RIAPERTURE 3 GIUGNO/ “Turismo in crisi, la mobilità tra Regioni può ancora salvarlo”

- int. Giorgio Palmucci

La ripresa della mobilità in tutta l’Italia è un passo importante: dà fiducia agli operatori e rilancia il turismo domestico, che vale il 50%

traffico autostrade
Autostrade, immagine di repertorio (LaPresse)

Il governo sembra ormai intenzionato a dare il via libera alla riapertura della mobilità fra tutte le Regioni, con il possibile via libera a 7 milioni di vacanzieri made in Italy. Per l’industria turistica italiana, come spiega Giorgio Palmucci, presidente di Enit, “sarebbe un passo davvero importante che favorirà soprattutto il turismo domestico”. Scongiurato il rischio di una “segregazione” della Lombardia, che secondo un’indagine del Touring club italiano garantisce di gran lunga il numero più alto in Italia di presenze (oltre 46 milioni) e la spesa turistica maggiore (14 miliardi su un totale stimato in 65 miliardi di euro). “Un’apertura differenziata – sottolinea Palmucci – sarebbe stata interpretata come un segnale di incertezza, che avrebbe reso ancor più fragili le prospettive dei prossimi mesi”. Resta il fatto che la prossima stagione “sarà breve e complicata” e che in Europa sarà necessario evitare “decisioni di singoli paesi o accordi bilaterali che limitano la mobilità interna alla Ue”, perché serve invece “una strategia europea. Il tutto, ovviamente, sotto la stretta osservanza delle prescrizioni sanitarie previste”. La speranza? Che il turismo italiano, dopo aver superato tanti momenti difficili in questi ultimi trent’anni “possa rinascere anche da questa catastrofe inaspettata, ritrovando nuovo slancio, eliminando magari errori commessi nel passato e innovando in un’ottica di accessibilità e sostenibilità”.

Dal 3 giugno il governo dovrebbe riaprire alla mobilità fra tutte le Regioni. Può essere un primo passo per rilanciare un settore in ginocchio come il turismo?

Sicuramente sarebbe un passo importante che tutti aspettiamo, perché dopo la fine del lockdown il fatto di poter rimanere solo all’interno della propria Regione renderebbe difficile agli operatori turistici poter programmare la stagione estiva, che comunque sarà breve e complicata. La mobilità fra tutte le Regioni favorirà il turismo domestico, che rappresenta quasi il 50% del business nazionale.

Quanto è costato finora il lockdown al settore turismo?

Dalla fine di febbraio c’è stato un blocco totale di qualsiasi attività turistica, a partire dalla stagione sciistica che si è chiusa l’8 marzo con l’inizio del lockdown. Da marzo a maggio abbiamo perso tre mesi, con danni enormi considerando che in questo periodo c’erano le festività di Pasqua e il ponte del 25 aprile-1° maggio, appuntamenti che danno risultati molto interessanti.

Può fornire qualche numero a corredo?

Come riportano i dati del Bollettino Enit, nei primi quattro mesi del 2020 il traffico aeroportuale internazionale verso l’Italia è diminuito del 64,8% e gli arrivi aeroportuali dal 1° gennaio al 17 maggio sono calati del 70%. Guardando alle previsioni sull’intero 2020, i visitatori totali, cioè l’aggregato internazionale e nazionale, diminuiranno del 41% rispetto al 2019. Ciò equivale a 47 milioni di visitatori in meno. E si prevede che i pernottamenti turistici totali diminuiranno di 154 milioni e la spesa turistica totale di 65 miliardi di euro.

Nei giorni scorsi si è parlato di aperture differenziate, soprattutto per la Lombardia. Se fosse rimasta isolata, quanto avrebbe perso il turismo nazionale? E quanto avrebbero perso le altre Regioni senza i turisti lombardi?

Un’apertura differenziata sarebbe stata interpretata come un segnale di incertezza e il fatto di “recludere” una Regione importante come la Lombardia avrebbe reso ancor più fragili le prospettive dei prossimi mesi.

Si discute molto in questi giorni della patente di immunità. Per il ministro Boccia è anticostituzionale, per i virologi non è fattibile. Lei che idea si è fatto?

Bisogna seguire le indicazioni dell’Istituto superiore di sanità e del ministero della Salute. Nel momento in cui si rispettano le misure e le regole stabilite a livello nazionale, si dovrebbe rendere la vita più facile a tutti, operatori e turisti.

Distanziamento fra le persone e anche tra gli ombrelloni, obbligo di mascherina, percorsi differenziati: queste regole possono scoraggiare i turisti e possono penalizzare molto gli operatori?

L’insicurezza che stiamo vivendo porta certamente a cambiare i comportamenti sociali. Non è tanto questione di punire chi non rispetta le indicazioni, quanto che a ciascuno spetta la responsabilità di evitare di contagiare o di essere contagiato. Dopo due mesi di quarantena, è legittimo il desiderio di reincontrarsi, ma nel futuro immediato penso che si sceglierà una meta turistica non solo in base al prezzo, ma anche in riferimento alla sicurezza. Bisognerà trovare il giusto mix, evitando però che l’emozione che sa offrire una vacanza o un viaggio sia soffocata da misure sanitarie eccessive e complicate. Ma un’emozione in un ambiente sicuro comporta dei costi per gli operatori e delle regole che potranno essere affinate proprio perché non ancora testate nella realtà.

Considerando la situazione attuale e le regole previste, i turisti cosa privilegeranno di più: montagna, mare, località di prossimità, città d’arte?

La scelta per la prima vacanza che potranno permettersi sarà per una destinazione non tanto lontana da casa, quindi un turismo domestico e possibilmente di prossimità. In secondo luogo, visto l’obbligo del distanziamento, che non è solo sociale ma ormai psicologico, l’approccio sarà per una vacanza più individualista che di gruppo. Più facile che si scelgano la montagna, che permette una vacanza più sportiva e di movimento rispetto a quella balneare, e la scoperta di località meno frequentate e affollate. Gli italiani tenderanno a “diffondersi” meglio su tutto il territorio nazionale.

L’Italia vanta un patrimonio artistico, paesaggistico e culturale di primissimo ordine. Ma visitare monumenti e musei implica spesso sottoporsi a lunghe code. Saranno molto penalizzate le città d’arte?

Le città d’arte non sono solo le grandi città che hanno flussi turistici molto elevati. In Italia abbiamo 55 siti Unesco, di cui il 60% sono in comuni con meno di 5mila abitanti. Abbiamo anche una ricchezza artistica e naturale molto diffusa. Rispettando le regole stabilite per visitare musei, chiese e luoghi ad alto valore artistico non ci dovrebbero essere problemi per continuare ad avere un buon flusso di turisti nelle nostre città d’arte.

Bonus vacanze e decreto Rilancio: sono misure utili e sufficienti per rilanciare un settore in ginocchio?

Credo che, già dal decreto Cura Italia, siano state adottate misure per cercare di contrastare questa emergenza. Anche il ministero dei Beni culturali e del turismo ha più volte dichiarato che verranno emanati nuovi strumenti per un settore, il turismo, che rappresenta oltre il 13% del Pil italiano e che necessita di un sostegno importante per superare questa pandemia. Ci sono stati passi avanti e sono sicuro che altri ne seguiranno.

Il ministro Gualtieri ha auspicato che parte dei miliardi del Recovery Fund possano essere destinati al settore del turismo.

Ciò che auspica il ministro Gualtieri è in linea con quello che hanno dichiarato il presidente del Consiglio e il ministro dei Beni culturali: nel Recovery fund ci saranno risorse per adottare misure di rilancio del settore nel suo complesso.

Dal 15 giugno la Grecia apre ai turisti di 29 paesi, tra cui però non figura l’Italia. Rischiamo di essere tagliati fuori dalle rotte turistiche?

Spero proprio di no. Sarebbe, anzi, auspicabile che a livello Ue venissero definite regole omogenee così da permettere gli spostamenti all’interno dell’area Schengen e dell’Europa senza discriminazioni e senza l’obbligo dei 14 giorni di quarantena, perché ciò impedirebbe di fatto di poter fare una vacanza. No a decisioni di singoli paesi o ad accordi bilaterali che limitano la mobilità interna alla Ue, sì a una strategia europea. Il tutto, ovviamente, sotto la stretta osservanza delle prescrizioni sanitarie previste.

È giusto aprire ai turisti stranieri o si rischia di importare casi positivi?

Se tutto avviene nel rispetto di norme sanitarie omogenee, non vedo perché debbano sussistere posizioni nazionali differenti.

Lo stesso vale per gli italiani che vogliono trascorrere una vacanza o effettuare un viaggio all’estero?

Assolutamente sì.

I virologi temono per l’autunno una seconda ondata. Dovesse arrivare, metterebbe ko la stagione invernale e sciistica prossima ventura?

Mi auguro che questo non accada.

Il compito di Enit è promuovere l’immagine dell’Italia nel mondo. Come ci vedono gli stranieri? Siamo una meta ancora appetibile o un paese pericoloso da cui stare alla larga per un po’?

Anche nel periodo di lockdown siamo riusciti a mantenere aperti, in modalità smart working, tutti i nostri 28 uffici nel mondo per avere il polso delle prenotazioni e del sentiment verso l’Italia nei vari paesi. In un mese e mezzo abbiamo raccolto sui social e sul web più di 700mila menzioni sull’Italia e la stragrande maggioranza ha espresso un sentiment positivo, confermando l’idea che l’Italia resta una destinazione da sogno, una meta ambita. C’è un senso di vicinanza, di empatia e di attenzione molto forte. Chiaro, a tutto questo va abbinato uno sforzo in termini di sicurezza.

Questo sentiment positivo si riscontra non solo in Europa ma anche in altre aree?

Sì, dall’Estremo Oriente al Nordamerica, anche se qui al momento è ancora preclusa la possibilità di raggiungere le mete europee, non solo italiane.

Cosa sta facendo Enit per sostenere e promuovere il turismo italiano?

In questo momento dobbiamo promuovere soprattutto Italia su Italia e paesi europei. Abbiamo rivoluzionato il nostro Piano 2020, presentato a novembre scorso, lavorando con ministero e Regioni per sostenere il turismo domestico, in favore soprattutto di nuove località e nuovi turismi da scoprire, la promozione digitale, non potendo al momento organizzare o partecipare a fiere, e la formazione, fondamentale per poter raccontare in maniera incisiva quello che si può fare visitando l’Italia.

Qual è il suo auspicio sul futuro del turismo in Italia?

Negli ultimi 30 anni il turismo ha vissuto momenti molto difficili, dall’attacco alle Torri Gemelle alle guerre del Golfo, dagli tsunami ai vulcani che eruttavano in Islanda. Ne siamo sempre venuti fuori. Spero che si possa rinascere anche da questa catastrofe inaspettata, ritrovando slancio, eliminando magari errori commessi nel passato e innovando in un’ottica di accessibilità, sostenibilità e capacità di rispondere sempre meglio alle aspettative di viaggiatori che arrivano da ogni parte del mondo.

(Marco Biscella)

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