RIAPERTURA IMPIANTI SCI?/ Ecco cosa prevede il protocollo al vaglio del Cts

- Alberto Beggiolini

Mentre in alcune aree di montagna ci si prepara all’innevamento, è attesa la decisione del Cts sul protocollo per poter riaprire gli impianti di risalita

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(Pixabay)

Si fa neve. A dire il vero, sono solo timidi inizi, per ora limitati a certe ski area, come Kronplatz-Plan de Corones, Alta Badia e Val Gardena, in Alto Adige, e ancora in Artesina e Prato Nevoso, in Piemonte: la chiamano “neve tecnica”, ossia una base sulla quale poi proseguire con gli innevamenti programmati più consistenti, confidando anche sulle precipitazioni naturali. Ma, con la complicità delle temperature fortemente abbassate, si sta sparando neve anche ai Tondi del Faloria, sopra Cortina, territorio veneto, quindi in una “zona gialla” che teoricamente consentirebbe un’apertura degli impianti di risalita probabilmente dal 18 dicembre, con la scadenza dell’ultimo Dpcm fissata al 3. Anche se le gare del mondiale di snowboard del 12 dovranno tristemente essere disputate senza pubblico.

In questa spiazzante incertezza, con quasi tutti i Paesi europei in lockdown, l’intero settore turismo-neve resta in bilico (non solo gli impiantisti, ovviamente, ma tutta la filiera legata alle vacanze invernali sui monti: ristoranti, alberghi, servizi, commerci, noleggiatori, istruttori). Proprio oggi il Comitato tecnico scientifico nazionale è chiamato a valutare il protocollo faticosamente elaborato dalla Conferenza Stato-Regioni sulle disposizioni necessarie per garantire la riapertura in sicurezza degli impianti di risalita, sempre che le restrizioni generali la consentano. È anche evidente che l’eventuale divieto di spostamenti interregionali deprimerebbe drasticamente qualsiasi possibilità, ratificando la perdita a oggi preventivata del comparto, che va dal -70 al -95%, cioè da 8,5 a 10 miliardi di euro.

Ma cosa prevede il protocollo? Per sciovie, skilift, funivie, seggiovie e cabinovie la limitazione del numero massimo di presenze giornaliere, con un tetto massimo di skipass giornalieri vendibili. Sanificazione frequente degli spazi comuni e delle superfici più toccate. Formazione del personale. Aerazione degli ambienti. Creazione di percorsi che garantiscano il distanziamento interpersonale di almeno un metro. Percorsi distinti di entrata e uscita degli utenti, per evitare l’incrocio dei flussi. Mascherine obbligatorie per i passeggeri. Soluzioni organizzative per ridurre code e assembramenti alle biglietterie (app per smartphone, prevendite on-line ecc). Dispenser di gel per l’igienizzazione delle mani. Per le seggiovie si conferma la portata massima al 100% della capienza, con uso obbligatorio di mascherina; per le cabinovie riduzione a due terzi della capienza massima ed uso di mascherina. Per le funivie, riduzione al 50% della capienza massima. Nelle cabinovie e nelle funivie deve essere garantito il ricambio d’aria con l’apertura dei finestrini. Promozione dell’acquisto online del biglietto per evitare la formazione di code e decongestionare i flussi.

Questo per gli impianti. Ma c’è anche il delicato capitolo dell’after-ski e delle attività di somministrazione di bevande e alimenti nelle baite in prossimità degli impianti, dove saranno regolati gli ingressi e le uscite. All’interno delle strutture il servizio bar e ristorazione potrà essere gestito solo con posti a sedere, nel rispetto delle regole già definite dai protocolli sulla ristorazione e pubblici esercizi.

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