Rendicontazione spese M5s, ora forfettaria/ Addio scontrini e cade l’ultimo “tabù”

- Silvana Palazzo

Rendicontazione spese M5s, ora sarà forfettaria: addio scontrini, parte il nuovo regime e cade l’ultimo “tabù” per il Movimento 5 Stelle

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Vito Crimi, leader M5s (LaPresse, 2020)
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«La storia più bella della giornata», così il giornalista e conduttore tv Nicola Porro ha definito la notizia sulla rendicontazione spese del Movimento 5 Stelle. Finiscono nel cassetto, quindi si chiude un’epoca per i grillini (come dimostra anche il dibattito sul doppio mandato). Addio agli scontrini, dopo un dibattito che va avanti da due anni. Era cominciato con la campagna elettorale per le Politiche, ma ora anche quest’altro tabù cade. I parlamentari M5s avevano messo nel mirino da mesi le rendicontazioni, chiedendo modifiche al regolamento con le più svariate giustificazioni. Il via libera però è arrivato giovedì con una e-mail del capo politico ad interim, Vito Crimi, il quale ha deciso di avviare una nuova forma di regime delle restituzioni, cioè quello “forfettario”. Come riportato dal Corriere della Sera, sono previste voci e oneri diverse, ma nella sostanza i parlamentari M5s possono non rendicontare più nulla, mentre il sistema attuale prevede un importo mensile minimo di 2mila euro, più una quota di mille euro per gli eventi e 300 euro per le spese di Rousseau, insieme alla restituzione di «tutto ciò che non è speso, oltre l’indennità e la diaria forfettaria».

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RENDICONTAZIONE SPESE M5S, ADDIO SCONTRINI: ORA REGIME FORFETTARIO

La voce soprariportata non c’è più, mentre la quota “eventi” è inglobata in un forfettario onnicomprensivo. C’è la voce per sostenere l’evento Italia 5 Stelle, 250 euro al mese da versare però in un’unica soluzione annuale. Sono quindi, come riportato dal Corriere della Sera, 3.300 al mese contro 3.550 ma senza scontrini. Una differenza non di poco conto. Non devono rendicontare nulla e solo se vorranno potranno pagare un forfait annuale, un po’ come avviene per gli altri partiti. Deputati e senatori dovranno quindi scegliere se adottare il nuovo sistema o continuare con quello attuale. L’ennesima giravolta su un principio fondativo di M5S non poteva essere riconosciuta dall’alto, quindi si è deciso di far ricadere scelta ricade su di loro, i parlamentari. Una cosa è sicura: resta la linea dura sui “furbetti delle restituzionI” nel Movimento 5 Stelle. Entro il 6 giugno i ritardatari devono versare i corrispettivi di fine 2019, mentre entro il 30 giugno vanno saldate le quote fino ad aprile. Il gruppo dei ritardatari a rischio espulsione conta una ventina di parlamentare su 298 totali, ma solo cinque hanno oltre sei mensilità arretrate da restituire. E c’è già stato l’ultimatum.

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