RIFORMA PENSIONI 2023/ Tornano gli assegni d’oro per alcuni dipendenti pubblici

- Lorenzo Torrisi

Riforma pensioni, ci sarà la possibilità di evitare il massimale contributivo per alcune categorie di dipendenti pubblici

Inps targa Lapresse1280 640x300 (LaPresse)

IL RITORNO DELLE PENSIONI D’ORO

Come spiega Italia Oggi commentando la circolare Inps 80/2023, “torna ‘d’oro’ la pensione di magistrati, diplomatici, militari, professori universitari. Entro fine anno, infatti, questi e altri dipendenti pubblici possono optare per non vedersi applicare il cosiddetto massimale contributivo introdotto dalla riforma Dini, in virtù del quale i contributi si versano fino a 206.928 euro (valore riferito all’anno 2023) e fino a tale importo si può maturare anche la relativa pensione. L’opzione, introdotta dal dl 4/2019 a favore degli statali senza previdenza integrativa, andava fatta entro il 29 luglio 2019. Il dl 44/2023 ha riaperto i termini: fino al 31 dicembre 2023 per chi ha superato il massimale entro il 30 aprile 2023; entro un anno dal superamento del massimale, a chi sia avvenuto o avverrà dopo il 30 aprile (in pratica l’opzione è resa strutturale, valida anche nel futuro)”.

LA CAMPAGNA DI ACCERTAMENTO DELL’ESISTENZA IN VITA DELL’INPS

Come ricorda Ansa, “l’Inps ha avviato la campagna di accertamento dell’esistenza in vita per gli anni 2023 e 2024 dei pensionati che riscuotono in Europa, Africa e Oceania”. Dalla giornata di ieri, “Citibank N.A. sta inviando le richieste di attestazione dell’esistenza in vita ai pensionati residenti in Europa, Africa e Oceania con esclusione dei Paesi scandinavi e dei Paesi dell’est Europa già interessati dalla prima fase – da restituire alla Banca entro il 18 gennaio 2024. Qualora l’attestazione non sia prodotta, il pagamento della rata di febbraio 2024, laddove possibile, avverrà in contanti presso le agenzie Western Union del Paese di residenza e, in caso di mancata riscossione personale o produzione dell’attestazione di esistenza in vita entro il 19 febbraio 2024, il pagamento delle pensioni sarà sospeso a partire dalla rata di marzo 2024”. Inoltre, “al fine di ridurre il rischio di pagamenti di prestazioni dopo la morte del beneficiario, alcuni pensionati potranno essere interessati dalla verifica generalizzata dell’esistenza in vita, indipendentemente dalla propria area geografica di residenza o domicilio”.

LE PAROLE DI TAJANI E DE CRISTOFARO

Rispetto alla Legge di bilancio che il Governo dovrà varare nelle prossime settimane, il ministro degli Esteri, Antonio Tajani, come riporta Lapresse ha spiegato che “la priorità è quella del taglio del cuneo fiscale che scade il 31 dicembre, bisogna prorogarlo e poi fare tutto ciò che è possibile per rendere gli stipendi le pensioni più consistenti per affrontare questo momento di inflazione”. Tuttavia, come riporta avvisatore.it, “secondo Peppe De Cristofaro, capogruppo di Avs al Senato, l’Italia sta attraversando un periodo di crisi economica sotto il Governo di Meloni. Il Pil sta diminuendo, gli investimenti sono fermi e tutti i dati economici indicano un peggioramento della situazione. Le imprese, gli investitori e i mercati stanno iniziando a lamentarsi di questa situazione, che rappresenta un segnale preoccupante di rallentamento economico. Inoltre, i lavoratori e i pensionati sono costantemente alle prese con aumenti che stanno erodendo i loro salari e le loro pensioni. La situazione economica dell’Italia sembra quindi essere in declino, con conseguenze negative per tutti i settori della società”.

LE PAROLE DI FOCARELLI (ANIA)

Secondo Dario Focarelli, “il tema delle pensioni è stato affrontato dall’Italia ormai da tanti anni, molto più rapidamente di quanto sia stato fatto in Francia, dove soltanto qualche mese fa si è arrivati ad una vera riforma delle pensioni. Quindi io credo che l’Italia abbia fatto un passo importante, diciamo, su questo tema”. Il Direttore generale dell’Ania, intervistato dal Giornale d’Italia, spiega però che “di fianco alla pensione pubblica è forse necessaria una previdenza integrativa. Su questo probabilmente l’Italia può fare ancora un po’ di più per arrivare a un livello pensionistico uguale a quello che avevano i nostri padri”. Maria Cristina Pisani, invece, Presidente del Consiglio nazionale dei giovani, ricorda, come riporta vivereroma.org, che “la pensione degli under 35 sarebbe intorno ai mille euro ed è dettata dalla bassissima retribuzione media che percepiscono, intorno ai 18mila euro e sotto i 12mila per gli under 25. E soprattutto dalla profonda discontinuità lavorativa”.

RIFORMA PENSIONI, LE PAROLE DI ELSA FORNERO

In un articolo pubblicato su La Stampa, Elsa Fornero evidenzia che sembra che, “in tema di pensioni, il Governo si appresti a seguire una politica di cauto temporeggiamento, che consentirà ai ‘falchi’ di dire che la cancellazione della riforma del 2011 si farà comunque nella legislatura” e “ai più responsabili di vantare, anche nei confronti dell’Europa, affidabilità in materia di spesa pubblica, con la limitazione degli interventi alle situazioni più disagiate. E tra queste, nella triste classifica del disagio, le donne sono sempre in prima fila, insieme ai giovani”. L’ex ministra del Lavoro ricorda anche che “il rapporto donne-pensioni è da sempre molto più arduo di quello uomini-pensioni (con l’esclusione, forse, della pensione di reversibilità”.

IL PESO PER LE DONNE

Questo perché “il lavoro delle donne è sempre stato, nella cultura italiana, secondario rispetto a quello dell’uomo”. E “in caso di occupazione, carriere spesso interrotte, per maternità e assistenza, e retribuzioni più basse hanno portato, anche con la vecchia e più generosa formula retributiva, a pensioni mediamente del 30 per cento circa inferiori a quelle maschili. Questa situazione è sempre stata ‘paternalisticamente’ riconosciuta a posteriori, per l’appunto, con più favorevoli condizioni di accesso al pensionamento. Una logica comprensibile che però diventa una trappola: non si riconosce la parità di condizioni nel mondo del lavoro ma si applica la politica del ‘contentino’ nell’età anziana, quando alle donne si chiede anche di supplire alla mancanza di servizi e di strutture di cura”.

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