REFERENDUM/ Cattaneo: cinque No per salvaguardare il “governo del popolo”

- Raffaele Cattaneo

Il taglio dei parlamentari, oggetto del referendum, non fa risparmiare e soprattutto riduce gli spazi di democrazia effettiva

camera_aula_montecitorio_2_lapresse_2018
L'Aula di Montecitorio (LaPresse)

Il prossimo 20 e 21 settembre si voterà il referendum sul taglio dei parlamentari. Lo considero sbagliato e voterò convintamente No. Così farà “Noi con l’Italia“, l’unica forza politica che si è espressa esplicitamente in Parlamento per il No. Purtroppo, molti partiti, a cominciare dal Pd ma anche da Lega e Forza Italia, non hanno avuto il coraggio di farlo, per timore di andare contro il pelo dell’opinione pubblica. La paura di perdere consenso ha prevalso sulla difesa della verità. Nessuno oggi afferma di essere entusiasta del Sì, tranne M5S, che cavalca da sempre l’onda dell’antipolitica e sarà l’unico partito a incassare il risultato politico della vittoria del Sì. Fino al paradosso contraddittorio del Pd che si è espresso ufficialmente per il Sì, ma ha un proprio ex parlamentare a capo del Comitato per il No e persino un comitato per il No composto da propri parlamentari.

Ed ecco le mie ragioni:

1) Nessun vero risparmio – Non è previsto un risparmio significativo per il bilancio dello Stato. Il minor numero di parlamentari permetterà di ottenere un risparmio di circa 60 milioni di euro all’anno; siamo 60 milioni di italiani, quindi 1 euro all’anno a testa. Meno del costo di un caffè all’anno in cambio di una riduzione della rappresentanza! Un risparmio che non porterà giovamento alle casse dello Stato: la spesa pubblica italiana ammonta a oltre 800.000 milioni di euro all’anno e si può ben comprendere come 60 milioni, pari allo 0,007%, non diano certo un contributo significativo al risanamento dei conti pubblici.

2) Nessun miglioramento del Parlamento – La riduzione dei parlamentari non migliorerà la qualità del Parlamento e non modernizzerà il Paese. Portando all’estremo questo ragionamento bisognerebbe inneggiare alla dittatura; negli anni scorsi abbiamo visto come la riduzione del numero dei consiglieri comunali e regionali, fino all’eliminazione di quelli provinciali, non ha certo migliorato la qualità.

3) Lobby sempre più forti – La riduzione dei parlamentari aumenterà la forza delle lobby, che dovranno agire su un numero minore di soggetti che possono prendere decisioni. Per i gruppi di pressione sarà certamente più semplice intervenire su un Senato in cui ad esempio siederanno nelle Commissioni parlamentari chiamate a votare un provvedimento legislativo pochi senatori, anche solo 4 o 5.

4) Segreterie di partito sempre più potenti – Meno parlamentari non significa affatto meno condizionamenti delle segreterie dei partiti. È vero il contrario: finché la legge elettorale passerà dalle liste bloccate, decise dalle segreterie dei partiti, meno parlamentari significherà ancora più potere nelle mani dei pochi che comporranno le liste. Quindi, meno spazio per i giovani, meno possibilità di rappresentare le istanze delle realtà locali, meno “diritto di tribuna”.

Ho lasciato per ultima la ragione più profonda del mio dissenso: dietro questa onda di antipolitica si cela un pericolo grandissimo per la nostra democrazia. Tagliare spazi di rappresentanza e quindi spazi di democrazia effettiva, riduce “il governo del popolo”. È famoso l’aforisma di Winston Churchill: “È stato detto che la democrazia è la peggior forma di governo, eccezion fatta per tutte quelle forme che si sono sperimentate fino ad ora”. La democrazia, per quanto imperfetta, rimane la migliore forma di governo. Perderla è un pericolo che sempre si è annidato nelle pieghe della storia, dove spesso le derive autoritarie hanno preso il via sull’onda di scelte populiste che hanno indebolito la democrazia reale.

Sono almeno 2500 anni che questa consapevolezza è presente nel pensiero e nella civiltà europea. Lo affermava con parole profetiche Platone ne La Repubblica (390 aC): “In un ambiente siffatto, in cui tutto si mescola e si confonde, in cui chi comanda finge, per comandare sempre di più, di mettersi al servizio di chi è comandato e ne lusinga, per sfruttarli, tutti i vizi; in cui la demagogia dell’uguaglianza rende impraticabile qualsiasi selezione; (..)pensi tu che il cittadino accorrerebbe a difendere la libertà, quella libertà, dal pericolo dell’autoritarismo? Ecco, secondo me, come nascono le dittature. Allora la gente si separa da coloro cui fa la colpa di averla condotta a tale disastro e si prepara a rinnegarla prima coi sarcasmi, poi con la violenza che della dittatura è pronuba e levatrice. Così la democrazia muore: per abuso di sé stessa. E prima che nel sangue, nel ridicolo”.

Ecco cosa c’è in gioco dietro la scelta che siamo chiamati a fare tra meno di dieci giorni. Se vincesse il No, daremmo una sberla formidabile all’antipolitica e a questa idea cavalcata dal grillismo e rincorsa da molti che sta portando all’indebolimento, se non alla distruzione della nostra democrazia. Per questo invito tutti ad andare a votare e a votare No.

© RIPRODUZIONE RISERVATA