Renato Zero “Da bimbo fui molestato da un uomo”/ “Mio padre poliziotto? Fiero di me…”

- Silvana Palazzo

Renato Zero e il ricordo della violenza subito da bambino: “Fui molestato da un uomo”. L’infanzia e i sacrifici del padre poliziotto: “Era sempre fiero di me e non mi imponeva nulla…”

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Renato Zero, Domenica In

Renato Zero traumatizzato da un uomo quando era bambino

Nell’infanzia di Renato Zero c’è un momento traumatizzante che lo ha segnato. Si tratta di una molestia subita quando era bambino. Ne ha parlato le scorse settimane in un’intervista al Corriere, chiarendo che questo è uno dei motivi per il quale nel corso della sua carriera si è occupato anche del tema della pedofilia, come nel caso della canzone “Qualcuno mi renda l’anima”. Quando scrive le sue canzoni “accende” foto della sua memoria, dunque riaffiorò il ricordo di quella violenza subita quando era bambino. «Un signore con la patta sbottonata mi chiese: ‘perché non vieni qui a prendere le farfalline?’ Immagini un bambino che assiste a una cosa del genere… Il Renato adulto porterebbe quel signore al commissariato». A proposito di commissariato, Renato Zero ha un padre poliziotto.

Ma «tutt’altro che severo», come ci si potrebbe aspettare invece da un padre poliziotto. «Era un grande padre», ha ricordato spesso l’artista. Il 30 settembre di due anni fa, in occasione del suo compleanno, la Polizia di Stato diffuse sui social un post di auguri e un video in cui lo stesso Renato Zero raccontava la sua infanzia da figlio di poliziotto, l’attesa del pullman della Polizia che portava i figli degli agenti al mare di Ostia, la Befana della Polizia.

Renato Zero, il padre poliziotto e la molestia in pieno giorno…

Ogni volta che Renato Zero ripercorre la sua infanzia, ricorda i sacrifici dei suoi genitori, la madre Ada Pica e il padre Domenico Fiacchini, poliziotto che avrebbe voluto fare il tenore. Anche se la sua strada era ormai un’altra, continuava a esercitarsi tra le mura di casa. L’artista non ha mai nascosto l’importanza dei suoi genitori. Il padre però non ha mai giudicato le sue scelte. «È morto nel 1980 e di me è stato sempre fiero. Senza impormi nulla, suggerirmi niente, pretendere che fossi qualcos’altro da me», ha dichiarato Renato Zero in un’intervista a Vanity Fair.

Con la notorietà, quell’orgoglio è cresciuto: «Tutti gli chiedevano i biglietti gratis e lui sventolava con fierezza il biglietto comprato». Del resto, condividevano la passione per la musica: «Poteva diventare un grande tenore». Nella sua infanzia c’è poi quell’episodio della violenza subita in pieno giorno, nel pieno centro della Capitale, che ha metabolizzato all’interno del suo secondo album “Invenzioni”, raccontando la sua esperienza con gli “strumenti” che sa maneggiare meglio, parole e musica.





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