RIFORMA PENSIONI 2022/ Il congelamento delle addizionali Irpef chiesto dallo Spi-Cgil

- Lorenzo Torrisi

Riforma pensioni, lo Spi-Cgil del Friuli Venezia Giulia chiede di diminuire o quantomeno congelare le addizionali locali sull’Irpef

Euro_banconote_monete_lapresse
LaPresse

LA RICHIESTA DELLO SPI-CGIL

In un momento in cui il potere d’acquisto dei pensionati viene eroso, lo Spi-Cgil del Friuli Venezia Giulia chiede di diminuire o quantomeno congelare le addizionali locali sull’Irpef. Il Segretario regionale Roberto Treu, come riporta l’Ansa, sollecita “misure di sostegno subito, in particolare a sostegno dei redditi bassi e medio bassi” visto che “solo sulle utenze è prevedibile un aggravio di spesa di mille euro l’anno”. Per il sindacalista, la rimodulazione dell’Irpef approvata con la Legge di bilancio porterà pochi benefici: “per la maggior parte dei pensionati a reddito basso e medio basso si tratta di poche decine di euro”. Lo Spi-Cgil propone quindi “l’istituzione di un fondo a sostegno della riduzione delle addizionali dei Comuni, concentrata sui redditi più bassi”. Gli enti locali “possono definire nuove aliquote anche oltre il termine del 31 marzo, nel caso in cui non abbiano già approvato i bilanci”. Vedremo se questa istanza verrà accolta o meno dagli enti locali.

MAXI AUMENTO PENSIONI IN GERMANIA. IN ITALIA INVECE…

Mentre ancora Governo e sindacati discutono (a distanza, il tavolo delle trattative è ancora fermo a gennaio) su quale tipo di riforma pensioni adottare, dalla Germania viene dato l’annuncio della maxi-riforma voluta dal Ministro del Lavoro Heil: il Governo federale ha infatti approvato l’aumento delle pensioni più alto in Germania da circa 40 anni, che entrerà in vigore dal 1° luglio 2022.

Su proposta del Ministro, nei Länder occidentali il sussidio salirà del 5,35%: nei Länder orientali invece l’incremento sarà del 6,12%. Per l’Ovest si tratta dell’aumento delle pensioni più elevato dal 1983, mentre per l’Est dal 1994. E in Italia? Ecco venire in “soccorso” lo scenario della Uil, e non ci sono certo buone notizie da festeggiare: «le pensioni in essere si sono profondamente indebolite da 11 anni di mancata rivalutazione», rileva lo studio redatto dal sindacato Uil. Per questo motivo, spiega il segretario confederale Domenico Proietti, servono tre interventi urgenti: «piena indicizzazione delle pensioni con il recupero del montante perso in questi anni, estensione e rafforzamento della quattordicesima per le pensioni fino a 1.500 euro, significativo taglio delle tasse». Come spiega ancora il sindacalista Uil, il problema della tassazione sulle pensioni rappresenta un vero nodo insoluto finora: «il pensionato che nel 2011 percepiva 1.500 euro per acquistare la stessa quantità di alimenti, vestiti e servizi che acquistava 11 anni avrebbe bisogno oggi di 759 euro in più l’anno rispetto al valore attuale della pensione, pari a 1.651 euro». (agg. di Niccolò Magnani)

IL CASO DELL’ETÀ PENSIONABILE DEI MAGISTRATI

Come spiega Il Giornale, nella maggioranza si è sfiorata una nuova crisi riguardante una misura di riforma delle pensioni per i magistrati. Quando infatti la ministra della Giustizia Cartabia ha ipotizzato di inserire nella riforma della giustizia “per alzare l’età della pensione per i magistrati da 70 anni a 72, Italia viva è insorta. ‘Se lo fate esco dal governo’, minaccia l’ex premier, che proprio con il suo governo aveva fatto scendere il limite dai 75 ai 70 anni, per favorire il rinnovamento negli incarichi di vertice. E Renzi arringa i suoi parlamentari: ‘A rialzare l’età del ritiro ci ha già provato Alfonso Bonafede ai suoi tempi, per consentire a Pier Camillo Davigo di restare in carica. Fu uno scandalo, ma non è che se lo fa la Cartabia per favorire Giovanni Salvi diventi meno scandaloso’”. Alla fine, però, “è stato lo stesso Mario Draghi, ieri pomeriggio, a imporre il dietro front. L’emendamento sull’età pensionabile sparisce dal tavolo: ‘Era solo una delle ipotesi in campo’, dicono dal ministero”.

LA PAROLE DI PARAGONE

Secondo Gianluigi Paragone, le ultime dichiarazioni di Draghi “certificano l’enorme distanza che separa il Premier banchiere dai problemi e dalle preoccupazioni degli italiani”. Per questo, il leader di Italexit gli suggerisce “di passeggiare per qualche ora in un qualsiasi mercato cittadino, come ho fatto io stamattina, e di ascoltare la voce della gente: scoprirà che il Paese reale è in gravissima sofferenza e che le persone non parlano di guerra e non chiedono di produrre armi. La gente comune parla dei problemi economici causati ai singoli e alle famiglie dai mostruosi aumenti delle bollette energetiche. Si lamenta delle proprie misere pensioni, insufficienti a garantire una sopravvivenza dignitosa. I giovani parlano del lavoro che manca, dei salari da fame e non vedono un futuro. Per ricostruire l’Italia dobbiamo partire dalle persone che vivono sotto la soglia di povertà, dal ceto medio sempre più in sofferenza, dagli imprenditori che faticano a tenere aperte le proprie attività, dai ragazzi senza lavoro o costretti ad accettare salari ai limiti della decenza”.

RIFORMA PENSIONI, IL PUNTO SULLA REVERSIBILITÀ

Adnkronos ha cercato di fare il punto sulle pensioni di reversibilità. Non c’è al momento alcun provvedimento di riforma delle pensioni che le riguardi, ma “le varie sentenze dei tribunali e della Corte costituzionale (come quella di inizio aprile 2022), hanno disegnato un quadro piuttosto ampio di beneficiari”. Anzitutto va ricordato che “la pensione ai superstiti è un trattamento pensionistico riconosciuto in caso di decesso del pensionato (pensione di reversibilità) o dell’assicurato (pensione indiretta) in favore dei familiari superstiti. La pensione di reversibilità è pari a una quota percentuale della pensione” del defunto. “La pensione indiretta è riconosciuta nel caso in cui l’assicurato abbia perfezionato 15 anni di anzianità assicurativa e contributiva ovvero 5 anni di anzianità assicurativa e contributiva di cui almeno 3 nel quinquennio precedente la data del decesso”.

LA SENTENZA DELLA CORTE COSTITUZIONALE

E veniamo all’ultima sentenza della Corte Costituzionale, che, come ricorda il sito di Sky Tg24, qualche giorno fa “ha stabilito che la pensione di reversibilità dei nonni deve essere concessa non solo ai nipoti minorenni, ma anche ai maggiorenni orfani dei genitori e inabili al lavoro”. La domanda per la pensione di reversibilità “deve essere presentata online all’Inps attraverso il servizio dedicato. Oppure attraverso il contact center e gli enti di patronato e intermediari”. “L’importo della pensione di reversibilità è una quota percentuale che varia a seconda del grado di parentela del superstite e del numero di beneficiari”. Si va dal 30% al 100% delle pensione percepita dal defunto.

— — — —

Abbiamo bisogno del tuo contributo per continuare a fornirti una informazione di qualità e indipendente.

SOSTIENICI. DONA ORA CLICCANDO QUI





© RIPRODUZIONE RISERVATA