Riforma pensioni/ Sindacati insoddisfatti di Conte

- Lorenzo Torrisi

Riforma pensioni, Ivan Pedretti non nasconde l’insoddisfazione per le parole di Giuseppe Conte nella conferenza stampa di fine anno

scuole chiuse marche
Il presidente del Consiglio, Giuseppe Conte (LaPresse)

INSODDISFAZIONE DEI SINDACATI PER CONTE

Ivan Pedretti non nasconde l’insoddisfazione per le parole di Giuseppe Conte nella conferenza stampa di fine anno. Sul proprio profilo Facebook, il Segretario generale dello Spi-Cgil scrive infatti: “Sedici milioni di pensionati e di anziani. Cittadini, contribuenti, elettori. Dal Presidente del Consiglio non una parola su di loro. Siamo di fronte ad un governo che non ha nessun pensiero, nessuna idea, nessuna visione riformatrice per cambiare il Paese e per affrontare un fenomeno strutturale della nostra società come quello dell’invecchiamento. Incredibile! Teniamoci pronti che toccherà ancora una volta a noi ricordare a questa politica che esistiamo e che meritiamo delle risposte”. Evidente anche il riferimento alle misure di riforma pensioni criticate dai sindacati in questi mesi. Concetto ribadito anche da Annamaria Furlan, Segretaria generale della Cisl, che su Twitter scrive: “Per far crescere il Paese non servono maratone, ma fissare insieme obiettivi e scelte: risolvere le 160 vertenze aperte, sbloccare i cantieri, rinnovare i contratti, rivalutare le pensioni”.

RIFORMA PENSIONI, I RITARDI SU QUOTA 100

Si è già parlato in passato dei ritardi che la riforma pensioni con Quota 100 avrebbe comportato nei processi di liquidazione delle pensioni da parte dell’Inps. Il patronato Inca-Cgil di Monza segnala ora qualcosa di simile con riferimento agli ex dipendenti pubblici che si trovano anche ad attendere sei mesi. A quanto pare, come spiega ilcittadinomb.it, i ritardi sono anche dovuti al fatto che le domande dei dipendenti pubblici vengono lavorate dall’Inps di Milano. “Recentemente ho visto arrivare due dipendenti pubblici che hanno inviato la domanda per pensione di reversibilità lo scorso gennaio e a tutt’oggi non hanno visto niente”, “centinaia di pensionandi dal settore scuola, formalmente in pensione dallo scorso 1° settembre, non hanno ancora visto un soldo”, spiega Davide Cappelletti, responsabile del patronato Inca-Cgil di Monza.

COLPITI I DIPENDENTI PUBBLICI DI MONZA E BRIANZA

Il quale aggiunge che “il termine che la legge stabilisce per definire le pratiche, da quando la domanda viene presa in carico dall’Inps, è di sessanta giorni. A Monza e in Brianza questo termine viene di regola rispettato. Per quanti devono passare da Milano, invece, i ritardi si accumulano”. Secondo Cappelletti “l’introduzione di Quota 100 ha avuto un certo impatto sugli uffici Inps. Purtroppo bisogna dire che, per i dipendenti pubblici, presentare le dimissioni sei mesi prima delle data di inizio della pensione e trasmettere la domanda all’Inps non significa avere la certezza di ottenere la pensione nei termini di legge. Spesso nella pratica in itinere manca un documento, ma questo non è un problema che si può addossare al pensionando che si presenta allo sportello”.



© RIPRODUZIONE RISERVATA