Riforma pensioni 2023/ Giorgia Meloni propone la flessibilità selettiva, i dettagli

- Danilo Aurilio

Il 2023 è sempre più vicino e con le nuove elezioni, Giorgia Meloni dice la sua. Ecco la proposta e cosa potrebbe cambiare nel nuovo anno

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Giorgia Meloni (LaPresse)

Dopo le dimissioni di Draghi e la caduta del Governo, non si ha ancora una risposta definitiva sulla riforma pensioni del 2023. Le elezioni per decidere chi sarà il nuovo Presidente del Consiglio si svolgeranno il 25 settembre e Giorgia Meloni è pronta a giocarsi tutte le sue carte.

Nel caso in cui dovesse vincere le elezioni, sarebbe la prima donna a guidare il Governo in tutta la storia d’Italia. Questo fa venire in lei senso di responsabilità e ostentazione sulle decisioni che vengono prese con prudenza, rispetto a Silvio Berlusconi che propose pensioni a 1.000 euro al mese, Giorgia Meloni invece ha invitato a fare delle promesse ragionevoli. Scopriamo quali sono.

Riforma pensioni 2023: la proposta di Giorgia Meloni

Sulla riforma pensioni per il 2023, il Centrodestra si gioca una grossa parte del suo consenso. Infatti le proposte che hanno realizzato sono due. La Quota 41 e aumento delle minime. La Lega vorrebbe mandare tutti i lavoratori in pensioni dopo che hanno versato almeno 41 anni di contributi, indipendentemente a quanti anni ci si arriva. Forza Italia, invece, tutela i pensionati che possiedono un reddito basso.

Per quanto riguarda Giorgia Meloni invece, ha invitato anche a Matteo Salvini di realizzare una proposta più cautelata, dando maggior flessibilità (selettiva) a coloro che hanno avuto esperienze lavorative difficili, che abbiano iniziato la carrierea lavorativa nel 1995 e che quindi rientrano nel contributivo pulito.

In questo caso si alleggerirebbero tutte le regole previdenziali anche per chi ha effettuato dei lavori molto difficili e rischiosi. La Meloni non sarebbe d’accordo con la proposta di Silvio Berlusconi, dove spinge a una pensione di 1.000 euro al mese che la riforma pensioni nel 2023, in quanto avrebbe un costo altissimo (non inferiore a 18 miliardi di euro) e non si hanno risosrse.

Una parte della flessibilità riguarda anche la rivalutazione del Reddito di Cittadinanza, infatti in programma, c’è anche l’abolizione di esso per i giovani.





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