Remuzzi: Anticorpi Covid nel sangue di donatori di 10 anni fa/ “L’immunità c’era già”

- Alessandro Nidi

Giuseppe Remuzzi, direttore dell’istituto di ricerche farmacologiche “Mario Negri”, ha svelato un retroscena incredibile sul Coronavirus

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Giuseppe Remuzzi (L'Aria che Tira, 2021)

Giuseppe Remuzzi, direttore dell’istituto di ricerche farmacologiche “Mario Negri”, ha fatto il punto della situazione sulla pandemia di Coronavirus, con particolare riferimento alle scoperte scientifiche più recenti. Un aggiornamento di carattere generale, pubblicato sulle colonne dell'”Huffington Post”, nel quale si analizza innanzitutto il quadro sui farmaci antivirali attualmente disponibili e in grado di fermare e curare l’infezione: “C’è molta ricerca per trovare l’antivirale giusto contro SARS- CoV-2 e credo ci arriveremo molto presto. Il più promettente si chiama Molnupiravir. Lo studio è stato condotto in North Carolina su 200 persone e si è visto che, utilizzando questo farmaco, c’era una riduzione della carica virale importante ed era ben tollerato”,

Remuzzi ha poi aggiunto che anche Roche ha prodotto un antivirale che per adesso è una sigla (AT-527), come fatto, peraltro, anche da Pfizer: questo, in particolare, si potrà utilizzare a casa. C’è poi un secondo approccio, che prevede la terapia a casa con antinfiammatori, che “sono da utilizzare nelle prime fasi della malattia per evitare di andare verso la sindrome iperinfiammatoria, perché la malattia severa non dipende più dal virus che si moltiplica rapidamente nei primi 10 giorni, ma dipende dalla reazione infiammatoria e immunologica del nostro organismo al virus. Utilizzando la terapia con antinfiammatori ai primi sintomi probabilmente riusciamo a proteggere i pazienti dalla progressione verso forme di malattia severe”.

GIUSPPE REMUZZI: “BAMBINI E COVID, ECCO LA VERITÀ”

All'”Huffington Post” Remuzzi ha poi confidato che, per quanto attiene ai vaccini sui bambini dai cinque ai dodici anni per adesso non è rappresentano una priorità “perché tanto non si ammalano, ma è anche vero che quando si ammalano possono contrarre una sindrome che poi lascia anche dei reliquati, soprattutto neurologici, di dolori, e disturbi per molto tempo. Però, una ragione opposta è che i bambini che si infettano senza ammalarsi potrebbero anche contribuire all’immunità di popolazione”.

Poi, una precisazione ulteriore, a scanso di equivoci o di interpretazioni errate del suo messaggio: “Quando diciamo che i bambini di solito non si ammalano, dobbiamo anche premettere che in questo momento i nostri bambini non si infettano facilmente: da noi può non essere la priorità, dunque, la vaccinazione, ma in altre parti del mondo non è detto. In Brasile sono morti 900 bambini sotto i 5 anni su 500mila morti in totale. A scuola, invece, è importante il test salivare con analisi molecolare, che sarebbe addirittura più efficace del test classico molecolare: “C’è un articolo pubblicato su Science Daily che lo prova”.

REMUZZI: “ANTICORPI COVID PRESENTI NEL SANGUE GIÀ DIECI ANNI FA”

Dopo avere affrontato una rapida disamina sulla questione connessa alla terza dose di vaccino anti-Covid, nella quale ha sottolineato che sicuramente va fatta ai trapiantati, alle persone fragili da un punto di vista immunitario e agli 80enni con diabete e cardiopatie, Remuzzi ha espressamente affermato che essa può essere fatta unitamente all’antinfluenzale: “Lo rivela un lavoro inglese di cui parla il New York Times, in cui è stato osservato su 679 persone che gli effetti collaterali (dolori muscolari, febbre, stanchezza e dolori articolari) non aumentavano somministrandoli insieme”.

Spazio, poi, a una novità clamorosa: l’immunità preesistente, che riguarda alcune persone che sono protette anche senza vaccinazioni. “Questo è dovuto probabilmente al fatto di avere incontrato una cosa che assomiglia al Coronavirus in passato e che il sistema immune riconosce come se fosse SARS-CoV-2. Anche perché sul fatto che questo sia un virus nuovo non c’è certezza: può darsi che fosse con noi da molto prima di quando lo abbiamo conosciuto e che abbia avuto bisogno di adattarsi all’uomo. Recentemente hanno prelevato campioni di sangue in Olanda di donatori di 10 anni fa e alcuni di questi avevano anticorpi contro Covid…”.

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