Riforma pensioni/ Tre date per il pagamento delle nuove pensioni nella scuola

- Lorenzo Torrisi

Su Avvenire vengono ricordate le date in cui l’Inps metterà in pagamento le pensioni del personale della scuola

reddito di emergenza
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3 DATE PER IL PAGAMENTO DELLE NUOVE PENSIONI NELLA SCUOLA

Su Avvenire vengono ricordate le date in cui l’Inps metterà in pagamento le pensioni del personale della scuola che hanno già presentato la domanda di cessazione dal servizio e sono in possesso dei requisiti richiesti per l’accesso alla quiescenza: 1° settembre, 7 settembre e 21 settembre. “La diversità delle date di pagamento, pur se di pochi giorni, è stata stabilita dall’Inps a causa della particolare procedura di lavorazione delle domande pervenute dagli interessati. In particolare, seguendo le indicazioni ministeriali, un buon numero di docenti ha dovuto presentare la cosiddetta ‘doppia domanda’, una per la pensione di vecchiaia con i requisiti ordinari e l’altra per la pensione Quota 100, al fine di poter utilizzare in ogni caso il primo canale disponibile”. Nell’articolo viene anche ricordato che entro il 29 maggio gli uffici dell’Inps dovranno certificare il diritto alla pensioni di quanti hanno presentato domanda. Tuttavia è facile che si andrà oltre a tale scadenza. Da qui la diversità delle date della messa in pagamento delle pensioni a settembre.

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LE PAROLE DI TUCCI

Riccardo Tucci cerca di difendere lo strumento del reddito di cittadinanza, varato insieme alla riforma pensioni con Quota 100 dal Governo Conte-1. Il deputato del Movimento 5 Stelle, come riporta zoom24.it, commenta la notizia dell’inchiesta che ha portato alla scoperta, in Calabria, di 101 beneficiari che avevano falsificato l’autocertificazione non avendo diritto al Rdc. “Se anche, malauguratamente, si dovessero scoprire nuove sacche di percettori illegittimi del sostegno parleremmo comunque di numeri insignificanti rispetto alla vastità degli aventi diritto”, evidenzia Tucci, ricordando che nella regione ci sono circa 69.000 nuclei familiari che percepiscono la prestazione. “D’altronde il malcostume dei falsi invalidi non ha portato, negli anni, a mettere in discussione le pensioni di invalidità. Dunque è saggio in questo caso non buttare il bambino con l’acqua sporca. Fermo restando che per le somme indebitamente percepite si procederà al recupero degli accrediti da parte dello Stato”.

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PENSIONI, IL TEMA DIMENTICATO DAL DISCORSO DI CONTE

Nella lunga informativa del Premier Conte alla Camera e al Senato di questa mattina (il quarto discorso in Parlamento dall’inizio dell’emergenza Covid-19), un tema è balzato agli occhi come completamente assente dal testo integrale: le pensioni e un piano di riforma strutturale sull’intera ara previdenziale che per il momento non ha “risentito” della crisi ma che nei prossimi mesi, se non crescerà il Pil italiano, potrebbe avere non pochi problemi in tema di pagamenti. «Gli effetti su inflazione e calcoli previdenziali cominceranno a dare gli effetti a partire dal prossimo anno. Facciamo chiarezza. Per il momento a rischio ci sono gli assegni di chi deve lasciare il lavoro nei prossimi mesi e nei prossimi due-tre anni. Ma la “botta” con cui fare i conti non è certo leggera» scrive oggi Il Giornale nel pezzo a firma Ignazio Stagno. Secondo i calcoli fatti da Panorama, con un crollo del Pil del 10% con un effetto rimbalzo del 4% negli anni 2021 e 2022, «i lavoratori che lasceranno il posto rispettivamente nel 2023 e nel 2033 subiranno un taglio dell’assegno tra il 2 e il 4 per cento». Nel lungo discorso del Presidente del Consiglio non vi è purtroppo alcun accenno al tema delle pensioni e a come provare a replicare alla crisi della spesa pubblica che potrebbe incorrere non tra decenni ma solo tra qualche mese. (agg. di Niccolò Magnani)

IL 21% DEL GETTITO IRPEF VA ALLE PENSIONI

Come scrive Repubblica, l’Agenzia delle Entrate ha deciso di rendere evidente ai contribuenti, in sede di presentazione della prossima dichiarazione dei redditi precompilata, come vengono utilizzate le risorse frutto della propria imposta netta annuale. Una notizia importante che si lega ai temi di riforma pensioni in quanto la stessa Agenzia e la Ragioneria generale dello Stato hanno fatto sapere come viene speso “l’incasso nazionale dell’Irpef in base ai volumi e ai rendiconti del 2018. Ebbene il 21 per cento delle tasse pagate dai contribuenti Irpef va a finanziare le pensioni; al secondo posto con il 20 per cento c’è la sanità; al terzo l’istruzione cui va l’11 per cento delle tasse pagate.  A seguire, l’8,9 per cento di quanto versato è diretto a sostenere la difesa, l’ordine pubblico e la sicurezza, mentre il 6,09 per cento ha come obiettivo il sostegno all’economia e al lavoro. E ancora, il 4,8 per cento ai trasporti, il 2,4 per cento alla protezione dell’ambiente e il 2,2 per cento alla cultura e allo sport”.

IL DUBBIO IRRISOLTO SUL RECOVERY FUND

Continua il dibattito relativo al Recovery Fund e alla possibilità che questo strumento europeo comporti l’adozione di misure di riforma pensioni all’insegna di tagli e aumento dell’età di ingresso in quiescenza. Come evidenza Askanews, “si tratterà di un meccanismo virtuoso che aiuterà a risollevarsi i Paesi più in difficoltà a seguito della crisi pandemica, evitando pericolose divergenze fra le economie nazionali in seno al mercato unico, e incentivando la transizione ecologica e digitale? O sarà piuttosto un nuovo strumento di pressione, per far passare provvedimenti politicamente controversi, quando non circondati da aperta ostilità da parte delle opinioni pubbliche nazionali, su temi sensibili come le pensioni o la flessibilità sul mercato del lavoro?”. A quanto pare il dubbio non è stato sciolto nemmeno da “tre esponenti chiave della Commissione europea”, ovvero Valdis Dombrovskis, Paolo Gentiloni e Nicolas Schmit durante la conferenza stampa online di presentazione delle ultime ‘Raccomandazioni specifiche per Paese’, nell’ambito del ‘semestre europeo’” tenutasi ieri.

RIFORMA PENSIONI, LA LETTERA DI PIETRO DI LENA

Com’era già successo in Veneto, la Cna Pensionati ha scritto una lettera al Presidente della Regione, questa volta del Friuli-Venezia Giulia, per chiedere un intervento, simile a quello adottato in Campania, per integrare le pensioni più basse. udinetoday.iy riporta il testo della missiva che Pietro Di Lena, Presidente Cna Pensionati Fvg, ha indirizzato a Massimiliano Fedriga e ai consiglieri regionali, nella quale si evidenzia come a subire gli effetti più forte della crisi determinata dal coronavirus sono “ancora una volta, le aree più fragili della nostra società, in particolare i pensionati, ancora più esposti al rischio povertà. Mentre si contano le vittime, preoccupa la crisi socio-economica. Chi già prima della pandemia faticava ad arrivare a fine mese, adesso è costretto ad affrontare una doppia crisi: sanitaria ed economica”.

LA RICHIESTA DELLA CNA PENSIONATI FVG

Per questa ragione, la Cna Pensionati del Friuli-Venezia Giulia, che conta circa 2.600 iscritti, avanza la seguente richiesta: “Dando voce a tutti quei pensionati che in questo momento non riescono a mantenere una dignitosa qualità della vita, in quanto percettori di pensioni inferiori ai 1000 euro/mese e privi di altre forme di sostegno, chiediamo che la Regione del FVG valuti un sostegno straordinario, almeno fino alla fine dell’emergenza, al fine di garantire loro un introito mensile complessivo di 1000 euro”. Vedremo quali saranno le decisioni in merito da parte della Regione. Ricordiamo che il Friuli-Venezia Giulia è una delle Regioni a Statuto speciale e ha quindi più margini di manovra rispetto a quelle a Statuto ordinario.

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