RIFORMA GIUSTIZIA/ “Terrorismo psicologico contro Cartabia, è la vendetta dei pm”

- int. Frank Cimini

“Il Fatto Quotidiano” e 5 Stelle sparano a zero contro la riforma della giustizia, dicendo che è un pericolo per la democrazia. Ma non è vero

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Sergio Mattarella all'inaugurazione dell'anno giudiziario 2020 (LaPresse)

È partito il fuoco di sbarramento guidato dai 5 Stelle contro la riforma Cartabia. Una riforma, ha detto il procuratore di Catanzaro Nicola Gratteri in audizione alla Camera, che “produrrà un aumento smisurato delle impugnazioni in appello e cassazione ingolfando la macchina della giustizia”. Secondo il magistrato “il 50% dei processi finirà sotto la scure della improcedibilità” e tra questi anche i maxiprocessi contro la ndrangheta. Diminuirà il livello di sicurezza in tutta Italia, ha detto ancora, “perché con questa riforma converrà ancora di più delinquere”, anche il semplice spaccio per strada. A fianco di Gratteri anche il procuratore nazionale anti mafia Cafiero De Raho, anche lui nel corso della stessa audizione: “La riforma Cartabia mina la democrazia”. “Stanno facendo terrorismo psicologico” ci ha detto Frank Cimini, giornalista già al ManifestoMattino, Agcom, Tmnews e attualmente autore del blog giustiziami.it in questa intervista. “Sono  personaggi in linea con Il Fatto Quotidiano secondo il quale la riforma Cartabia addirittura abolirebbe il carcere”.

La riforma, sempre secondo Cimini, “è piuttosto un timido tentativo di riequilibrare la situazione, processi e inchieste non rischiano alcun pericolo”. Resta invece del tutto fuori la cosa più importante: “La riforma del Csm, perché magistrati e pm difendono strenuamente la situazione attuale che consente loro un potere che nessuno può controllare”.

Che ne pensi delle dichiarazioni di Gratteri e De Raho sulla riforma Cartabia? Hanno ragione o hanno torto?

Fanno del terrorismo psicologico. Gratteri dovrebbe intanto spiegare perché fa tutte queste grandi operazioni con conferenze stampa in pompa magna in cui annuncia arresti spiegando che si tratta di risultati epocali e poi il riesame in pochi giorni ridimensiona tutto. Storicamente le sue inchieste non arrivano mai a un numero significativo di condanne.

E De Raho?

De Raho è vicino alla pensione, deve la sua notorietà al fatto che sono anni che in ogni intervista dice di essere vicino alla cattura di Messina Denaro, quando invece è una vita che costui è uccel di bosco chissà dove nel mondo. Questo dà l’idea di chi siano questi personaggi, in linea con Il Fatto Quotidiano secondo il quale la riforma Cartabia addirittura abolirebbe il carcere.

Entrando però nel dettaglio della riforma e delle sue critiche c’è davvero il rischio che reati contro la pubblica amministrazione o lo spaccio per strada restino impuniti?

Ma no, Gratteri e De Raho rappresentano una realtà che non esiste. La riforma è un timido tentativo di cercare di riequilibrare la situazione, non sono in discussione per colpa di questa riforma le inchieste e i processi. C’è una situazione, è vero, in cui mancano gli organici, ma perché allora non mettono fine a questo carnevale di magistrati fuori ruolo?Recupererebbero un bel po’ di toghe per i processi invece di tenerli fuori ruolo in posti che danno potere e soldi e che non c’entrano con l’amministrazione della giustizia.

Si dice anche che la Cartabia darebbe la colpa del tempo eccessivo per i giudizi di appello alla scarsa produttività dei magistrati. Gratteri e De Raho sostengono invece che i nostri magistrati sono i più produttivi d’Europa. Che ne pensi?

Sono balle che girano da anni, lo diceva anche Davigo che i magistrati italiani sono quelli che lavorano di più. Dai risultati a cui arrivano non si direbbe. L’unica cosa di questa riforma che mi lascia perplesso è la questione dell’improcedibilità.

Perché?

Perché non esiste che un processo venga dichiarato improcedibile. Ritengo che un processo nel momento in cui passa troppo tempo rispetto ai paletti temporali che vengono decisi deve venir dichiarato prescritto. La prescrizione è un istituto di civiltà, non c’è bisogno dell’improcedibilità che non è né carne né pesce. Inoltre può succedere che le parti civili debbano ricorrere a un procedimento civile. Bisogna difendere la prescrizione e comunque i tempi per la prescrizione in Italia non sono brevi, il tempo per fare i processi c’è, però si devono fare. E soprattutto bisogna che nelle indagini preliminari ci siano dei giudici terzi che oggi sono poco terzi.

In che senso?

A proposito di Gratteri, va detto che la colpa non è soltanto sua, ma anche dei giudici che arrestano e poi la cosa non regge. Significa che le cose non funzionano. C’è bisogno di riequilibrare le forze e i poteri in sede di indagini preliminari, perché le indagini preliminari sono quelle più seguite dai giornali grazie alle intercettazioni, poi il processo vero e proprio i media non lo seguono più. Intanto il danno è fatto.

A questo proposito pensi che magistrati e pm si sentano sfidati dalla riforma? Che abbiano paura? O ci sono ragioni realmente tecniche e anche politiche?

Il problema è che qualsiasi timida riforma metta in discussione il loro potere questi si scatenano. Vogliono restare nella situazione attuale in cui esercitano il loro potere in modo incontrollabile perché non hanno controllo. Lo abbiamo visto nel caso Palamara, si comportano come se non fosse successo niente. Continuano a sparire prove, è una cosa su cui nessuno di loro interviene.

Di fatto la riforma del Csm non c’è, mentre sarebbe la cosa più importante no?

La riforma del Csm come la separazione delle carriere sono  temi centrali che vengono continuamente rimandati. Non se ne parla proprio. Mattarella dice che non può sciogliere il Csm, ma lui ne è presidente, qualcosa dovrebbe fare invece di dire che non può fare nulla. Il Csm è una delle cose più importanti, dovrebbe controllare i magistrati, quelli che si fanno adesso non sono controlli. Non ci sono gli anticorpi.

Conte incontrandosi con Draghi pur sollevando eccezioni aveva dato la sua parola di sostegno alla riforma, poi i parlamentari cinque stelle si sono scatenati. Si sono allineati ai pm contro la improcedibilità della Cartabia?

Conte a Draghi ha fatto solo il solletico. Da quello che si legge già almeno in due occasioni, soprattutto in riferimento alla riforma della giustizia, gli ha detto: se continui così io mi dimetto. Se Draghi si dimette va a catafascio il paese. Al di là di quello che si pensa di lui, c’è un altro con la sua autorevolezza che può prendere il suo posto? I ministri sono terrorizzati perché sono persone che un ministero non ce l’avranno più, li ha praticamente zittiti e terrorizzati. A Draghi poi, in verità, non interessa né fare il presidente del Consiglio e secondo me neppure il presidente della Repubblica.

(Paolo Vites) 

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