RETTIFICA/ Sull’articolo riguardante le Pmi davanti alla crisi da Covid-19

- La Redazione

Rettifica in merito a quanto riportato nell’articolo “CRISI DA COVID-19/ Francesco e Draghi, le speranze per le Pmi davanti alla crisi” pubblicato su queste pagine il 29 marzo

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(LaPresse)
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In merito a quanto riportato nell’articolo CRISI DA COVID-19/ Francesco e Draghi, le speranze per le Pmi davanti alla crisi” pubblicato su queste pagine il 29 marzo ci è giunta richiesta di rettifica da parte di Forno d’Asolo di cui riportiamo qui di seguito il testo.

Con riferimento all’articolo “CRISI DA COVID-19/ Francesco e Draghi, le speranze per le Pmi davanti alla crisi”, pubblicato su ilSussidiario.net in data 29 marzo 2020, spiace constatare come Forno d’Asolo sia stato citato, senza fornire ai propri lettori gli strumenti per consentire loro di informarsi correttamente e senza aver interpellato la stessa Forno d’Asolo per un’opportuna verifica dei fatti, con il rischio di inviare messaggi preoccupanti e fuorvianti che in questo momento di crisi, con un Paese in situazione di difficoltà, sono decisamente da evitare.

Forno d’Asolo è una grande realtà imprenditoriale italiana, seria e solida. Tale è e tale resterà: per questa ragione, si è vista costretta a intervenire – come tutti – a seguito dello sviluppo dell’emergenza sanitaria nazionale collegata al Coronavirus, che ha comportato l’emissione di plurimi decreti governativi e ordinanze il cui effetto, come noto, è stato anche quello di bloccare totalmente il canale Horeca (caffè, bar, ristoranti, hotel), che incide per il 90% delle vendite di Forno d’Asolo. In ragione di ciò, gli ordini dei 40 mila clienti dell’azienda sono crollati e la produzione si è ridotta al minimo e attualmente è praticamente ferma.

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A fronte di questa situazione oggettiva e imprevedibile, Forno d’Asolo ha assunto decisioni necessarie e soprattutto dolorose, che come auspica l’articolo in questione, fanno parte dell’”Avere un atteggiamento di responsabilità sociale dell’intera filiera: dipendenti, clienti e fornitori”.

In concreto, Forno d’Asolo si sta facendo carico del sostegno di oltre 280 agenti monomandatari (partite iva), di 30 piattaforme distributive con 180 consegnatari (piccoli padroncini autonomi) e garantisce la retribuzione e il posto di lavoro a oltre 500 dipendenti. Supporta inoltre col credito oltre 30 mila clienti (piccole imprese di cui molte familiari), che hanno dovuto chiudere la loro attività nella speranza di poter riaprire presto. Forno d’Asolo li aiuta oggi e li aiuterà a ripartire domani.

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Come spiega Alessandro Angelon, CEO di Forno d’Asolo: «Aziende come la nostra rivestono oggi un ruolo chiave. Siamo quelli che garantiscono la continuità della filiera; ci accolliamo tutti i costi e i rischi, estremamente gravosi, di agenti di vendita, della distribuzione, del servizio e supporto ai clienti. Garantiamo la massima regolarità e continuità di business ai nostri fornitori. Siamo noi il vero baluardo da difendere. Stiamo facendo la nostra parte supportando la filiera a valle, senza la quale il mercato non esisterebbe, ma abbiamo bisogno che qualcuno faccia la propria parte sulla filiera a monte, a tale proposito esistono strumenti messi a disposizione dalle istituzioni per far fronte all’emergenza economico finanziaria».

Tutto questo purtroppo non trova alcuno spazio nell’articolo ed è normale visto che l’azienda non è stata interpellata, riportando invece solo un estratto della nostra lettera ai fornitori del 23 marzo; così si dipinge un quadro gravemente lesivo dell’immagine e dell’impegno di Forno d’Asolo. L’articolo ha omesso di sottolineare come avessimo precedentemente contattato in via diretta i nostri fornitori, spiegando loro la situazione e garantendo una rapida e concordata definizione di piani di rientro, così da provvedere al più presto ai regolari adempimenti.

Forno d’Asolo, in una situazione globale che presenta uno scenario estremamente incerto, auspica che le misure concrete a sostegno dell’economia messe a disposizione dal Governo vengano subito fornite al mondo dell’impresa. L’azienda, come dimostrato, si fa carico il più possibile delle gravi difficoltà della filiera più debole: agenti, consegnatari, baristi; ma non può assumere il ruolo di capro espiatorio e non può accettare che il proprio oggettivo impegno all’insegna della responsabilità sociale sia così gravemente travisato.

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