REFERENDUM 2011/ Nucleare, le motivazioni della Cassazione dell’ok al quesito

- La Redazione

Le motivazioni della Cassazione sull’ok al referendum sul nucleare che si voterà domenica 12 e lunedì 13 giugno assieme ai quesiti sull’acqua e sul legittimo impedimento.  

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Foto: Ansa

La Cassazione ha fornito le motivazioni del perché il referendum contro il nucleare del 12 e del 13 giugno, in ogni caso, si voterà. Con un emendamento al decreto Omnibus, il governo, per bocca dello stesso Berlusconi aveva tentato di invalidare il referendum. Lo scopo dichiarato era quello di impedire che i cittadini votassero sulla scorta dell’onda emotiva scatenata dal disastro di Fukushima. Per realizzare lo scopo il provvedimento aveva fatto decadere le norme relative al nucleare precedenti il referendum, prevedendo di tornare a prendere in considerazione la questione tra 12 mesi. In pratica, il ritorno al nucleare sarebbe ripartito tra un anno, ma nel frattempo sarebbe mancata una legislazione sulla quale applicare il referendum. Tuttavia, secondo l’ufficio centrale elettorale della Cassazione, le nuove norme del decreto Omnibus convertito in legge introducono «nell’immediato al nucleare». In particolare, «l’articolo 5 comma 1 non esprime solo programmi per il futuro ma detta regole aventi la forza e l’efficacia di una legge che apre nell’immediato al nucleare (solo apparentemente cancellato dalle dichiarate abrogazioni contenute in un provvedimento che completa le sue stesse revisioni abrogative con una nuova disciplina che conserva e anzi amplia le prospettive e i modi di ricorso alle fonti nucleare di produzione energetica)». Il testo dell’emendamento, inoltre, «è in realtà regolativo di un rinvio (non di abrogazione) ma rimette la ripresa del nucleare ad un provvedimento adottabile dal Consiglio dei ministri entro il termine di dodici mesi». Inoltre, la formula “entro dodici mesi”, «è uno spazio di tempo – continua la Cassazione – che non a caso ripropone il tempo di moratoria contemplata dal decreto legge modificato rivelando con ciò una costanza di intenti energetici nuclearisti e di tempi di loro realizzazione».».

 Infine, l’articolo 5 comma 8, in definitiva, «non espunge il nucleare dalle scelte energetiche nuovamente disciplinate che era e resta obiettivo della richiesta di referendum» mentre «il riferimento generico da parte del legislatore alla necessità di diversificazioni delle fonti di energia, include la scelta di fonti nucleari invece escluse dalla volontà referendaria



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