Riforma pensioni/ Librandi contro la linea Catalfo

- Lorenzo Torrisi

Riforma pensioni, Librandi non ritiene positiva la linea che si sta perseguendo nel confronto tra Governo e sindacati

nunzia catalfo
Nunzia Catalfo, Ministro del Lavoro (LaPresse, 2020)

LIBRANDI CONTRO LA LINEA CATALFO

“Se il buongiorno si vede dal mattino, prevedo maltempo sul tema pensioni. Nonostante i risultati disastrosi e la bocciatura della Corte dei Conti, si continua a insistere su una linea dannosa per le finanze e per il futuro del Paese”. Così Gianfranco Librandi commenta il risultato del confronto tra Governo e sindacati sulla riforma pensioni. Il deputato di Italia Viva, infatti, come riporta secoloditalia.it, spiega che “si apprende dalla stampa che la Ministra del Lavoro Catalfo abbia confermato Quota 100 fino al 2021 e che il Governo punti a una riforma nel 2022 per evitare gli scaglioni collegati alla fine della misura”. Ma dal suo punto di vista “la riforma delle pensioni è un nodo cruciale per l’Italia. La riproposizione di un modello rivisto o ridotto di Quota 100 sarebbe l’ennesimo errore. Ciò che serve è in primo luogo una riflessione seria sui lavori usuranti. Successivamente, bisogna cambiare paradigma. Oggi si vive molto di più e si invecchia più tardi. L’obiettivo deve essere lavorare meno ore a settimana ma per più a lungo, non andare in pensione a 62 anni”.

LE PAROLE DI CAZZOLA

I sindacati e il Governo si sono incontrati martedì per discutere di riforma pensioni. Giuliano Cazzola, in un articolo su pensionipertutti.it, evidenzia la necessità di “prefigurare un regime transitorio tra le norme di carattere sperimentale e temporaneo e quelle, da definire, in via strutturale”, visto che Quota 100 scadrà alla fine del 2021. Tuttavia l’ex deputato non nasconde che dalle dichiarazioni emerse dopo l’incontro “ho ricavato la convinzione che i sindacati si premurino di affrontare il problema dell’occupazione (o meglio della disoccupazione) allargando le maglie del pensionamento e delle misure collaterali”. In buona sostanza l’idea è quella di utilizzare i pensionamenti anticipati come ammortizzatori sociali per chi resterà senza lavoro. Questa però “non è una bella prospettiva: la cassa integrazione prorogata il più a lungo possibile, poi il blocco dei licenziamenti ed infine l’approdo ad un trattamento pensionistico anticipato (anche con il surrogato del pacchetto Ape). E i giovani? A loro si pensa per quando saranno pensionati”.

SINDACATI ANNUNCIANO MOBILITAZIONE

Mentre i sindacati confederali hanno ripreso il confronto sulla riforma pensioni con il Governo, le federazioni dei pensionati, Spi-Cgil, Fnp-Cisl e Uilp-Uil, annunciano una mobilitazione che si terrà in autunno “per rilanciare le proposte dei sindacati dei pensionati su sanità, non autosufficienza, redditi da pensione e fisco”. Come viene riportato da Askanews, per i sindacati dei pensionati “è fondamentale tutelare il potere di acquisto delle pensioni. Serve una grande riforma fiscale che prosegua nella riduzione delle tasse ai lavoratori e che le riduca anche ai pensionati. Bisogna ampliare la platea dei beneficiari della cosiddetta quattordicesima. Si deve attivare la Commissione per la classificazione della spesa pensionistica, in modo da arrivare finalmente alla separazione della previdenza dall’assistenza, così da dimostrare che la spesa previdenziale è pienamente sostenibile e in linea con la media europea”. Per Spi, Fnp e Uilp sarebbero invece “inaccettabili ulteriori tagli alle pensioni”.

LA RIFORMA VOLUTA DALL’UE DA NON ESCLUDERE

In un articolo pubblicato sull’Opinione delle Libertà, Vito Massimano, a proposito dell’esito del Consiglio europeo sul Recovery fund, ricorda che quella che per l’Italia appare come “una vittoria diplomatica non coincide sempre con una vittoria economica: se da un lato l’Italia ha fatto rimangiare ai frugali tutto il veleno sparso in questi giorni, dall’altra è vero che l’Italia prenderà più prestiti e meno sussidi rispetto a quanto atteso. Se da un lato è vero che noi prendiamo ottanta miliardi di fondi perduti, dall’altro è vero pure che – dal 2028 – metteremo cinquantacinque miliardi nel budget europeo con un netto nel lungo periodo di venticinque miliardi a nostro favore. Se da un lato è vero che i cordoni della borsa europea si sono finalmente aperti, dall’altro è anche vero che i fondi arriveranno a condizione che l’Italia presenti un piano di riforme gradito a Bruxelles (le pensioni, la patrimoniale, le imposte di successione o cos’altro vorrà in cambio Bruxelles?)”. Insomma, continua a non escludersi una riforma pensioni voluta dall’Europa.

LA DERIVA CHE NON AIUTA L’ITALIA

In un articolo pubblicato su Italia Oggi viene ricordato che a maggio il numero di pensioni erogate ha superato quello dei lavoratori con contratto stabile, che nel 2021 la Pubblica amministrazione avrà più pensionati che dipendenti e che le baby pensioni costano allo Stato circa 7 miliardi l’anno. “È evidente che un Paese non può andare avanti se la maggior parte dei suoi cittadini sono improduttivi”, spiega Marino Longoni, ricordando che le ultime riforme varate nel nostro Paese, Quota 100 e Reddito di cittadinanza, vanno proprio nella direzione contraria a quella che sarebbe necessario intraprendere. “Non solo ci stiamo velocemente trasformando in una Paese di rentiers (volgarmente parassiti), ma chi ha la necessità di guadagnarsi consenso elettorale, invece di frenare questa deriva, si ingegna in ogni modo per accelerarla ulteriormente”, come si è visto nella gestione dell’emergenza coronavirus da parte del Governo con distribuzione di “fondi a pioggia per massimizzare il consenso elettorale”, aggiunge l’autore.

RIFORMA PENSIONI, LE PAROLE DI BOMBARDIERI

Pierpaolo Bombardieri ha espresso apprezzamento per la riapertura del confronto tra Governo e sindacati sulla riforma pensioni, “ma vorremmo fare bene e presto, e perciò chiediamo al Ministero del lavoro di adoperarsi per superare i vincoli della burocrazia”. Il Segretario Generale della Uil si è detto in tal senso stupito della “persistenza delle difficoltà nell’avvio delle Commissioni sulle pensioni. La separazione della previdenza dall’assistenza e l’individuazione dei lavori gravosi e usuranti sono questioni fondamentali, peraltro connesse anche alla nostra rivendicazione di una flessibilità diffusa. Ecco perché bisogna sbloccare subito questa situazione, per evitare ripercussioni sul prosieguo del confronto”.

LE RICHIESTA DELLA UIL

Bombardieri ha anche ribadito che per la Uil Quota 100 “va confermata, ma va garantito anche il pensionamento a chi ha raggiunto i 41 anni di contributi”. Dal suo punto di vista “occorre, poi, assumere alcune misure urgenti in materia previdenziale, con riferimento alla maternità, al lavoro di cura e ai giovani. Chiediamo, inoltre, di superare l’automatismo dell’adeguamento dell’età pensionabile all’aspettativa di vita, di rilanciare le adesioni alla previdenza complementare, di restituire potere d’acquisto ai pensionati, recuperando la piena indicizzazione, anche attraverso la leva fiscale e l’estensione della quattordicesima. Infine bisogna chiudere definitivamente la vicenda esodati e affrontare concretamente il tema della non autosufficienza”. Vedremo se tutte queste richieste troveranno riscontro nei prossimi incontri di settembre.

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