Riforma Pensioni, allarme infermieri/ “22mila via con Quota 100” (ultime notizie)

- Lorenzo Torrisi

Pensioni, infermieri contro riforma Quota 100 “via 22mila paramedici e presto altri 75mila, manca il turno over necessario”

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ALLARME INFERMIERI “22MILA IN PENSIONE CON QUOTA 100”

La giornata di oggi ha visto non soltanto l’allarme lanciati dai medici di Molise e altre regioni per l’assoluta mancanza di turn over nei prossimi anni, tra pensioni e trasferimenti: anche gli infermieri fanno sentire la propria voce e contestano, tramite il sindacato di categoria, l’entrata in vigore della Quota 100. Non mancano infatti soltanto i medici: «Con quota 100 vanno in pensione 22.000 paramedici. E altri 75.000 vi sono vicini». L’allarme lanciato dalla federazione di categoria è tonante, esattamente come quello rilanciato dal Ministro Trenta dal Molise questa mattina in merito alla mancanza di medici (per la quale ha proposto l’invito di riservisti e dottori dell’Esercito, ndr): «Senza lo sblocco del turn over si pregiudica la qualità dell’assistenza» attaccano gli infermieri con forte critica alla riforma pensioni della Quota 100, come del resto già visto per altri settori dalla stessa sanità fino alla scuola.

CISL “PENSIONATI NON SONO UN PESO”

Un lungo editoriale quello apparso nell’ultimo numero di “Contromano” in cui la segretaria nazionale della Fnp Cisl Patrizia Volponi striglia il Governo tanto nella riforma di Quota 100 quanto nella perequazione automatica dei trattamenti pensionistici: «i pensionati sono utilizzati come bancomat per finanziare le misure previste nella legge di bilancio. In tre anni, la manovra sottrae ai pensionati oltre 3 miliardi e mezzo di euro. Non è giusto. Si deve cambiare. Il Governo deve proseguire, attraverso i Tavoli, il confronto con il movimento sindacale e con i sindacati dei pensionati, sulla previdenza, sulla non autosufficienza, sul fisco e su tutti gli altri temi che interessano giovani, lavoratori e pensionati». Per la Volponi i pensionati non possono essere «un peso per la società e un ostacolo ai diritti e alle giuste rivendicazioni dei giovani; ogni giorno assistiamo ad attacchi indiscriminati alle pensioni. Oggi le pensioni sono descritte come frutto di privilegi e ruberie, giustificando, in questo modo, penalizzazioni e tagli fatti senza alcun rispetto dello stato di diritto», sottolinea ancora la leader Fnp Cisl. La richiesta mossa al Governo vede pensioni adeguate che non perdano valore con il passare del tempo attraverso meccanismi di recupero dell’inflazione più efficaci: in poche parole, «Si deve tornare al meccanismo di indicizzazione precedente previsto dalla legge 388/ 2000, più equo, così come era stato concordato dal sindacato con le precedenti compagini governative». (agg. di Niccolò Magnani)

QUOTA 100, SALVINI “NO TAGLI A PENSIONI”

Mentre la battaglia sulla procedura d’infrazione si fa sempre più accesa, mercoledì prossimo il Ministro dell’Economia Giovanni Tria dovrebbe presentare in Consiglio dei Ministri il decreto legge sull’assestamento di bilancio che – secondo le fonti Ansa – potrebbe destinarvi le risorse avanzate di Quota 100 e Reddito di Cittadinanza. Salvini non vuole però alcuna “manovrina” pro-Ue e oltretutto non intende approntare tagli ulteriori alla riforma pensioni che sarà confermata anche per il prossimo anno: secondo la Lega – e non da oggi – se anche venissero destinati i circa 3 miliardi di risparmi da Quota 100 e Reddito verso il taglio del deficit, «il problema sarebbe solo rinviato all’autunno, quando non solo si dovrebbero trovare i 23 miliardi per evitare l’aumento dell’Iva ma l’Ue per il prossimo anno chiederebbe una correzione dei conti ancora piu’ cospicua». (agg. di Niccolò Magnani)

INPS REPLICA AD ADINOLFI SU NATALITÀ-QUOTA 100

Dopo le forti critiche lanciate dal fondatore del Partito della Famiglia Mario Adinolfi a Radio Cusano Campus sul rapporto tra la natalità e la riforma pensioni di Quota 100, risponde per le rime il Presidente dell’Inps Pasquale Tridico sempre intervenendo dall’evento Rousseau in Sicilia. Adinolfi aveva contestato al Governo «Ogni anno battiamo il record di denatalità. Se abbiamo questo problema, il tema è: come si inverte una curva di questo genere che è la principale tragedia italiana? Il rapporto Istat mostra che l’aspettativa di vita cresce. Se si innalza l’età media della popolazione e si abbassa il numero di nascite, chi le paga le condizioni pensionistiche di un’Italia che diventa sempre più vecchia? Noi addirittura abbiamo mandato le persone in pensione prima, questo ha fatto il governo. La mia ultima figlia, appena nata, ha un’aspettativa di vita media di 104 anni, come si farà a pagarle la pensione per 44 anni». Di contro, il titolare dell’Inps ha spiegato «E’ vero che in Italia c’è un tasso di natalità bassa ma i Paesi avanzati hanno un basso tasso di natalità, che si compensa con il progresso tecnico e la riduzione graduale dell’orario di lavoro. Il progresso tecnico e una riduzione graduale dell’orario di lavoro rendono sostenibili sia l’occupazione che il sistema pensionistico». (agg. di Niccolò Magnani)

IL PIANO DI TRIDICO PER RILANCIARE LE PENSIONI

Intervenendo al Rousseau CityLab di Catania, il Presidente dell’Inps Pasquale Tridico ha provato a lanciare il suo personale “piano” per evitare il collasso al sistema pensioni nei prossimi anni, a maggior ragione dopo i dati del suo stesso Istituto in merito alla crisi che da Quota 100 in poi potrebbe tradursi ogni intervento di riforma pensioni futuro. «Aumentare la platea di occupati è l’unico modo per sostenere il sistema pensionistico: far lavorare le persone che ci sono», spiega il n.1 dell’Inps da poco nominato dal Governo gialloverde. Non solo, secondo l’ex consigliere economico di Di Maio, il nostro Paese è assai simile alla Francia come numero di popolazione «ma ha 23 milioni di lavoratori e la Francia 33 mln, certamente 2-3 milioni lavorano a nero ma mancano 6-7 milioni di lavoratori. Un sistema pensionistico per reggersi ha bisogno di una platea vasta di lavoratori. E’ intollerabile la mancanza di opportunità per far crescere gli occupati» conclude il Presidente dell’Istituto Nazionale di Previdenza Sociale da Catania. (agg. di Niccolò Magnani)

RIFORMA PENSIONI, LE STIME DELLA CGIL

Negli ultimi giorni si sta discutendo molto delle risorse che potrebbero avanzare dalla riforma pensioni con Quota 100 e che potrebbero essere destinate ad abbassare il deficit pubblico. La Cgil fa presente che Quota 100 “coinvolgerà una platea molto più ristretta rispetto a quella prevista, con un ingente risparmio di risorse per il prossimo triennio, così come noi avevamo già stimato ad aprile. Le nostre previsioni, considerate da Governo e Inps infondate, sono quindi corrette”. Ezio Cigna, Responsabile previdenza pubblica della Cgil nazionale, sottolinea che “Quota 100 è una misura che coinvolgerà un terzo della platea prevista nel triennio, ossia 325mila persone anziché 970mila, determinando un avanzo importante di risorse”. Nel dettaglio, nei prossimi tre anni rispetto ai 21 miliardi stanziati ne verranno risparmiati, secondo la Cgil, 7,2. Nello specifico, 1,6 miliardi quest’anno, 2,9 l’anno prossimo e 2,6 nel 2021.

LE PAROLE DI GHISELLI

Il sito di Rassegna sindacale riporta anche le parole di Roberto Ghiselli, secondo cui “le nostre previsioni erano state considerate da Governo e Inps inattendibili e ora, forse perché incalzati dall’Unione europea, sembra che tutti ci diano ragione”. Per il Segretario confederale della Cgil ci sono a questo punto “le condizioni per intervenire con altre misure che permettano di superare la legge Fornero, garantendo una flessibilità in uscita per tutti dopo i 62 anni e prevedendo interventi a favore delle donne, dei lavoratori discontinui e precoci, dei lavoratori gravosi o usuranti e l’introduzione di una pensione contributiva di garanzia per i giovani”.

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