è stato il primo commento del leader dell’Italia dei Valori, Antonio Di Pietro, che però frena sulle conseguenze del voto: «Chiedere le dimissioni del premier e’ una strumentalizzazione. Abbiamo detto no al nucleare e soprattutto abbiamo stabilito un principio sacrosanto scritto nell’art.3 della Costituzione: la legge e’ uguale per tutti», ha aggiunto Di Pietro sottolineando che «e’ evidente che ora i cittadini ci chiedono un impegno preciso su come governare. Nessuna polemica ne’ con il centrosinistra ne’ con il centrodestra», prosegue il leader dell’Idv per il quale quello di oggi «e’ un risultato straordinario, molti cittadini sono andati a votare indipendentemente dal colore politico».

Nichi Vendola ha invece dichiarato: «Non sembri un gioco di parole ma il berlusconismo inteso come stagione complessiva di sradicamento della cultura dei beni comuni oggi giunge al suo punto di compimento, al suo capolinea. Da oggi siamo fuori da quella stagione e questa è una lezione per tutti, a destra, al centro, a sinistra». Secondo il leder di Sinistra Ecologia e Libertà, «è difficile non cogliere un legame oggettivo che è nella mobilitazione democratica, nell’effervescenza che finalmente ha colto questo Paese, lo ha rimesso in piedi, gli ha ridato il gusto della politica, gli ha fatto riscoprire una passione politica grande».

Pier Ferdinando Casini afferma invece di «non credere alle dimissioni di Berlusconi, perché la coalizione e’ tutta intorno a lui. Che si dimetta per mettere al suo posto uno ‘yes man’ e’ un’ipotesi che non interessa a nessuno». Al Tg3 il leader dell’Udc spiega anche che «bisogna andare al piu’ presto al voto» e che per un governo di transizione «mancano le condizioni». Anche se «c’e’ necessità di aprire una fase politica nuova» e «serve un atto di coraggio, anche, forse, un Governo di responsabilita’ piu’ ampia».

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