RIALZO SPREAD/ Governo e Pil, le ragioni che lo spingono in alto

- Paolo Annoni

Lo spread e il rendimento del decennale italiano negli ultimi due giorni hanno dato segnali preoccupanti. È bene capirne le ragioni

crollo borsa di milano coronavirus spread
(LaPresse)

Lo spread e il rendimento del decennale italiano negli ultimi due giorni hanno dato segnali preoccupanti. I “media” hanno raccontato delle tensioni sull’asse Roma-Bruxelles perché l’Europa sarebbe preoccupata dell’andamento del deficit italiano, della cui salita non si vede neanche lontanamente la fine. L’Europa prima o poi chiederà il rientro e questo sarà causa di tensioni sullo spread com’è sempre accaduto negli ultimi anni. L’Europa chiederà “austerity” e incremento delle tasse e se il Governo italiano non sarà pronto ad attuarle si arriverà, inevitabilmente, alle tensioni finanziarie fino a che si sarà trovato un accordo; e cioè fino a quando non si saranno accontentate le richieste europee. Dato che abbiamo un Governo europeista dovremmo chiederci, quindi, come possano prodursi tensioni.

Lo scenario secondo noi è questo: l’economia italiana è uscita devastata dalla pandemia perché l’Italia, fonte Ocse, ha avuto le restrizioni più lunghe e durature al mondo dopo la Cina. Oggi le tensioni sociali vengono a malapena contenute da una serie di condizioni e misure che non possono che essere temporanee. Il blocco degli sfratti, quello dei licenziamenti, i “ristori”, i bonus, i cashback possono durare solo fino a un certo punto; lo stesso si può dire di decine di migliaia di ex appartenenti alla classe media, si pensi ai ristoratori, che possono attingere ai risparmi solo fino a un certo punto. Questo a meno di mettere il debito su una traiettoria da Paese sudamericano che non potrà mai essere tollerato dall’Europa.

L’Europa quindi chiederà il rientro in un Paese che rimane devastato dalla pandemia e che oggi è “fuori” con delle previsioni di crescita del Pil per il 2021 semplicemente lunari. Anche un Governo europeista, tanto più se debole e rabberciato come quello attuale, farebbe molta, moltissima fatica a imporre le “ricette” che verranno chieste. Il Governo italiano oggi prevede, per il 2021, una crescita del Pil del 6%. È lunare, come abbiamo detto, e non occorre essere degli economisti per capirlo.

Dividiamo il 2021 nei classici quattro trimestri. Il primo sarà peggiore di quello del 2020 perché l’anno scorso fino a metà febbraio non c’era la pandemia. Il secondo, forse, sarà migliore perché le restrizioni potrebbero finire prima che nel 2020. Il terzo sarà sicuramente peggiore perché l’estate italiana del 2020 è stata sostanzialmente normale, ma si è già chiaramente anticipato che certe libertà, che, si dice, sono state pagate a ottobre, non saranno più permesse. Rimane il quarto trimestre, ma da quello che si legge in giro, si vedano per esempio alcune dichiarazioni di Macron di mercoledì, non è lecito sperare nella fine della pandemia.

Queste sono le ragioni delle tensioni perché il Governo italiano, seppur “europeista”, è fragile e il Paese devastato da restrizioni che sono state e sono tuttora peggiori di quanto i giornali italiani abbiano raccontato sui Paesi esteri. Il nostro Governo dovrebbe aprire l’economia prendendosi qualche rischio sulla pandemia oppure prepararsi a introdurre tasse sul macinato. In questo secondo caso serve un Governo con un’altra credibilità e forse con una base popolare più solida. Altrimenti arrivano le tensioni sociali.

C’è un ultimo corollario. “L’Europa” non farà una grande figura e i sentimenti europei degli italiani ne usciranno ridimensionati. Questo però non è un prodotto delle “fake news” o dell’odio dei populisti. Questo, ancora una volta, è il frutto avvelenato della narrazione dell’europeismo italiano che per mesi ha presentato il Recovery fund o il Mes come una grande elargizione a fondo perduto “dell’Europa”: amica e solidale dopo la chiusura delle frontiere e il blocco delle forniture mediche di marzo. Un racconto di pura fantascienza che condanna l’Unione a misurarsi con un’immagine impossibile da rispettare e che alla fine rende la “figuraccia” inevitabile. 



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