Revolut, prima banca globale/ Il fondatore “Sarà l’Amazon dei servizi finanziari”

- Emanuela Longo

Revolut, la prima banca globale. Parla il fondatore Nik Storonsky: “Ecco il nostro obiettivo, un milione di clienti in Italia nel 2020”

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Revolut (Facebook)

Revolut, con la sua nascita ha segnato negli ultimi anni l’inizio di una vera e propria guerra al mondo delle banche. L’obiettivo, dal giorno della sua creazione ad oggi, resta sempre il medesimo ed è ben spiegato dal suo fondatore e CEO, il giovane Nik Storonsky, 35 anni, imprenditore di professione: rivoluzionare il mercato per “mettere il cliente sempre al centro”. Secondo Nik, spiega Business Insider Italia, i profitti delle banche sono destinati a calare. “Le più grandi sopravvivranno, le altre no”, dice. Revolut nasceva quattro anni fa ed ora punta a diventare la più grande fintech d’Europa: “Abbiamo oltre 8 milioni di clienti, in Italia ne abbiamo 300mila ma arriveremo a mezzo milione prima di fine anno”, ne è convinto il suo fondatore che punta a “un milione per il 2020 e quota 5 milioni in cinque anni. Il trend è segnato”. Revolut ha la licenzia bancaria e l’intento dell’imprenditore è quello di aumentare i propri servizi, ma “per noi è fondamentale far risparmiare i nostri utenti fornendo loro quello di cui hanno bisogno”, dice.

REVOLUT, PRIMA BANCA GLOBALE

L’imprenditore russo-britannico a capo di Revolut, Nik Storonsky, a Startup Business ha di recente dichiarato il prossimo step della sua azienda: “creare la prima vera banca realmente globale, l’Amazon dei servizi finanziari se vogliamo fare un parallelo, e voglio farlo rendendo non solo globale ma anche semplice e per la gran parte gratuito l’accesso e l’utilizzo di servizi finanziari per tutti”, dice. Ma cos’è davvero Revolut? Per farla breve, si tratta di una banca, o meglio, un circuito virtualizzato come Hype, Widiba, BuddyBank. La particolarità nata dall’intuito dello stesso Storonsky è stata quella di scommettere sulla quantità delle transazioni riducendone drasticamente i costi per l’utente finale. “Prima le banche ridevano di noi, poi hanno cercato di copiarci. E alla fine si sono rese conto che non riescono a farlo perché i loro processi sono troppo lunghi”, ha dichiarato Nik.



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