Renzo Montagnani e il dramma del figlio malato/ Lavorava per pagargli le cure, ma…

- Alessandro Nidi

Renzo Montagnani, attore italiano, ha vissuto un’intera esistenza nel dramma per via del figlio malato e fece alcune dolorose rinunce per stargli vicino

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Renzo Montagnani (foto: YouTube)

Renzo Montagnani, celebre attore italiano del cinema degli anni Settanta, fatto di commedie sexy, è stato per ampi tratti della sua carriera deriso dalla critica, venendo additato come un artista di serie B, che si adattava a quei copioni “poco impegnati”. Lo ricorda sull’edizione odierna de “Il Corriere della Sera” Walter Veltroni, il quale ricorda anche una frase pronunciata da Montagnani e passata alla storia: “Il talento non è solo quando fai Shakespeare, sai! Shakespeare è facile, la cosa più facile al mondo… Dici: ‘Onesta come le mosche che gremiscono i macelli folleggiando anche col vento…’. Lo dici come lo sto dicendo a te e la gente applaude, sbava rispetto, si commuove… È farsi apprezzare dicendo ‘che bel sedere’ che è difficile”.

Una verità dietro alla quale se ne cela un’altra, ancora più terribile: la malattia del figlio Daniele. Proprio per lui, per pagargli le cure necessarie, dispendiose sotto il profilo economico, Montagnani scelse di sacrificare la carriera, rinunciando a lungometraggi di nicchia per dedicarsi a quei film che lui non amava, pur rispettandoli. Una rinuncia dolorosa, ma fatta per la più giusta delle cause. Anche se questo non gli lenì il dolore, che emerse in tutta la sua prepotenza in occasione di un convegno del 1977, nel corso del quale asserì: “Un critico, un giorno, ha scritto di me ‘attore da bordello’… Io ho sofferto tanto, perché non mi sento affatto un attore da bordello, mi sento un attore che ha alle spalle ventiquattro anni di professione seria…”.

RENZO MONTAGNANI E IL DRAMMA DEL FIGLIO MALATO RACCONTATO DA EDWIGE FENECH

Renzo Montagnani ha sofferto per non avere fatto una carriera diversa, in quanto pensava di meritare di più e prediligeva i ruoli più colti. Un’affermazione confermata su “Il Corriere della Sera” da Edwige Fenech, che tante pellicole ha condiviso con l’attore. “Gli volevo molto bene, era un uomo di estrema sensibilità – ha rivelato -. Era capace di piangere o di commuoversi per i gesti di affetto nei suoi confronti. Voleva molto bene a mio figlio, che allora era piccolo. Lo trattava da grande, come fosse un suo amico”. I suoi occhi erano però perennemente velati dalla tristezza, che scaturiva dal suo amore per Daniele e dal dramma della sua situazione di salute, in merito alla quale si confidò in alcune occasioni anche con la Fenech, “ma lo faceva poco, con grande sofferenza e facendo forza alla sua discrezione. Sentivo che per lui era una cosa terribile. Era un padre pieno di amore e di dolore. Renzo era un orso buono. E nonostante il suo fardello di dolore, con lui non si smetteva di ridere mai”.



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