Riccardo Muti/ 5mila burattini: “Il mio pubblico” (A raccontare comincia tu)

- Emanuele Ambrosio

Riccardo Muti ospite di “A raccontare comincia tu” di Raffaella Carrà: il jet lag e la morte come argomenti centrali della sua vita. I burattini

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Riccardo Muti, foto di Silvia Lelli

La casa di Riccardo Muti contiene tantissime emozioni e grazie a Raffaella Carrà abbiamo la possibilità di entrarci, con la messa in onda della replica di A raccontare comincia tu. Il maestro apre una stanza dove mostra cinquemila burattini proprio in tradizione partenopea: “Sono il mio pubblico, mi guardano e ascoltano in silenzio”. Ha poi spiegato che il merito della collezione è del papà della moglie, che specifica: “Faceva il dentista, ma era più burattinaio”. Tra le tante cose a cui tiene c’è anche La Divina Commedia di Dante Alighieri che espone in diverse edizioni e che colleziona con cura. Alla Carrà poi recita alcuni versi che proprio Dante ha scritto nella sua celebre opera: “Questi significano che la musica non è attenzione, ma rapimento”. (agg. di Matteo Fantozzi)

“Da quando sono nato ho il jet lag”

Raffaella Carrà fa “irruzione” nella casa del maestro Riccardo Muti per il programma “A raccontare comincia tu”. Tra le prime indicazioni c’è quella legata al jet lag, il fuso orario. L’uomo infatti ha girato tutto il mondo con il suo lavoro, specificando: “Io il jet lag ce l’ho fin da quando sono nato“. Dalle sue parole si capisce la saggezza di un uomo che ha fatto la storia del nostro paese con la sua sensibilità e la sua grande voglia di entrare nel cuore della gente. Si affronta un tema molto delicato come la morte e specifica: “Voglio fare altre cose prima di essere orizzontale. Una volta un uomo mi ha chiesto quanti anni avevo, ha preso un metro e mi ha fatto vedere che ero arrivato a 70 ed ero vicino alla fine. Ho promesso che sarei tornato a trovarlo una volta morto“. Raffaella Carrà apprezza la sensibilità di un artista di grandissima intelligenza anche nel parlare della vita. (agg. di Matteo Fantozzi)

Torna a parlarne Raffaella Carrà

Riccardo Muti ospite della nuova puntata di “A raccontare comincia tu“, il programma di interviste condotto da Raffaella Carrà e trasmesso in replica su Rai3. Domenica 2 agosto 2020 è la volta del direttore d’orchestra che per la prima volta ha aperto le porte della sua casa di Ravenna per raccontarsi a cuore aperto ai telespettatori di Raffaella Carrà. Un lungo viaggio alla scoperta di uno degli artisti italiani più amati e conosciuti al mondo: dai ricordi di infanzia all’immenso amore per la musica e pianoforte che l’hanno portato, con costanza, disciplina, sacrificio e innegabile talento, a dirigere per ben 20 anni il Teatro Alla Scala di Milano. Una chiacchierata tra amici quella fatta tra Riccardo e la regina della tv italiana Raffaella Carrà a cui ha confidato alcuni ricordi legati anche alla sua infanzia e alla madre. “Mia madre non applaudiva perché riteneva non fosse conveniente. Per lei erano gli altri che dovevano applaudirmi, la mia famiglia doveva rimanere neutrale” – ha detto il direttore d’orchestra che ha poi parlato della donna della sua vita – “Cristina, altra figura fondamentale, punto di riferimento e supporto costante, i figli, i nipoti”.

Riccardo Muti tra la passione per la musica e l’amore per Napoli

Non solo, Riccardo Muti durante la chiacchierata fatta con Raffaella Carrà nel programma “A raccontare comincia tu” ha anche svelato cosa significa per lui la musica. “Che cos’è la musica?” – gli domanda la Carrà a cui il direttore d’orchestra risponde: “non è solo intrattenimento ma una necessità dello spirito”. Muti poi si sofferma sulla bellezza di Napoli, città per cui ha un amore particolare. “La vera grande capitale, nella penisola italiana, è Napoli – ha detto – perché è stata la grande capitale di un grande Regno. Nel Settecento quando si parlava delle grandi capitali si parlava di Napoli, Parigi, Madrid, Londra, Vienna e San Pietroburgo. Quando giro il mondo e vedo il nome di Napoli accomunato solo a degli stereotipi, io mi arrabbio molto, sono fortunato ad essere nato in questo Paese”. L’artista ha poi menzionato una frase che gli diceva sempre la madre: “se un domani giri il mondo dici che sei nato a Napoli così la gente te rispetta!”. Parlando proprio della madre, il direttore d’orchestra ha confessato: “a casa mia c’è sempre stato il concetto della disciplina e dello studio che non è mai abbastanza. Mia madre non applaudiva perché riteneva non fosse conveniente. Per lei erano gli altri che dovevano applaudirmi, la mia famiglia doveva rimanere neutrale”. Una madre che ha sicuramente segnato la sua vita considerando che ancora oggi Muti ha impressi momenti e aneddoti legati a lei tra cui quello del bacio della buonanotte: “lei lo dava ai suoi cinque figli solo quando si erano addormentati. Lo faceva perché altrimenti lo trovava troppo sdolcinato”.

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