RIFORMA PENSIONI 2022/ Il richiamo europeo manda in soffitta Quota 41

- Lorenzo Torrisi

Riforma pensioni, sembra che domani la Commissione europea possa richiamare nuovamente l’Italia a prestare particolare attenzione al livello del debito pubblico

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IL FRENO EUROPEO PER IL GOVERNO

Sembra che domani la Commissione europea possa richiamare nuovamente l’Italia a prestare particolare attenzione al livello del proprio debito pubblico. E questo, ricorda Il Giornale, avrebbe conseguenze sul dibattito relativo alla riforma delle pensioni.

“Dinanzi a quelle raccomandazioni soft che giungeranno da Bruxelles Draghi e Franco dovranno avere lo spirito dei grimpeur. In primo luogo, non dovranno cedere alla facile tentazione di assecondare le spinte provenienti da sinistra su bonus, sussidi e reddito di cittadinanza (che già impegna circa 9 miliardi di euro) erga omnes. Inoltre dovranno mostrare altrettanto rigore al tavolo sulla riforma delle pensioni. Con il quadro macroeconomico che si prefigura e il naturale deterioramento dei conti pubblici non si può parlare di eccessive flessibilizzazioni in ambito pensionistico. Insomma, il tema ‘quota 41»’(il pensionamento con 41 anni di contributi costa a regime 9,2 miliardi di euro) deve scomparire dal dibattito e l’unica proposta che può essere avanzata al sindacato è quella di un’uscita anticipata con ricalcolo contributivo”, si legge sul quotidiano milanese.

DOPO LA CISL ANCHE LA UIL AL VERTICE SU SALVINI: NOVITÀ PENSIONI

Al termine del colloquio in mattinata con il leader della Cisl Luigi Sbarra, il segretario della Lega Matteo Salvini ha ricevuto negli uffici del Senato anche i rappresentanti di Uil e Cgil.

Sul tavolo, oltre alla crisi economica e il calo dell’occupazione, il sempiterno nodo della riforma pensioni: «Quello odierno con la Lega e con il suo Segretario, Matteo Salvini, è stato un incontro utile. Abbiamo rappresentato le nostre priorità, a partire dalla richiesta di un sostegno ai salari e alle pensioni che devono essere incrementati per far fronte alla spinta inflazionistica», spiega Domenico Proietti, segretario confederale della Uil. Il sindacato ha chiesto dii varare una riforma fiscale per dare immediate risposte a lavoratori e pensionati, ma non solo: «riaprire il capitolo previdenziale, per avere una flessibilità di accesso alla pensione tra i 62 e i 63 anni e per prevedere una pensione di garanzia per i giovani». (agg. di Niccolò Magnani)

L’INPS E IL “BIVIO” TRA QUOTA 102 E QUOTA 100

Come riporta Italia Oggi, chi presenta domanda per accedere a Quota 102, la misura di riforma pensioni valida solo per quest’anno, ma ha maturato i requisiti per Quota 100 entro il 31 dicembre 2021 si ritrova con la pratica bloccata dall’Inps.

Un blocco determinato dalla necessità, per l’Istituto nazionale di previdenza sociale, di chiedere “all’interessato di manifestare chiaramente con quale delle due opzioni vuole mettersi a riposo”. Dunque, “il lavoratore avrà la possibilità di chiedere espressamente anche l’accesso alla pensione ‘quota 100’ al posto di ‘quota 102’. L’Inps ricorda ancora che, sia per ‘quota 100’, sia per ‘quota 102’, la pensione è soggetta alla c.d. ‘finestra’: la decorrenza, cioè, avviene dopo un certo lasso di tempo diverso a seconda del settore di appartenenza (datore di lavoro pubblico o privato) e della gestione previdenziale. E questo determina anche le date di decorrenza dei trattamenti pensionistici”.

LE PAROLE DI PATUELLI

Nel corso di un incontro tenutosi a Firenze, Antonio Patuelli ha evidenziato la preoccupazione esistente “per i pensionati e coloro che vivono di salari e stipendi, in quanto noi avevamo sistemi di aggiornamento di fronte all’inflazione, abbiamo avuto anche la fase del punto unico di contingenza, ma da quando abbiamo l’euro, avevamo un’assenza di inflazione.

L’obiettivo della Bce, ancora un anno fa, era raggiungere il 2% di inflazione, perché quello è un punto di equilibrio. Adesso siamo, purtroppo, nettamente sopra. Quindi, la tematica che si affaccerà è quali istituti, innanzitutto i contratti nazionali di lavoro, potranno maturare delle formule di aggiornamento degli stipendi e dei salari, e conseguentemente anche delle pensioni a mio avviso, che non alimentino a loro volta l’inflazione. Questo è il punto. Strumenti che producano un aggiornamento dello stipendio-salario che avevano negoziato, ma che non alimentino il fattore inflattivo”. Il Presidente dell’Abi, come riporta stamptoscana.it, ha sottolineato che si tratta di trovare un difficile equilibrio.

RIFORMA PENSIONI, LE PAROLE DI SBARRA

Luigi Sbarra ha ricordato, intervenendo ai microfoni di Isoradio Rai, che “la riforma pensioni della Fornero ha alzato  un muro di rigidità all’accesso alla pensione di vecchiaia, creando un grosso scalone che ha determinato difficoltà evidenti a lavoratrici e lavoratori in parte attenuato dall’introduzione di Quota 100  che ha  creato una piccola finestra di flessibilità  in uscita dal mercato del lavoro. Una misura quest’ultima, sicuramente importante, anche se insufficiente”. Secondo il Segretario generale della Cisl, quindi, “oggi il sistema pensionistico e previdenziale va ripensato per giungere a definire misure più eque e sostenibili possibili”. Anche per questo nella piattaforma unitaria sindacale sono state indicate 4 grandi priorità per arrivare a una riforma delle pensioni.

LE QUATTRO PRIORITÀ INDICATE DAI SINDACATI PER LA RIFORMA DELL PENSIONI

La prima è quella che riguarda i giovani e  le donne. “Secondo noi serve una pensione contributiva di garanzia per i giovani. Ecco perché pensiamo che per i giovani vadano riconosciuti come anni contributivi anche i periodi di formazione, fasi di transizione lavorativa;  così come  va riconosciuto il lavoro di cura quando rivolto a famiglie al cui interno convivono disabili o portatori di handicap”, ha detto Sbarra. Le altre priorità sono: rendere strutturale e allargare l’Ape sociale, incentivare l’adesione alla previdenza complementare e introdurre una flessibilità dai 62 anni. Il leader della Cisl ha evidenziato che per questi interventi si possono utilizzare parte dei risparmi determinati dall’introduzione della riforma pensioni della Fornero e dal minor utilizzo di Quota 100 rispetto alle attese.

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