RENZI FONDA ITALIA VIVA/ Bersani: “Torno nel Pd? Non credete a Matteo”

- Davide Giancristofaro Alberti

Renzi fonda Italia Viva, Pierluigi Bersani rientra nel Partito Democratico: la replica dell’esponente di LeU

Renzi e Gentiloni
Matteo Renzi e Paolo Gentiloni (LaPresse, 2019)

Pierluigi Bersani non è intenzionato a rientrare nel Partito Democratico. Matteo Renzi si è staccato dal Pd creando Italia Viva, e in molti, fra cui lo stesso ex presidente del consiglio, avevano profetizzato un ritorno in automatico di Bersani fra i Dem. Un’ipotesi che non sembra però reale, come ha specificato lo stesso esponente di LeU, intervistato dai microfoni dell’agenzia Adnkronos: “Ma voi ancora credete alle cose che dice Renzi? Questa cosa la dice da tempo, ma non è affatto vera…”. Renzi aveva pronosticato: “Ora che esco io dal Pd, rientreranno Bersani, Speranza e D’Alema…”, ma la realtà sembrerebbe ben diversa. In merito al nuovo esecutivo nato negli scorsi giorni da un’alleanza fra il Movimento 5 Stelle e il Partito Democratico, l’ex ministro del governo Prodi ha ammesso: “Questo governo lo possono far cadere tutti. Lo può far cadere il Movimento cinque stelle, Leu, Zingaretti, e forse anche lo stesso Renzi…, poi, bisogna anche assumersi la responsabilità di questa caduta…”. (aggiornamento di Davide Giancristofaro)

RENZI FONDA ITALIA VIVA: IL COMMENTO DI ZINGARETTI

Il segretario generale del Partito Democratico, Nicola Zingaretti, torna ad esprimersi sulla scissione di Matteo Renzi dai Dem, e lo fa attraverso un’intervista rilasciata stamane al Corriere della Sera. Il governatore della regione Lazio spiega come lo scisma renziano era stato di fatto già messo in conto “per l’atteggiamento di vicinanza ma non partecipazione alla vita del partito che non ho mai compreso fino in fondo”. Secondo Zingaretti dividere il Pd resta un errore, ma ora bisogna “portare nel futuro” il partito. Sulla tenuta del governo dopo la nascita di Italia Viva, invece spiega: “Certo, è un rischio, perché con una nuova sigla politica cambia il quadro di governo e io mi appello al senso di responsabilità di tutti”. Infine un pensiero sulla possibilità di un’alleanza fra il Partito Democratico e il Movimento 5 Stelle alle prossime regionali: “Serve un processo politico di confronto, di dialogo e di avvicinamento”. (aggiornamento di Davide Giancristofaro)

ITALIA VIVA, SCISMA DI RENZI DAL PD: BOOM SOCIAL

La scissione di Matteo Renzi dal Partito Democratico, e l’annuncio della nascita del nuovo partito “Italia Viva”, ha senza dubbio rubato la scena negli ultimi due giorni. L’ex presidente del consiglio è tornato di prepotenza sotto i riflettori, e sul web non si è parlato d’altro. Come sottolineato da Quotidiano.net, citando i dati di Datamediahub, che si occupa appunto di analizzare l’editoria e il digitale, il nuovo gruppo politico dell’ex Premier ha ottenuto quasi 89mila menzioni e circa 376mila fra like, condivisioni, commenti, quelli che in gergo viene chiamato engagement. Peccato però che il “sentiment”, detto in maniera volgare, “l’umore” della gente, non sia stato proprio così positivo. Se infatti si prende in considerazione il post Facebook in cui Renzi annuncia l’addio al Pd, il 35% dei commenti è risultato essere contrario a tale mossa, mentre solo il 9% si è detto a favore. “Una negatività – spiega Pier Luca Santoro, patron di Datam – che proviene sia dalla sinistra e dai simpatizzanti del Pd, ma anche da destra, da Lega e Fratelli d’Italia”. (aggiornamento di Davide Giancristofaro)

ITALIA VIVA NUOVO PARTITO DI RENZI

«Il nome della nostra nuova sfida si chiama Italia Viva»: e così nella registrazione di Porta a Porta Matteo Renzi svela anche l’ultimo “dubbio” in merito al nuovo partito lanciato nelle scorse ore dopo la scissione dal Pd. Quando gli viene fatto notare che fino ad oggi controllava i gruppi parlamentari, Renzi sbotta «I parlamentari li ho lasciati tutti a Zingaretti. Basta con questa cosa che se faccio una cosa io c’è sempre un retropensiero. È una balla». Sempre da Vespa, il neo fondatore di Italia Viva spiega ancora meglio i motivi dell’addio dal Pd «Il tema è parlare, non fare una cosa in politichese, antipatica, noiosa ma parlare a quella gente che ha voglia di tornare a credere nella politica. Io voglio molto bene al popolo del Pd, per 7 anni ho cercato disperatamente giorno dopo giorno di dedicare loro la mia esperienza politica. Dopo di che le polemiche, i litigi, le divisioni erano la quotidianità». Poi lancia un messaggio al Premier Conte, che alcuni maligni potranno leggere come un nuovo “stai sereno”, «il governo non avrà problemi. Lo abbiamo fatto apposta per dare lunga vita all’esecutivo». In merito alla crisi di Salvini e del precedente Governo, Renzi affila ancora le armi «Salvini ha scelto deliberatamente, alla fine della sessione estiva del Parlamento, di aprire una crisi non per una infrastruttura bloccata dal no dei 5 Stelle o da un luogo di sofferenze, ma dal Papeete, fra cubiste e mojto». Infine, parlando di cosa sarà il nuovo “Italia Viva”, Renzi ammette «Il partito novecentesco non funziona più. Voglio fare una cosa nuova, allegra e divertente ma che metta al centro i problemi. È stato un sacrificio personale, la sera prima dell’intervista non ho dormito».

Qui invece il focus sui renziani in “Italia Viva”: chi va e chi resta nel Pd

CALENDA VS RENZI “SCISSIONE DI PALAZZO”

Continua il dibattito sulla scissione in casa Pd, l’ennesima, con l’addio di Matteo Renzi. Particolarmente netto Carlo Calenda nell’intervista rilasciata ai microfoni de Il Messaggero: «Io non so che cosa dice Renzi perché ne dice molte e spesso non fa quello che dice. Quello che mi sembra è che la sua sia una scissione parlamentare, che non ha nulla di diverso rispetto ai comportamenti che originariamente voleva rottamare». Questa l’opinione di Pippo Civati, intervistato da Radio Cusano Campus: «Mi pare che sia una grande operazione tattica e proporzionalista. Il punto è che con il proporzionale il Partito Democratico non ci sarà più: senza un sistema elettorale che polarizzi su grandi partiti, è normale che ognuno si metta in proprio. Mi pare che sia questo il messaggio di Renzi e di Calenda». In casa Lega, invece, si parla di una fusione ormai imminente tra le due nuove forze di maggioranza: «Credo che la scissione di Renzi dal PD fosse prevista e studiata, non mi ha stupito. E credo anche che ora, senza Renzi, Boschi ed altri elementi che potevano generare attrito tra le due forze di governo in carica, non ci sarà più alcun ostacolo alla fusione tra Pd e M5S», le parole del governatore del Veneto Luca Zaia. (Aggiornamento di Massimo Balsamo)

SALVINI VS MATTEO RENZI: “VENDUTO”

Parole taglienti quelle proferite dall’ex ministro dell’interno, Matteo Salvini, per commentare la decisione di Renzi di abbandonare il Partito Democratico per fondare un altro gruppo politico. Il leader del carroccio scrive così su Twitter: “Prima incassa posti e ministeri, poi fonda un “nuovo” partito per combattere Salvini. Che pena, cosa non si fa per salvare la poltrona… Il tempo e’ galantuomo, gli Italiani puniranno questi venduti”. Più soft invece l’ex alleato di Salvini, il ministro degli esteri, Luigi Di Maio, che ha commentato, intervistato dall’agenzia Ansa: “Nessuna sorpresa. Di certo per noi non rappresenta un problema, anche perché le dinamiche di partito non ci sono mai interessate. Lavoriamo per gli italiani, solo a loro dobbiamo dare risposte. Ogni singolo eletto del M5S – prosegue il capo politico dei grillini – ha un solo obiettivo, risolvere le problematiche dei cittadini. E ora che il governo è al completo dobbiamo lavorare con serietà e determinazione e portare a casa altre importanti misure per il Paese come il taglio dei parlamentari”. Infine il pensiero di Gentiloni, che non nomina mai l’ex Premier, anche se ovviamente la scelta di scindersi non viene condivisa: “Per me il Pd non è un episodio. È il progetto di una vita. Ci ho lavorato con Veltroni e Renzi, sono stato in minoranza con Bersani. Oggi è uno dei partiti progressisti europei più forti e aperti al futuro. In tempi così difficili, teniamocelo stretto. E guardiamo avanti”. (aggiornamento di Davide Giancristofaro)

MATTEO RENZI LASCIA IL PD: LE BORDATE AI COLLEGHI

Autentici siluri quelli lanciati contro M5s e Zingaretti, e anche al premier Conte anche se non direttamente: Matteo Renzi aveva detto che avrebbe fatto una “renzata” e così è stato, riprendendosi per un giorno il ruolo di protagonista della politica italiana con la mossa della scissione verso un nuovo partito lontano dal Pd. «I gruppi autonomi nasceranno già questa settimana. E saranno un bene per tutti: Zingaretti non avrà più l’alibi di dire che non controlla i gruppi Pd perché saranno “derenzizzati”», attacca l’ex Premier su Repubblica, che poi specifica «l’ho detto anche a Conte. Dunque l’operazione è un bene per tutti, come osservato da Goffredo Bettini. Ma questa è solo la punta dell’iceberg. Il ragionamento è più ampio e sarà nel Paese, non solo nei palazzi». Contro Salvini ma anche contro il M5s, ai quali torna a lanciare invettive dopo la “pausa” per la crisi di Governo risolta proprio con un “suo” accordo per un’asse giallorossa: «Di Maio non convince. Non ho fatto tutto questo lavoro per morire socio di Rousseau. Per me la politica è un’altra cosa rispetto all’algoritmo di Casaleggio. Ma non voglio disturbare il Pd». (agg. di Niccolò Magnani)

ZINGARETTI SU RENZI “UN ERRORE, CI DISPIACE”

Il segretario generale del Partito Democratico, Nicola Zingaretti, ha commentato la decisione ufficiale di Matteo Renzi di lasciare i Dem: “Ci dispiace. Un errore – scrive su Twitter il massimo esponente del Pd – ma ora pensiamo al futuro degli italiani, lavoro, ambiente, imprese, scuola, investimenti. Una nuova agenda e il bisogno di ricostruire una speranza con il buon governo e un nuovo PD”. Intanto emergono altre dichiarazioni della doppia intervista rilasciata dall’ex presidente del consiglio ai microfoni di Repubblica e de Il Sole 24 Ore: «Se lo avessi fatto tra sei mesi – aggiunge Renzi – tutti lo avrebbero letto come una minaccia al prosieguo della legislatura. Fatto ora che il governo sta partendo serve a fare chiarezza, in tutta sicurezza». Come specificato dall’ex primo cittadino di Firenze, alla prossima Leopolda, convegno politico ideato dallo stesso Renzi nel 2010, con cadenza annuale, verrà presentato il simbolo del nuovo partito fondato dallo stesso in compagnia di almeno una trentina di fedelissimi. Il primo impegno saranno le politiche, «sperando – dice l’ex premier – che siano nel 2023». (aggiornamento di Davide Giancristofaro)

RENZI PD: UFFICIALE L’ADDIO

E’ ufficiale la scissione dell’ex presidente del consiglio, Matteo Renzi, dal Partito Democratico. Come già anticipato nelle scorse ore, l’ex Premier è definitivamente uscito dai Dem e oggi ha rilasciato un’intervista al quotidiano Repubblica per provare a spiegare i motivi di questo divorzio: “Oggi il Pd – sostiene l’ex sindaco di Firenze – è un insieme di correnti. E temo che non sarà in grado da solo di rispondere alle aggressioni di Salvini e alla difficile convivenza con i 5S”. Renzi sarà seguito da altri esponenti democratici non convinti dalla recente alleanza con il Movimento 5 Stelle: “I parlamentari che mi seguiranno saranno una trentina – ammette – più o meno. Non dico che c’è un numero chiuso, ma quasi. I gruppi autonomi nasceranno già questa settimana – continua – e saranno un bene per tutti: Zingaretti non avrà più l’alibi di dire che non controlla i gruppi Pd perché saranno “derenzizzati”.

RENZI, ADDIO AL PD UFFICIALE

Secondo Renzi, che lunedì ha telefonato al premier Conte per informarlo in merito alla scissione, e nel contempo, dare pieno sostegno al governo, grazie a questo divorzio “probabilmente si allargherà la base del consenso parlamentare, l’ho detto anche a Conte. Dunque l’operazione è un bene per tutti, come osservato da Goffredo Bettini. Ma questa è solo la punta dell’iceberg. Il ragionamento è più ampio e sarà nel Paese, non solo nei palazzi”. Obiettivo di Renzi sarà quello fin da subito di combattere il populismo cattivo, “Abbiamo fatto un capolavoro tattico mettendo in minoranza Salvini con gli strumenti della democrazia parlamentare. Ma il populismo cattivo che esprime non è battuto e va sconfitto nella società. E credo che le liturgie di un Pd organizzato scientificamente in correnti e impegnato in una faticosa e autoreferenziale ricerca dell’unità come bene supremo non funzionino più”. Un pensiero infine sul segretario generale Zingaretti, con cui l’ex presidente del consiglio ammette di non avere alcun problema: “Abbiamo sempre discusso e abbiamo sempre mantenuto toni di civiltà personali. Qui c’è un fatto politico. Il Pd nasce come grande intuizione di un partito all’americana capace di riconoscersi in un leader carismatico e fondato sulle primarie. Chi ha tentato di interpretare questo ruolo è stato sconfitto dal fuoco amico”.

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