Remuzzi “Coronavirus è ora meno aggressivo”/ “Le scuole potrebbero riaprire subito”

- Davide Giancristofaro Alberti

Il professore Remuzzi, direttore dell’Istituto di ricerche farmacologiche Mario Negri, ha parlato dell’evoluzione del coronavirus, che sembra meno aggressivo

giuseppe remuzzi tgcom24
Giuseppe Remuzzi a Tgcom24

Sono molti fra gli addetti ai lavori coloro convinti che il coronavirus sia cambiato nelle ultime settimane, dimostrandosi meno aggressivo. Fra questi anche il professore Giuseppe Remuzzi, direttore dell’Istituto di ricerche farmacologiche Mario Negri, che oggi ha rilasciato un’intervista al Corriere della Sera: “Forse – le sue parole proferite con molta cautela – siamo di fronte a una riduzione della carica virale“. La dimostrazione sarebbe la grande diminuzione del casi più critici, con “grandi difficoltà respiratorie”, scesi da un centinaio a zero negli ultimi giorni. A spiegare tale involuzione del virus potrebbe essere appunto la minor carica virale dello stesso: “Quando è molto elevata, la malattia di solito è grave – spiega il professor Remuzzi – Ora non succede più, non come prima, almeno. Al punto che gli studi italiani sui farmaci per combattere il virus sono in difficoltà perché non si trovano più malati”. Il virus, inoltre, non sembra più raggiungere i polmoni come nel mese di marzo e aprile, fermandosi invece alle vie respiratorie.

REMUZZI: “GUANTI E SANIFICAZIONE SONO INUTILI”

A modificare il virus potrebbero essere state le misure di distanziamento sociale messe in atto negli ultimi tre mesi, a cominciare dalle mascherine, passando per la distanza di uno/due metri, arrivando fino al lavaggio frequente delle mani: “sono la prima ragione di questo affievolimento”. Ma non è da escludere anche che il virus abbia fatto il suo corso, “a un certo punto – spiega Remuzzi – le epidemia si esauriscono”. Ciò non significa che l’emergenza sia passata anche perchè in queste settimane si stanno palesando sempre più persone infette che fanno fatica a guarire, persone che sono “a casa da cinque mesi in attesa dell’esito negativo del tampone”, e che si trovano in una sorta di “terra di mezzo”. Secondo Remuzzi la prossima sfida per la sanità sarà proprio la “gestione e l’assistenza di questa intera popolazione di malati a casa. È su questo che si misurerà la nostra capacità di ripartire davvero”. Remuzzi storce il naso di fronte all’utilizzo di guanti e alla sanificazione degli ambienti (“serve solo negli ospedali”), nonché al tamponamento di massa, che servirebbe solo per operatori sanitari, gli anziani e le persone i continuo contatto con il pubblico. Infine, a sorpresa sulle scuole: “Chiuderle subito era un provvedimento logico, di buon senso. Ma adesso non c’è alcuna ragione per non riaprirle”.

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