Regole Iss scuola: Lombardia tagliata fuori?/ Coinvolte Emilia-Romagna e Veneto

- Silvana Palazzo

Iss pubblica documento con regole scuola: hanno collaborato Regione Emilia-Romagna e Veneto, non la Lombardia. Tagliata fuori?

Fontana, Sala e Caparini
Consiglio Regionale Lombardia: Sala, Fontana e Caparini (LaPresse)

Il documento ufficiale sulle regole per la scuola in caso di positivi e focolai è stato pubblicato e non poteva passare inosservata l’indicazione su chi ha partecipato alla stesura. Il rapporto ISS con le “indicazioni operative per la gestione di casi e focolai di SARS-CoV-2 nelle scuole e nei servizi educativi dell’infanzia” è stato infatti realizzato dal Gruppo di Lavoro ISS, Ministero della Salute, Ministero dell’Istruzione, INAIL, Fondazione Bruno Kessler, Regione Emilia-Romagna, Regione Veneto. Nello specifico, per la Regione Emilia-Romagna ha collaborato la dottoressa Kyriakoula Petropulacos della Direzione Generale Cura della Persona, Salute e Welfare, ma anche membro del Comitato tecnico scientifico. Per la Regione Veneto invece Michele Mongillo, Francesca Russo e Michele Tonon, della Direzione Prevenzione, Sicurezza Alimentare, Veterinaria. Curioso il fatto che per la stesura delle linee guida sulla riapertura delle scuole non sia stato coinvolto nessuno della regione più colpita dall’emergenza Covid, cioè la Lombardia.

REGOLE ISS SCUOLA: LOMBARDIA TAGLIATA FUORI?

Hanno forse influito le frizioni che ci sono state questi mesi tra Governo e Regione Lombardia nella gestione dell’emergenza coronavirus? A pensar male si fa peccato… ma non sono mancate le critiche, ad esempio, da parte del governatore lombardo Attilio Fontana che ha affrontato il tema nel corso di un incontro al Meeting di Rimini: «Vedo un po’ di confusione e la cosa mi preoccupa perché, prima ancora del problema dell’apertura delle scuole, ce n’è uno a monte, cioè non abbiamo affrontato il problema di come portare a scuola i nostri ragazzi». Inoltre, aveva denunciato il fatto che il servizio pubblico locale con le regole attuali non può portare tutti a lavoro e a scuola senza una diversificazione degli orari di inizio delle diverse attività. Ma questa è solo l’ultima delle molteplici polemiche che hanno caratterizzato le relazioni tra il governo centrale e quello regionale lombardo.



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