REGGIO EMILIA, LAVAGGIO CERVELLO A BIMBI/ Come fermare chi deturpa l’innocenza?

- Paola Binetti

A Reggio Emilia 18 arresti: una rete di medici, assistenti sociali e politici sottoponeva i minori a elettrochoc e lavaggio del cervello per allontanarli dalle famiglie

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LaPresse

È il nuovo scandalo, esploso su molti giornali e drammaticamente confermato da una lunga sequenza di arresti: la speculazione del disagio minorile e la trasformazione in business della povertà materiale e affettiva in cui vivono molti bambini. Una realtà così amara e difficile da credere che in molti casi è stata negata, nonostante le avvisaglie che comunque era possibile cogliere attraverso le denunce dei genitori, le perplessità degli insegnanti e soprattutto il crescente disagio di questi ragazzi.

L’inchiesta è cominciata un anno fa “dopo l’anomala escalation di denunce al giudice, da parte dei servizi sociali coinvolti, per presunti abusi sessuali e violenze a danni di minori commessi da parte dei genitori”. Accuse che si rivelavano puntualmente infondate, ma intanto i servizi sociali avevano proceduto ad allontanare i bambini dalle famiglie e li avevano indirizzati verso un percorso psicoterapeutico, di cui non solo non avevano alcun bisogno, ma che di fatto diventava la vera casa del disagio dei bambini, sottoposto a una intensa attività manipolatoria. L’inchiesta ha svelato anche tutta una serie di false prove documentali, che conducevano a una diagnosi “di patologia post traumatica a carico dei minori”, per cui si rendeva necessaria la presa in carico da parte di una Onlus di Moncalieri che vantava competenze non documentate.

Ma il caso venuto ieri alla luce non è il primo né l’ultimo. E non è neppure vero che il Parlamento non fosse al corrente di casi analoghi. Sono molte le interrogazioni depositate, i richiami frequenti in aula e il silenzio sistematico da parte di chi avrebbe potuto e dovuto rispondere. Solo pochi mesi fa si è finalmente preso atto di analoghe prepotenze esercitate ai danni dei minori al Forteto di Firenze. Ma prima che ciò accadesse sono state necessarie molte interrogazioni e soprattutto un accorato insistere da parte di chi chiedeva solo giustizia per questi bambini. Ancora oggi molte di queste interrogazioni non hanno risposta, nell’indifferenza più totale da parte di istituzioni compiacenti e di autorità distratte o peggio ancora indifferenti.

La condizione dei minori in alcune case famiglia, l’arbitrarietà di certi allontanamenti da casa, la falsa diagnosi di Pas, i costi rilevanti denunciati per garantire a questi bambini cose non richieste e spesso non gradite costituivano lo sfondo di uno sfruttamento sistematico dei bambini e di adolescenti fragili.

Per rendere ancora più paradossale questa situazione occorre tener conto che tra gli affidatari dei minori c’erano persone di cui andavano certamente verificate meglio le condizioni di opportunità e di idoneità. Per esempio, titolari di sexy shop, persone con problematiche psichiche, eccetera. Secondo il quadro accusatorio, ci sarebbero stati anche due casi di abusi sessuali presso le famiglie affidatarie e in comunità. In un caso, stando a fonti investigative, si tratterebbe di un bimbo stuprato da un cugino della coppia affidataria.

Ora si parla di scosse elettriche e di lavaggi del cervello fatti ai bambini per allontanarli dalle loro famiglie e lucrare sulla loro sofferenza. Nel Reggiano è stata scoperta una rete di medici, assistenti sociali e politici che avevano messo in piedi un sistema per lucrare sugli affidi. Venti misure di custodia cautelare. Nello scandalo complessivo è stato coinvolto anche il sindaco di Bibbiano (Reggio Emilia), che di questi bambini avrebbe dovuto essere il tutore e il garante di un benessere che non hanno mai avuto.

Colpisce in questa situazione la capillarità dell’organizzazione e la rete delle complicità, più o meno consapevoli. Pur di raggiungere l’obiettivo di allontanare decine di bambini dai loro genitori per affidarli a famiglie affidatarie, falsificavano i disegni dei bambini, aggiungendo dettagli a carattere sessuale, descrivevano le case di provenienza come cadenti e in rovina, denigravano padri e madri, dipingendo agli occhi dei bambini i loro genitori come persone cattive e inadeguate.

Non a caso l’inchiesta della procura di Reggio Emilia ha preso il nome in codice di “Angeli e demoni” e i dati che emergono sono raccapriccianti: durante ore e ore di sedute di una pseudo-psicoterapia, i bambini venivano suggestionati utilizzando anche impulsi elettrici, presentati come “macchinetta dei ricordi”, soprattutto quando erano in prossimità dei colloqui giudiziari.

Nell’area del Reggiano ci sono state 18 misure cautelari: sei persone sono agli arresti domiciliari, fra queste il sindaco, la responsabile e una coordinatrice del servizio sociale integrato dell’Unione Comuni Val D’Enza, un’assistente sociale e quattro psicoterapeuti. Altre 8 persone sono state raggiunte da misure interdittive, cioè il divieto temporaneo di esercitare attività professionali: si tratta di dirigenti comunali, operatori socio-sanitari ed educatori. Una coppia affidataria, accusata di maltrattamenti, non potrà avvicinarsi al minore che le era stato dato in carico.

Durante le perquisizioni compiute in giornata sono emersi dati ancor più crudeli: i carabinieri hanno trovato regali e lettere con messaggi affettuosi che i genitori naturali, negli anni, avevano scritto ai loro bambini, ma che non erano mai state consegnate ai figli. Un materiale, fortunatamente conservato, nascosto in un magazzino che, secondo le accuse, il personale dei servizi sociali coinvolto nell’inchiesta non avrebbe mai consegnato ai piccoli. Mentre ai bambini si sottraevano beni preziosi anche sotto il profilo della loro identità personale, venivano proposti e a volte imposti altri tipi di beni presunti, sotto forma di corsi di formazione, tenuti da una Onlus piemontese.

I reati contestati vanno dalla frode processuale al depistaggio, dall’abuso d’ufficio ai maltrattamenti su minori, dal falso in atto pubblico alla violenza privata, fino alla tentata estorsione e al peculato d’uso. Il più grave: le lesioni gravissime ai minori in relazione ai traumi subiti. Tuttora alcuni di loro, oggi adolescenti, manifestano profondi segni di disagio che si manifestano in tossicodipendenza e gesti di autolesionismo.

L’assoluta sfrontatezza con cui veniva condotta l’intera operazione dà la misura dell’omertà con cui tutti i passaggi venivano congegnati, in modo da massimizzare i guadagni e minimizzare i rischi: salvo il danno irrecuperabile occasionato ai ragazzi!

Tra gli affidatari c’erano amici e conoscenti dei servizi sociali, legati da un comune interesse economico, che dipendeva dai reciproci conferimenti d’incarichi. L’Onlus incriminata era affidataria dell’intero servizio di psicoterapia, includeva convegni e corsi di formazione, organizzati in provincia, mentre alcuni dipendenti ottenevano incarichi di docenza retribuiti, nell’ambito di master e corsi di formazione, tenuti sempre dalla Onlus. Una vera e propria associazione a delinquere in cui ognuno traeva vantaggio dal suo ruolo, sempre che l’intera organizzazione restasse autoreferenziale e nessuno denunciasse le evidenti storture, penalmente perseguibili di tutta una serie di condotte moralmente squallide.

Ma se l’inchiesta si fermerà qui, se non si andranno a verificare le molte segnalazioni fatte pervenire anche allo stesso ministro attraverso interrogazioni parlamentari, dando loro una risposta seria e documentata; se non si ripenserà l’intero impianto della rete dei servizi sociali, con un’opportuna operazione di controllo e di valutazione, allora anche questa volta i bambini non avranno avuto giustizia.

La mappa delle case famiglia oggi va rivista e riprogettata con una maggiore attenzione agli invii dei bambini; con un miglior servizio di accompagnamento dei genitori in difficoltà, con un’applicazione della legge più coerente con quello che è lo spirito della norma. I servizi sociali sono in crisi e, nonostante le eccellenze professionali che ci sono tra di loro, non sono più in grado di fronteggiare una crisi di queste dimensioni. Analogamente tra le famiglie affidatarie ce ne sono di meravigliose: ma non tutte lo sono e arricchirsi facilmente diventa una tentazione difficile da rimuovere, se manca un’opportuna valutazione della qualità stessa della rete dei servizi.

Anni fa avevo proposto un’indagine conoscitiva, oggi forse ci vorrebbe una commissione d’inchiesta, in ogni caso è fondamentale non lasciare soli questi bambini e questi adolescenti. La loro fragilità ci impone un codice di comportamento più rigoroso e più affettuoso al tempo stesso. È questione di giustizia e di umanità, e da lì occorre ripartire in modo serio, senza cedere a false giustificazioni o a comode interpretazioni minimaliste.

Ciò che è accaduto e che è stato evidenziato nel Reggiano è gravissimo. Ma il bubbone non è solo lì e non possiamo più ignorarlo.

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