RIFORMA FISCALE/ “L’aumento di tasse nascosto dal riordino di deduzioni e detrazioni”

- int. Luigi Campiglio

Non c’è solo la riforma del catasto a dover preoccupare nel disegno di legge delega sulla riforma fiscale approvato dal Governo

Franco in Audizione
Daniele Franco, Ministro MEF in Commissione Finanze Senato con Luciano D'Alfonso e Davide Marattin (LaPresse, 2021)

Draghi e Salvini si sono incontrati ieri, ma intanto non c’è solo la Lega a evidenziare il rischio di un aumento delle tasse sulla casa, vedasi la posizione di Confedilizia. Luigi Campiglio, Professore di Politica economica all’Università Cattolica di Milano, ricorda sul tema della riforma fiscale un aspetto importante: «Forse non tutti hanno compreso che le tasse si possono aumentare non solo incrementando le aliquote: vi sono molti altri modi per farlo».

Professore, leggendo il disegno di legge delega sulla riforma fiscale pensa che in Italia le tasse diminuiranno?

Fissiamo un punto di partenza importante. Prendendo i dati di Bankitalia, la pressione fiscale nel nostro Paese nel 2019 era pari al 42,4% e l’anno scorso è arrivata al 43,1%. Tanto per capirci, la Svezia si è attestata al 43,4%. Dunque siamo vicini ai livelli di un Paese scandinavo, ma non certo con lo stesso welfare.

Fissato questo punto di partenza, vedendo quel che c’è scritto nel ddl delega riguardo l’Irpef, un’imposta che riguarda moltissimi italiani, la situazione migliorerà?

Purtroppo è difficile rispondere, nel senso che c’è scritto che si vogliono ridurre gradualmente le aliquote medie effettive dell’Irpef, quindi la situazione dovrebbe migliorare. Tuttavia, dato che la pressione fiscale si misura tramite il rapporto tra entrate fiscali e Pil e che quest’ultimo crescerà dopo il crollo dell’anno scorso, è chiaro che la pressione fiscale diminuirà. Quanto però dipenderà dalla revisione delle aliquote Irpef e quanto dal rialzo del Pil?

Cosa si può dire invece riguardo le mosse previste sull’Iva, un’imposta che colpisce i cittadini indipendentemente dal loro reddito?

Nel testo si parla di “razionalizzare” e “semplificare” la struttura dell’imposta. Sono verbi un po’ generici. Si dice poi che si vogliono adeguare le aliquote della tassazione indiretta sulla produzione e sui consumi dei prodotti energetici e dell’energia elettrica in coerenza con il Green Deal europeo. Il che appare un provvedimento giusto.

Non c’è il rischio che, nell’attuazione pratica, ciò possa tradursi in un boomerang se ci dovessimo trovare in una situazione come quella attuale dove il Governo è da poco intervenuto per calmierare il caro bollette?

Sì, ha ragione. Il Green Deal è una politica che tende a decarbonizzare il sistema produttivo europeo e questo in linea teorica è un provvedimento che può diminuire il consumo di materie prime inquinanti e quindi ben venga. Però la sua osservazione è giusta, il momento in cui si prendono provvedimenti come quelli ipotizzati nel ddl delega è cruciale. In una fase come quella attuale di certo non aiuterebbero.

Veniamo al punto più discusso di questo ddl delega, la riforma del catasto: porterà a un aumento della tassazione sulla casa?

Di sicuro non c’è niente a questo mondo, ma mi sembra di poter escludere che siamo dinanzi a un provvedimento che porterà all’aumento generalizzato della tassazione sulla casa. Semmai potrebbe esserci una sorta di ribilanciamento, per cui una revisione del catasto potrebbe portare qualcuno a pagare di più e qualcun altro di meno. In ogni caso mi sembra che in tutta la polemica attuale sulle tasse ci si stia dimenticando che queste si possono aumentare in tanti modi, non solo incrementando le aliquote. Per esempio, si può intervenire in modo robusto sugli oneri deducibili, che stando ai dati dell’Agenzia delle Entrate valgono 25 miliardi di euro, o sulle detrazioni.

In questo senso nel testo del ddl delega si parla di “riordino delle deduzioni dalla base imponibile e delle detrazioni dall’imposta lorda sul reddito delle persone fisiche”…

Diciamo le cose come stanno: riordino vuol dire togliere.

Di sicuro verranno eliminate le detrazioni i familiari a carico che verranno riassorbite dall’Assegno universale unico per i figli.

Queste detrazioni valgono attualmente 12 miliardi di euro, circa la metà della somma che si dice sia necessaria per l’Assegno unico, un provvedimento di cui però non si sa più nulla. Personalmente da quando se n’è cominciato a parlare l’ho considerato positivo, ma manca poco al momento in cui dovrà entrare in vigore e pare perso nella nebbia mentre emerge un disegno di legge delega per riformare il sistema fiscale che non cita nemmeno la famiglia. La quale non rientra nemmeno tra le mission del Pnrr.

Perché è così importante un riferimento alla famiglia nella riforma fiscale?

È da poco uscito un articolo sul New York Times in cui si afferma che l’età minima per il diritto di voto dovrebbe essere pari a zero. Sull’Economist si sono mostrati gli effetti positivi sul tasso di povertà dei minori dei sostegni per i figli varati dall’Amministrazione Biden. Nel resto del mondo si parla di famiglia e di figli, perché da noi no? Sembra mancare il riconoscimento del loro ruolo sociale ed economico. Speriamo funzioni l’Assegno unico, ma di certo non sarà qualcosa di paragonabile al meritorio intervento di Biden in favore dei minori.

(Lorenzo Torrisi)

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