Richiesta d’asilo respinta, 14enne siriano suicida/ Dopo 9 anni voleva solo una casa

- Davide Giancristofaro Alberti

Una richiesta d’asilo respinta ha indotto un 14enne a togliersi la vita: è accaduto in Olanda, nazione che non ha accolto la richiesta della famiglia

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Famiglia curda in fuga da Ras al Ain (LaPresse)

Un ragazzino siriano di soli 14 anni ha deciso di suicidarsi, stanco di sentirsi un profugo senza alcuna casa. Una vicenda drammatica, da brividi, che è stata riportata in queste ore da numerosi quotidiani online, a cominciare da Open e arrivando fino all’Huffington Post. Ali Ghezawi, questo il nome della giovane vittima, si trovava in Olanda, paese in cui soggiornava, ma la nazione dei Paesi Bassi ha deciso di non accogliere la sua richiesta d’asilo, e affranto, ha optato per il gesto estremo. Ali aveva numerosi sogni nel cassetto, come la maggior parte dei giovani della sua età, e fra i tanti sognava di diventare un cardiologo, e invece… E invece l’hanno trovato cadavere nel centro per famiglie di profughi respinti di Glize, nella regione olandese del Limburgo. Sono stati il papà Ahamad e la mamma Aisha a raccontare la storia del loro figlio adolescente al quotidiano olandese Het Parol. Hanno spiegato che il loro figlio non ce la faceva più a vivere senza una casa, a continuare a spostarsi senza una meta sicura da ben nove anni, da quando cioè erano scappati dalla città di Daraa, distrutta dalla guerra.

RICHIESTA D’ASILO RESPINTA, 14ENNE SUICIDA. I GENITORI: “IN OLANDA SI SENTIVA AL SICURO”

La famiglia Ghezawi (mamma, papà e sei figli), si era spostata in Libano, poi in Spagna, e quindi in Olanda, dove speravano di mettere su casa, di fermarsi definitivamente. Ma la loro richiesta di protezione era stata respinta, ed era iniziato il solito calvario di sempre. Erano quindi tornati in Spagna, ma anche in questo caso erano stati respinti a causa dei documenti scaduti, e rientrati nei Paesi Bassi hanno visto il loro permesso di soggiorno rifiutato. “Quando abbiamo saputo che non potevamo rimanere in Olanda – racconta i genitori distrutti – ad Ali è scattato qualcosa dentro, in Olanda si sentiva al sicuro”. Ali ha accusato il colpo, forse contento dell’Olanda e della loro sistemazione, ed ha iniziato a smettere di mangiare e di parlare, fino a che non si è tolto la vita. Il fratello minore ha mostrato un libro in inglese che Ali stava leggendo: “Studiava come funziona il nostro corpo, mio fratello parlava 5 lingue, anche l’olandese”.

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