RIFORMA PENSIONI/ Scuola, Inps: Quota 100, l’assegno non piace (ultime notizie)

- Lorenzo Torrisi

Stime Inps sul mondo scuola, meno adesioni del previsto alla riforma delle pensioni: Quota 100, l’assegno basso non è piaciuto ai lavoratori

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Pasquale Tridico (Lapresse)

SCUOLA, ALLARME INPS SULLA RIFORMA PENSIONI

Secondo lo stesso Presidente dell’Insp Pasquale Tridico le previsioni sull’adesione a Quota 100 nel mondo scuola sono state ben al di sopra dell’effettiva realtà: rispetto ai potenziali 70 mila stimatidurante la formulazione della legge, le richieste effettive sono state circa 27 mila. Insomma, solo il 29% ha aderito all’ultima riforma pensioni del Governo con un minor esborso di sicuro per lo Stato e un risparmio di fondi che potrà esser messo a bilancio nella prossima Manovra: «Siamo al di sotto della previsione annua stanziata in sede di approvazione della Legge n. 26/2019: si tratta di un numero di beneficiari inferiore del 29% a quello che era stimato in quella sede (290mila per il 2019)». A convincere i lavoratori del mondo scuola a non scegliere Quota 100, secondo le stesse stime Inps e dei sindacati: 1.900 euro lordi di assegno medio avrebbe convinto i lavoratori a non scegliere l’uscita anticipata ma a rimanere dentro il regime della Legge Fornero. (agg. di Niccolò Magnani)

ZINGARETTI VS QUOTA 100: “PUGNALATA PER I GIOVANI”

Intervenendo ieri all’Assemblea Nazionale del Pd il Segretario Nicola Zingaretti non ha avuto parole al “veleno” solo per il passato dem e l’opera di Matteo Renzi, ma si è scagliato ovviamente contro il Governo e in particolare sui provvedimenti più importanti, a cominciare dalla riforma pensioni “gialloverde”. «Salvini – ha detto il segretario dal palco di Roma – vuole la Flat tax che non porta benefici ai redditi bassi, ed è indifferente al fatto che Quota 100 è una pugnalata alle spalle alle nuove generazioni». Secondo Zingaretti infatti la riforma pensionistica è troppo costosa e se si arriverà anche alla Quota 41 nella prossima Manovra di bilancio il rischio che dovranno pagare i giovani nel futuro immediato è altissimo: per il neo-leader del Pd, «Sta a noi svolgere una funzione democratica, non essere subalterni». (agg. di Niccolò Magnani)

RIFORMA PENSIONI, LE PAROLE DI BOERI

Con un intervento su lavoce.info, Tito Boeri concentra la sua attenzione su una norma del Decreto crescita che ritiene degna di nota: quella “che prevede che nel giro di 18 mesi si allarghi la platea dei contribuenti Inpgi”. Di fatto, spiega l’ex Presidente dell’Inps, i comunicatori professionali dovrebbero passare dall’Inps all’Inpgi. In questo modo il primo “perderà almeno 17 mila contribuenti, creando un pericoloso precedente e allontanando il risanamento di una cassa che rischia di venire trasferita all’ente previdenziale pubblico solo dopo che avrà accumulato ingenti debiti”. “Al di là dell’entità dell’ammanco per le casse dell’Inps, comunque non irrisorio, è grave il principio secondo cui, quando una cassa privata è in difficoltà, la si aiuta sottraendo forzatamente contribuenti alle pensioni pubbliche per trasferirli alle casse private. È un precedente molto pericoloso”, sottolinea Boeri.

IL PASSAGGIO INPS-INPGI

Il quale poi aggiunge che “chi ha a cuore la sostenibilità del nostro sistema pensionistico, dovrebbe in primo luogo chiedere – e ottenere – l’impegno delle casse in difficoltà a tagliare i trattamenti in pagamento che non riflettono i contributi versati. Solo dopo, si dovrebbe discutere un possibile percorso di ingresso nell’Inps, comunque prima che queste casse brucino interamente il loro patrimonio”. Dal suo punto di vista, poi, “l’Inps e, più in generale, lo Stato italiano sono gli ultimi garanti delle promesse fatte dalle casse. Per queste ragioni non possono disinteressarsi di come sono gestite e di quale strada stanno percorrendo”

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