Riforma pensioni 2022/ Perché quota 41 non è una proposta risolutiva

- Maria Melania Barone

Riforma pensioni 2022, perché nessuna delle proposte sul tavolo serve davvero a superare la legge fornero? Analizziamo la “coraggiosa” quota 41.

Salvini al Senato
Matteo Salvini, discorso Senato dopo l'informativa del Premier Draghi sulla guerra in Ucraina (LaPresse, 2022)

Riforma pensioni 2022: tre ipotesi sul tavolo

Tra le ipotesi sul tavolo per la riforma pensioni 2022, dal momento che è stata abolita quota 100 e pare non potrà essere applicata quota 102, si stanno rincorrendo molte ipotesi su quella che potrà essere la strategia di exit dal mondo del lavoro più quotata da parte dei vari partiti e dai sindacati.

Riforma pensioni 2022: la quota che piace a Salvini

Con gran sorpresa il patron di quota 100, Matteo Salvini, pare abbia dato la sua approvazione alla cosiddetta quota 41 che prevede il raggiungimento di 41 anni di contributi.
Secondo molti quota 41 potrebbe accontentare tutti perché metterebbe d’accordo coloro che non sono disposti ad accettare un pensionamento che preceda i 62 anni di età e coloro che invece hanno una contribuzione inferiore.
Ma che cosa c’è al di là del marketing dell’etichetta? Molti infatti possono pensare che quota 41 funzioni così come ha funzionato quota 100, cioè la giunta dell’età anagrafica più gli anni di contribuzione in modo che la somma raggiunga il numero 100. Ma per quota 41 non è così: servono 41 anni di contributi calcolati con il sistema contributivo o retributivo.

Riforma pensioni 2022: se quota 41 può essere lesiva…

Perché quota 41 invece potrebbe ledere i diritti di molte persone? Pensiamo infatti a coloro che hanno una discontinuità contributiva ma hanno 62 anni di età, queste persone potrebbero addirittura uscire danneggiate da una proposta come quota 41 perché semplicemente pur avendo già 65 anni non hanno 41 anni di contributi.
Tra questi rientrano ad esempio i precari della scuola che hanno ottenuto le cattedre in ritardo, e rientreranno indubbiamente tutte le nuove generazioni che affrontano da sempre la discontinuità contributiva.
Inoltre la riforma pensioni della Fornero prevedeva già il requisito di 41 anni di contributi e 67 anni di età. Quindi introdurre come riforma la quota 41 potrebbe non essere una soluzione e tantomeno può essere considerata una vera riforma del sistema pensionistico.
All’Italia, al governo ( oltre che ai partiti politici) manca letteralmente il coraggio di intervenire su una riforma pensioni in maniera strutturata e a lungo termine.






© RIPRODUZIONE RISERVATA