Renato Zero e l’incontro con Jimi Hendrix/ “Quando ho aperto il suo concerto…”

- Ruben Scalambra

Renato Zero scava nel suo passato e, in un’intervista al Corriere della Sera, ricorda alcuni passaggi simbolo della sua carriera. Come quando aprì il concerto di Jimi Hendrix…

Renato Zero
Il cantautore Renato Zero

Renato Zero e l’incontro con Jimi Hendrix negli anni ’60: “Ho aperto il suo concerto

Renato Zero è pronto a celebrare la sua carriera con 6 imperdibili concerti al Circo Massimo di Roma, dal 23 settembre al 1 ottobre. Un’occasione d’oro per celebrare i suoi 70 anni  – 55 di carriera – dopo la pandemia che l’ha visto costretto nel 2020 a rimandare i festeggiamenti. Reduce dal suo ultimo lavoro Atto di fede, il cantante romano ha rilasciato una lunga intervista al Corriere della Sera, raccontando a cuore aperto i retroscena della sua vita e della sua carriera, segnata anche da indimenticabili incontri con i grandi della musica.

A cominciare da Jimi Hendrix: “Alla fine dei Sessanta ho aperto il concerto di Jimi Hendrix al Brancaccio. Ballavo insieme ad altri sette. Abbiamo allargato le braccia verso il fondo della scena ed è entrato questo riccioluto che mordeva le corde della chitarra senza prendere la scossa, non capivo come fosse possibile“.

Renato Zero apre i cassetti della memoria: quando si esibì per un solo spettatore

Renato Zero ricorda la ricerca della musica per strada, nelle vie, quando i computer e le nuove tecnologie erano ancora un’ipotesi remota: “Più stavi in giro e più accadevano cose. Avevamo questa attitudine all’aggressione del marciapiede, della porta di un impresario, rispondevamo alla chiamata alle armi di musicisti che una volta cercavano un batterista, una volta un bassista. Le idee si mescolavano. Poi sono arrivati i computer e si è stravolto tutto. Qualcuno è convinto che mettersi davanti a un Pro Tools sia una vittoria. Io credo sia una sconfitta perché ti allontani dall’umano, dalla stanchezza fisica, mentale, dall’andare a cercare l’ispirazione“.

Fra i tanti ricordi del cantante, ce n’è uno che è rimasto impresso nella sua mente: un suo concerto cui prese parte un solo spettatore. Il suo racconto al Corriere della Sera: “Vigilia di Natale del ’73 al Folk Rosso. Il proprietario voleva rimborsargli il biglietto e mandarlo a casa. Mi imposi: “Ho lasciato la mia famiglia dicendo che sarei andato a lavorare”. Mi esibii per lui che tornò la sera dopo con 22 persone“.





© RIPRODUZIONE RISERVATA