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Home » Lavoro » Pensioni » RIFORMA PENSIONI 2026/ Nella manovra una nuova conferma per la Legge Fornero

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RIFORMA PENSIONI 2026/ Nella manovra una nuova conferma per la Legge Fornero

Mauro Marino
Pubblicato 29 Ottobre 2025
INPS

Ansa

La Legge di bilancio 2026 non cambia l'impostazione che si è scelto di dare alle pensioni in Italia da qualche anno

La Legge di bilancio 2026, che adesso dovrà passare all’esame del Parlamento e sarà approvata entro fine anno, conferma ancora una volta che questo Esecutivo, al di là delle roboanti affermazioni dei rappresentanti della Lega, non ha tra le sue priorità quella di un’organica e strutturale riforma delle pensioni.


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Innanzitutto, ma questa ormai è una cattiva consuetudine degli ultimi Governi, le modifiche e le novità in ambito previdenziale vengono confinate nella Legge di bilancio di fine anno con proposte unilaterali e poi con un frenetico lavoro nelle Commissioni vengono cassati tuti gli emendamenti proposti dall’opposizione per arrivare in Aula al voto finale dove si pone la fiducia in una corsa contro il tempo per approvare la legge entro il 31 dicembre.


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Tale modo di operare andrebbe completamente modificato consentendo a una legge sulla previdenza di avere un iter autonomo con confronti parlamentari reali per giungere a una legge il più possibile condivisa in quanto espressione di tutto l’arco parlamentare su un tema che impatta sulla totalità dei cittadini italiani.

Questo Esecutivo che, quando ha vinto le elezioni nell’autunno del 2022, aveva affermato di voler dare la giusta attenzione a questo tema affermando che col tempo se non si intervenisse “potrebbe diventare la madre delle battaglie sociali”, ha dapprima rimandato il problema rinviandolo “durante il proseguo della legislatura” attuando solamente piccoli interventi nelle ormai quattro leggi di bilancio purtroppo sempre peggiorativi.


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Mantenendo l’ossatura della Legge Fornero che è diventata “la legge che ha tenuto in ordine i conti della previdenza in Italia” è intervenuta su due importanti istituti che permettevano di poter accedere alla pensione qualche anno prima mettendo negli scorsi anni dei paletti molto stringenti sia a Opzione donna (riservata solo a invalide al 74%, caregiver conviventi da almeno sei mesi, o licenziate in presenza di un tavolo di crisi al Mise) e Quota 103 (41 anni di contributi + 62 anni di età) con calcolo totalmente contributivo

che hanno fatto crollare i numeri delle persone che potevano accedervi (per Opzione donna si è passati da 22.000 a nemmeno 2.000 donne) fino ad arrivare alla doccia gelata di questa ultima Legge di bilancio dove i due istituti, nonostante le continue dichiarazioni di esponenti della maggioranza, sono stati addirittura cancellati.

Ansa

Questo accanimento in particolare nei confronti di Opzione donna francamente non si spiega, anche perché con i numeri ormai ridottissimi di donne che vi potevamo accedere il costo per l’erario e la collettività si può quantificare in poche decine di milioni di euro annui e poiché le donne sono da sempre le persone che si occupano di welfare familiare in Italia “salvando” lo Stato e facendogli risparmiare decine di miliardi in attività non retribuite di caregiver, non se ne comprende la cancellazione.

Allo stesso modo la Quota 103 pur molto penalizzante può essere una via d’uscita a quanti sono arrivati al limite e pertanto, visti i costi estremante contenuti, è auspicabile un ripensamento del Governo e un reintegro delle due uniche, oltre all’Ape sociale che comunque ricordiamolo non è una pensione, bensì un’indennità economica di accompagnamento alla pensione di lavoratori svantaggiati, forme di pensionamento anticipato.

Oltre a ciò, la motivazione spesso additata nelle Leggi di bilancio di “coperta corta” e in particolare quest’anno di rientro dalla procedura d’infrazione Ue con un anno di anticipo rispetto a quanto previsto che c’è sempre stata nei confronti della previdenza nascondono una verità che a parole tutti ripudiano ma che di fatto tutti accettano, vale a dire il mantenimento della Legge Fornero nella sua integrità e completezza.

Una legge costruita in venti giorni in un periodo difficilissimo per l’Italia con lo spread che era arrivato a quota 574 con un Governo tecnico che ha fatto il lavoro sporco che mai alcun Governo politico si sarebbe sognato di varare e che moltissime critiche, in alcuni casi più che giustificate, ha ricevuto è diventata con il passare degli anni una legge accettata con rassegnazione dai cittadini e apprezzabile dai vari Governi che si sono succeduti in questi quindici anni.

Innanzitutto, perché tale legge, che ricordiamolo ha penalizzato in un solo giorno soprattutto le donne che sono state costrette a fare cinque anni in più di lavoro e poi ha costretto i Governi a ben nove salvaguardie di persone che avevano, con pieno diritto, già impostato la loro vita futura, è stata sempre molto gradita all’Europa che l’ha sempre valorizzata in uno scenario economico italiano sempre difficile con il fardello del debito pubblico a livelli record.

Oltretutto la suddetta legge, prima all’epoca in Europa, aveva ancorato la possibilità di pensionamento all’aspettativa di vita, più aumenta la speranza di vita più aumentano i mesi da lavorare, che sposta progressivamente la data di pensionamento.

Dal primo gennaio 2028, anche qui dopo tutta una serie di promesse non mantenute, questa età di pensionamento sarà portata 67 anni e tre mesi (e da gennaio 2029 saranno 67 anni e cinque mesi) e secondo le recenti proiezioni dell’Istat questa salirà a 68 anni e 11 mesi nel 2050 fino ad arrivare nel 2067 a 70 anni.

È del tutto evidente che non si potrà aumentare all’infinito l’età del pensionamento (siamo già arrivati ai limiti), per cui è necessario studiare al più presto altre forme di soluzione del problema dedicandoci del tempo e non confinando la previdenza in un angolo tra le priorità da affrontare.

Con l’aiuto dei sindacati, delle organizzazioni datoriali, dei tecnici, dei politici anche dell’opposizione arrivare a una sorta di previdenza pubblica/privata per supportare alla cronica mancanza di nascite in Italia (sono necessari importanti flussi di immigrati regolari) e con un occhio anche all’IA che deve contribuire almeno in parte alla mancanza di contribuzione da essa causata.

Ci arriveremo? Saranno in grado i politici attuali di essere statisti veri? Questa è la domanda reale da porsi. Sicuramente non succederà in questa Legge di bilancio e sarà molto molto difficile in questa legislatura, ma è necessario intervenire il prima possibile per evitare nei prossimi anni un collasso previdenziale che non ci possiamo più permettere.

[email protected]

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Tags: Riforma ForneroOpzione DonnaGoverno MeloniQuota 103

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