Riforma pensione 2023/ Cosa cambierà dopo le elezioni 2022: le proposte dei Partiti

- Danilo Aurilio

L’inflazione sta causando parecchio problemi per la crescita economica del nostro Paese. La riforma pensioni del 2023 ancora non ha una vera e propria Legge, le idee dei vari Partiti

Riforma pensioni 2023
Lapresse

In questo periodo difficile che sta vivendo l’Italia e il mondo intero è necessario fare i conti con l’inflazione che aumenta giorno dopo giorno. Questo potrebbe anche causare problemi anche per la realizzazione di una riforma pensioni del 2023 in quanto è difficile trovare delle soluzioni che non compromettano la crescita economica del Paese.

Del Documento di Economia e Finanza (DEF), lo scorso aprile si stimava un’inflazione del 5,8% a dicembre 2022. Nel documento di luglio, quindi tre mesi dopo, la stima si è alzata, raggiungendo un pesante 7,9%, dato destinato a salire ulteriormente. Questo significa che misure che incidono parecchio sull’economia del Paese saranno parecchio difficili da gestire.

Riforma pensioni 2023: uno scenario difficile da gestire

Queste misure pesanti, come la riforma pensioni del 2023, è stata preventivata a iniziare dall’anno nuovo, ma questo, potrebbe costare tanti miliardi in più rispetto a quanto si era previsto. Allo stesso tempo, le misure per combattere l’inflazione, come per esempio gli sconti in bolletta e sul carborante e con l’obiettivo di portare al termine il taglio sul cuneo fiscale, trovare una riforma sulle pensioni per il 2023 sembra quasi impossibile.

Le elezioni politiche saranno il 25 settembre e proprio per questo i Partiti, non hanno abbandonato il tema che riguarda le pensioni, tema molto importante per gli elettori. Infatti ogni Partito sta dicendo la sua, mettendo in atto tanti programmi, finora solamente promesse e pensieri sul futuro, infatti non c’è una vera e proprio revisione organica.

I temi sulla riforma pensioni del 2023 sono tante. Come per esempio l’aumento fino a 1.000 euro al mese che è stato promesso e proposto da Silvio Berlusconi, Quota 41 proposta dalla Lega e Cinquestelle. Poi inoltre abbiamo il PD che sostiene la flessibilità in uscita per tutte quelle persone svantaggiate. Non ci tocca che attendere il 26 settembre per capire un po’ quale idea avrà la meglio sull’altra.





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