Renault chiude 4 stabilimenti in Francia/ Ira Governo Macron “devono rimanere aperti”

- Niccolò Magnani

Renault vuole chiudere 3 stabilimenti auto, ma il Governo Macron-Philippe si oppone: “dobbiamo tenere aperto, ripartire dall’innovazione”

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È caos enorme in Francia per la decisione del Gruppo Renault di chiudere ben 4 stabilimenti e fabbriche auto a fronte della grave crisi economica scatenata dall’emergenza coronavirus: Dieppe, Caudan, Flint e Choisy-le-Roi sono i quattro siti a rischi chiusura nel maxi-piano di risparmi messo in campo dal Gruppo diretto da Jean Dominique Senard per far fronte alla crisi. C’è un problema però, lo Stato francese è azionista al 15% del gruppo di automotive tra i più importanti d’Europa e sul quale nei mesi passati, prima della fusione Fca-Peugeot era stato fatto oggetto delle mire degli Elkann per un maxi piano di fusione tra Renault-Nissan e Fca-GM, poi non andato a buon fine.

Il taglio da 2 miliardi di euro presentato da Renault non piace al Governo francese che vuole tentare di non peggiorare ulteriormente il mercato dell’auto già in forte crisi per via della pandemia: le chiusure, ancora in fase di discussione e quindi non del tutto definitive, rientrerebbero a pieno titolo nel piano strategico, che sarà svelato il 29 maggio. Il Governo Macron-Philippe vuole però tentare in tutti i modi di ovviare al problema presentando un piano alternativo che miri a conservare aperti i siti francesi Renault.

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RENAULT, IL GOVERNO SI OPPONE ALLA CHIUSURA DEI SITI

«Il governo è senza compromessi sulla conservazione dei siti Renault in Francia, se la casa automobilistica confermasse il suo desiderio di chiudere quattro siti nel paese come evocato dalla catena», ha spiegato in Parlamento il Primo Ministro Eduard Philippe, assicurando che lo Stato è estremamente attendo allo sviluppo del piano di Renault di cui è azionista. «Saremo estremamente esigenti che la Francia rimanga il centro mondiale per Renault di ingegneria, ricerca, innovazione e sviluppo», ha insistito il Primo Ministro, ribadendo «saremo estremamente legati alla qualità del dialogo e del sostegno sociale […] Esiste una forma di responsabilità aziendale per andare avanti, per trasformare, ma anche per tenere conto delle realtà del paese che lo accoglie e in un certo modo lo fa vivere. Renault è una società globale».

Nella trattativa sono sul tavolo sia il taglio di dipendenti che quello dei modelli, a fronte della forte crisi che attraversa il gruppo automotive: «fonti interne all’azienda hanno dichiarato a Reuters che il prossimo piano industriale del gruppo avrebbe visto un drastico taglio nel numero di modelli (con l’addio alle monovolume Scénic ed Espace), come ulteriore effetto del programma di riduzione dei costi», ha riportato il portale AutomobileAci. Il tutto alla vigilia dell’arrivo dal 1 luglio 2020 del nuovo ceo italiano per Renault, quel Luca De Meo che dovrà far fronte al momento di massima crisi possibile della Renault tanto in Francia quanto a livello internazionale.

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