RIFORMA PENSIONI 2022/ Le ipotesi della Camera nazionale della moda

- Lorenzo Torrisi

la Camera nazionale della Moda italiana sta predisponendo una serie di proposte anche su aspetti legati ai temi di riforma delle pensioni

anziani Coronavirus
LaPresse

LE PAROLE DI CAPASA

Come riportato recentemente dal Corriere della Sera, la Camera nazionale della Moda italiana sta predisponendo una serie di proposte sulla formazione dei lavoratori che coinvolgono anche aspetti più legati ai temi di riforma delle pensioni.

C’è infatti l’idea di eliminare il divieto di cumulo “pensionistico per far sì che i collaboratori più anziani possano continuare a lavorare come tutor per i più giovani e trasmettere loro quel ‘saper fare’ che tanto caratterizza l’artigianalità del made in Italy”. Di fatto si tratterebbe di introdurre una misura simile a quella adottata nella sanità per medici e infermieri in pensione durante la fase più acuta del Covid. Carlo Capasa, Presidente della Camera della Moda, ha spiegato che “la trasmissione del sapere non è scontata. Avviene attraverso due direttrici: il cambio generazionale e l’implementazione delle Academy. Non sempre le nuove generazioni si avvicinano con gioia ai lavori artigianali e molto dipende dalla mancanza della ‘narrazione’ di questi mestieri, che spieghi quanto essi siano creativi e preziosi per il patrimonio del nostro Paese”.

LE PAROLE DI TAJANI

Antonio Tajani, secondo quanto riporta Ansa, evidenzia che “stipendi e pensioni non permettono a tante famiglie di arrivare a fine del mese. Recuperando soldi dal Reddito di cittadinanza, che all’inizio era basato su un principio giusto ma che è stato applicato malissimo, si possono trovare fondi per aumentare le pensioni minime e quelle dei disabili, per tagliare il cuneo fiscale, cioè le tasse alle imprese, e permettere agli imprenditori di mettere più soldi nelle buste paga”.

Intanto, come riporta Adnkronos, Monica Mandico, referente dello Sportello Sociale Anticrisi di Napoli che assiste i sovraindebitati, ha scritto una lettera alle segreterie di tutti i partiti chiedendo che inseriscano nei programmi elettorali una legge per innalzare da 689,74 euro a 1.000 euro il limite di impignorabilità sulle pensioni. Scopriremo presto se qualcuna delle formazioni politiche risponderà positivamente a questo invito.

L’ALTERNATIVA ALLA RIVALUTAZIONE DEGLI ASSEGNI

Come ricorda Claudio Testuzza in un articolo riportato sul sito del Sole 24 Ore, la scelta di anticipare la rivalutazione delle pensioni potrebbe vedere utilizzata “l’inflazione acquisita, ossia quella che a giugno era del + 6,2%”, oppure “l’inflazione programmata per il 2022 (+5,8 % è il dato inserito nell’ultima Legge di bilancio).

Anche in questo caso però i tecnici del Mef dovrebbero stanziate una somma che non scenderebbe sotto i 4-5 miliardi. Per ovviare a questo problema, i ministri avrebbero previsto di rivedere, ancora una volta, i criteri della rivalutazione”. Un’alternativa a questa misura potrebbe essere “una forma di sostegno ai pensionati” simile a un intervento “già in vigore in Germania, che prevede il trattamento fiscale solamente sul 50% del suo importo. Si manterrebbe comunque, sul restante 50% del trattamento, il criterio della progressività delle aliquote così come previsto nel nostro ordinamento ordinario”.

LA CIRCOLARE SUL CONTRATTO DI ESPANSIONE

Come ricorda Il Sole 24 Ore, la circolare dell’Inps 88/2022 chiarisce che “nel contratto di espansione”, spesso contemplato tre le misure di riforma delle pensioni, “può essere indicata una sola data di uscita dall’azienda per il piano di prepensionamento e, solo in casi eccezionali caratterizzati da platee particolarmente numerose, è possibile prevedere due piani di esodo”.

L’Inps ha inoltre chiarito che “non rientrano tra i destinatari del contratto di espansione i lavoratori che intendono accedere a una pensione di vecchiaia con requisiti diversi da quelli ordinari, tra i quali rientra la pensione anticipata di vecchiaia per il personale viaggiante e la pensione di vecchiaia anticipata per invalidità non inferiore all’ 80 per cento. Sono esclusi altresì i lavoratori che conseguono la pensione anticipata con opzione donna entro il 31 dicembre 2022. Infine, “la circolare 88/2022 spiega che la data di risoluzione dei rapporti, in riferimento all’annualità 2022, non può essere successiva al 30 novembre di quest’anno, e in riferimento all’annualità 2023, non può essere successiva al 30 novembre dell’ anno prossimo”.

RIFORMA PENSIONI, LE PAROLE DI GALLETTI

Angiolo Galletti, Presidente dell’Anap-Confartigianato di Arezzo, si augura che il tema della riforma delle pensioni “non sia solamente uno slogan di questa campagna elettorale balneare, ma una priorità per il prossimo Governo”, anche perché occorrerebbe che le istituzioni si facessero carico del problema dei pensionati che ricevono un assegno basso. “All’interno della povertà pensionistica, sono sempre le donne ad essere ripetutamente penalizzate: hanno avuto un allungamento della vita lavorativa per allinearla a quella degli uomini, andando in pensione più tardi di quanto si aspettassero al momento in cui entrarono nel mercato, pur avendo lavorato meno a lungo e tipicamente meno ore, ad una paga oraria/settimanale inferiore a quella degli uomini”, ricorda Galletti.

IL PROBLEMA DEI FUTURI PENSIONATI POVERI

Il Presidente dell’Anap-Confartigianato di Arezzo sottolinea poi che “il problema dei futuri pensionati poveri si intreccia già oggi con il problema della sostenibilità del sistema pensionistico nel medio periodo”. Infatti, “la struttura demografica della popolazione italiana ci mostra come l’onda dei baby boomers stia arrivando alla pensione e come, per contro, la base contributiva si stia restringendo”. Tutto questo significa che“quand’anche le politiche di contrasto alla denatalità risultassero efficaci, i benefici di nuovi contribuenti che entrano nel mercato del lavoro si verificheranno tra 20-25 anni”. Un problema, quindi, per nulla irrilevante che rischia di pesare moltissimo sul futuro del sistema pensionistico del nostro Paese.

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